L’Aquila 6 Febbraio 2010 – prendiamoci cura del patrimonio urbano
FR:D on febbraio 2nd 2010 in Terremoto Abruzzo
FR:D on febbraio 2nd 2010 in Terremoto Abruzzo

Roma, lunedì 8 febbraio 2010 alle ore 17.00, presso la Sala Conferenze Bologna, Via S. Chiara 4, si presenterà l’indagine del Comitatus Aquilanus sugli errori nella ricostruzione dell’Aquila, curata da Georg Josef Frisch e alla quale hanno collaborato Vezio De Lucia e Roberto De Marco.
Ne discutono gli autori, Piero Bevilacqua, docente di storia contemporanea, Marisa Dalai, presidente dell’associazione Bianchi Bandinelli, Vittorio Emiliani, scrittore e giornalista, Mario Gasbarri, senatore, Antonio Perrotti, architetto-urbanista, Walter Tocci, deputato.
A cento anni dal terremoto di Reggio Calabria e Messina, il 6 aprile 2009 un evento distruttivo colpisce un capoluogo di regione.
Sul destino dell’Aquila, il Governo, già nelle prime ore dal disastro, prende una decisione che crea molte perplessità: non vi sarà il ricovero in abitazioni temporanee per i 50mila rimasti senza un tetto. La soluzione scelta è quella del passaggio dalla tenda alla casa. È il Progetto C.A.S.E. del Governo Berlusconi: abitazioni per 17 mila cittadini de L’Aquila in venti new town realizzate attorno al capoluogo, fatte di edifici semiprefabbricati, “durevoli”, ecosostenibili, sismicamente isolati.
Una ricostruzione assai difficile, che riguarda una città capoluogo di regione, che dovrebbe partire dal ripristino delle sue funzioni istituzionali e amministrative e dal recupero del centro storico, prezioso e vitale, conservandone le relazioni sociali e culturali; viene affrontato, invece, con incredibile semplificazione: un terzo della città costruita ex novo altrove.
Non si usa la capacità organizzativa e la tecnologia per dare una sistemazione comoda e dignitosa, in attesa di una vera ricostruzione, ma si da luogo a una corsa contro il tempo, contro l’inverno, per risolvere “durevolmente” il problema di un terzo dei cittadini del capoluogo. Intanto si accantona la pianificazione territoriale e si sconvolgono in via definitiva i complessi equilibri di una comunità, condannando la città alla regressione.
Georg Josef Frisch, architetto e urbanista, ha messo in fila tutti i dati che su questa vicenda è stato possibile acquisire e, insieme al Comitatus Aquilanus, dimostra come la soluzione adottata si rivela, a nove mesi di distanza, inefficace e straordinariamente onerosa. Ma soprattutto rende definitivamente impossibile la riproposizione dei caratteri propri della città di L’Aquila.
FR:D on febbraio 1st 2010 in Eventi & incontri, Terremoto Abruzzo
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Questa è una storia Teramana lunga decenni, che oggi vede demolita parte di un edificio storico che insisteva sui resti dell’antico teatro romano nel nucleo urbano della città. La demolizione in questione riguarda Palazzo Adamoli, prendo il blog di Siriano Cordoni come fonte cronologica di un processo di riuso dell’antico teatro, forse sulla scia dell’intervento di De Lellis alla Civitella di Chieti. In molti di questi articoli e di queste vicende decennali i dibattiti sono numerosi ma troppo spesso sembra venire meno un chiaro programma progettuale di riferimento, è impossibile, in secondo luogo, sviscerare una linearità limpida di intenzioni dai vari interventi che ci sono stati durante la vicenda.
L’Associazione “Teramo Nostra” è impegnata dagli anni ottanta all’idea di rivalorizzare e ridare funzione di attrattore culturale dell’antico teatro, visione rimasta per anni nello stato embrionale fino a quando, come vediamo nella cronologia di Cordoni, nel 1998 i proprietari del palazzo fanno richiesta agli enti preposti il rilascio della concessione edilizia per “restauro e risanamento conservativo A” dopo aver visto negata dal Comune la richiesta di modifica del tetto per la mancata autorizzazione della Soprintendenza. Vi rimando al link per studiare i vari passaggi, vincoli, vendite, diritto di prelazione ribadito dai vari Soprintendenti..che subito dopo rinunciano a questo. Viene successivamente richiesto dalla Regione! Il 25 luglio 2003 il diritto di prelazione della Regione decade misteriosamente per cui la società proprietaria cede l’immobile alla “Immobiliare Undici” di Milano, l’anno successivo (Aprile 2004) la Soprintendenza impone il vincolo di tutela indiretta, annullato un DM del 1998 è possibile da qui in avanti demolire gli edifici insistenti sull’orchestra, non si possono apportare modifiche a queste preesistenze in nessuno degli spazi esterni ed interni. Siamo verso la fine del 2004, viene fuori la necessità di acquisizione formale da parte della Regione Abruzzo dell’immobile attraverso fondi CIPE. Nel dicembre 2005 viene approvato il progetto di valorizzazione del teatro che prevede lo smontaggio del fabbricato (qui possiamo vedere alcune foto di Cordoni delle volte che molto probabilmente non ci sono più) e sul cartello vediamo che l’inizio della data dei lavori risale al 7 luglio 2006. Nel Novembre 2007 il Soprintendente ai Beni Archeologici Andreassi dichiara al Comune di Teramo che nel cantiere di abbattimento, di pertinenza della Sopr. BAP di L’Aquila, non risultano rinvenimenti archeologici sotto lo stesso palazzo e che sono necessarie opere di consolidamento e protezione dei resti del teatro romano.
Nel blog Pensieri Teramani Walter Mazzitti pubblica una serie di interventi tra Teramo Nostra, Gianni Chiodi (era sindaco di Teramo),Betti Mura (l’allora Assessore alla Cultura della Regione Abruzzo) e molti altri, tutti favorevoli al progetto. Anna Maria Reggiani, direttore regionale MiBAC, approfondisce il discorso del problematico conflitto tra archeologia e città, una necessità di fruizione del sito archeologico e di condivisione trasversale dei progetti che è secondo lei raggiungibile solo dopo il superamento della posizione legata al feticcio e alla sacralità di qualsiasi fase storica, una condivisione carente che preoccupava Chiodi, dove ribadiva che da un lato l’accoglimento della scelta di riuso, ma dall’altro faceva notare la totale assenza di dibattito nella città, stessa nota condivisibile la fece Betti Mura sull’essenzialità di un eventuale discorso preliminare che non c’è e nomina i casi di Sagunto e Brescia, dove le “buone intenzioni” non avevano basi solide nell’accettazione della cittadinanza e hanno subito un percorso di ripensamento, causa di ciò un contesto culturale di base simile a quello teramano dove conservazione e innovazione non possono trovare un compromesso se non nel demandare a quelli che verranno la risoluzione di un iter complesso, ma stando attenti a ricevere il prima possibile i fondi necessari alla demolizione di Palazzo Adamoli. Assai preoccupante il render di copertina del sito che mostra la ricostruzione com’era dov’era del teatro di Teramo con vezzo post-manierista di finto crollo e velario sospeso, forse incollato con paint.
In tutto questo, cercando di essere umile (ahimè) osservatore, non capisco come si possa valorizzare uno spazio archeologico così fragile. Mi viene automatico un confronto con il teatro romano di Chieti (no l’anfiteatro/Civitella) che possiede ancora una sua unità materica, nonostante l’importante liberazione dalle superfetazioni una persona di qualsiasi formazione, e con un pò di impegno, riuscirebbe a percepire un teatro, anche con il suo palazzo ottocentesco occupante, come a Teramo, lo spazio dell’orchestra. A Chieti una buona soluzione è stata data con la Civitella e sarebbe ancor più una forzatura applicare una funzione ai resti del teatro romano, se non quella di renderla almeno visibile con dei percorsi “leggeri” (terme e teatro romano a Chieti sono fortificate). Ma Teramo qualora necessitasse del riuso di tale opera, come potrebbe vederne reintegrata la volumetria di una struttura quantitativamente povera di materia? Alla Civitella di Chieti la “nuova” cavea aggiunta copre meno di un quarto della conformazione ellittica e si può permettere di ospitare concerti di artisti del rango di Patti Smith e Franco Battiato. Qui potremmo bandire concorsi di idee, chiamare superarchistar, affidarlo a dei laboratori di studio..ma come verrà integrata questa archeologia con il progetto? Al diavolo le coperture di vetro, al bando le concezioni “ortodosso-conservative” come dice Elisabetta Mura, ma come si ricostruisce una cattedrale gotica da un rimasuglio di contrafforte?
Nicola Facciolini afferma su Teramonews.com che lo smontaggio di Palazzo Adamoli è avvenuto a mano mattone per mattone, ma il risultato sembra meravigliare l’autore; sul pezzo demolito è stato costruito uno sperone utile al consolidamento dell’adiacente casa Savoni che lo stesso invoca il Ministro Bondi di intervenire per l’acquisizione e la demolizione e che sono stati fatti degli sprechi riguardo l’intervento.
L’ultima conferenza stampa di Teramo Nostra risale al 28 dicembre 2009 ( AbruzzoCultura ) e riguarda un incontro circa il destino del teatro romano e il silenzio che è sceso sul tema. La stessa associazione precisa che non è stata più chiamata in causa nonostante l’impegno storico che la lega al progetto, dichiara quindi che presenterà un esposto alla Corte dei Conti per lo sperpero di denaro pubblico che in dieci anni ha portato solo peggioramenti dello stato dei fatti.
Credo che il delirio non finirà qui. Come era per Santa Maria Maggiore di Lanciano e Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila prima del sisma, abbiamo perso una degna e modesta aggiunta storicizzata per un vuoto ancora da risolvere.
altre fonti utili:
FR:D on gennaio 28th 2010 in Edifici storici, Restauro architettonico
FR:D on gennaio 24th 2010 in Edifici storici, Eventi & incontri, Paesaggio/Sviluppo, Restauro architettonico

E’ del 22 Dicembre 2009 la delibera del Comune di Bucchianico per l’istituzione di una commissione paesaggistica e il 29 gennaio 2010 scadranno i termini per candidarsi ( sono ammessi massimo tre esperti qualificati ).
Il paesaggio di Bucchianico è stato oggetto di forti critiche per annosi e recenti problemi, due fra tutti la distruzione del seicentesco Palazzo Caracciolo per la costruzione della struttura ospedaliera mai messa in funzione e la recente discussione sulla zona industriale inserita nel paesaggio agrario. Mi auguro che sarà composta da figure capaci di controllare e sopratutto stabilire le sorti della qualità architettonica, anche nei confronti di un paesaggio per decenni degradato dalle evoluzioni politiche subite.
scarica l’avviso Commissione Paesaggio Bucchianico
sito del Comune di Bucchianico
FR:D on gennaio 24th 2010 in Paesaggio/Sviluppo
La Procura della Repubblica dell’Aquila si è finalmente pronunciata e ha dato una risposta tanto precisa quanto incredibile per l’indagine che riguardava il crollo dello studentato di Via XX Settembre.
La perizia ha sancito in una relazione di 160 pagine, dopo aver preso in considerazione tutti i dati sperimentali, le prove di laboratorio, i pareri degli esperti, e alla luce della risposta di strutture simili e dei danni immediatamente limitrofi, che le responsabilità dell’accaduto sono certamente umane, e più precisamente, imputabili a superficialità, inadempienze e incapacità progettuali, esecutive e manutentive!
Le responsabilità del progettista.
L’assenza di un pilastro nell’ala nord dell’edificio (8 studenti che vi alloggiavano sono morti) sarebbe tra le maggiori cause del crollo. Dai documenti del progetto originale (1965) depositati, risulta l’assenza di un pilastro, che invece sarebbe presente nello speculare blocco sud, e a cui ragionevolmente è possibile imputare gran parte delle responsabilità che hanno differenziato la risposta strutturale dell’ala nord da quella sud.
Citando la relazione tecnica: «Il progettista non ha previsto in alcuna parte dell’edificio un sistema resistente adatto a sopportare azioni orizzontali provenienti da tutte le direzioni». E ancora «I documenti resi disponibili indicano una progettazione carente nei contenuti e caratterizzata da errori e omissioni. Tra le altre cose il progettista non prevede un sistema resistente alle azioni sismiche disposto in maniera da applicare a tutte le direzioni come prevista dalla normativa vigente all’epoca». In ultima analisi viene fatta anche una considerazione sulla forma planimetrica dell’edificio scelta per ragioni puramente estetiche, senza alcuna considerazione per i più elementari principi di natura ingegneristica.
Circa l’esecuzione dell’edificio e le responsabilità dell’impresa costruttrice.
Come spesso accade a insufficienti carenze progettuali si affiancano ancor maggiori deficienze in fase di realizzazione: «L’impresa esecutrice non ha disposto le staffe di armatura dei pilastri all’interno dei nodi della struttura secondo quanto previsto dal progetto», e se ciò non bastasse ancora «il calcestruzzo usato appare fortemente disomogeneo da potersi definire scadente e in complesso di qualità inferiore rispetto alle specifiche progettuali», a completare il quadro si dichiara inoltre che «ci sono danni alle strutture causati da cattiva posa in opera degli impianti termici, idrici ed elettrici».
Anche gli accertamenti legati a voci di inconsistenza del terreno sono stati appurati.
Nonostante si possa supporre che responsabilità vadano imputate ad un terreno di sedimenti alluvionali del fiume Aterno, la perizia scansa ogni dubbio circa la consistenza del sottosuolo che a ragione di sondaggi effettuati dai periti non risulta composto di sedimenti di natura alluvionale.
Circa le questioni legate alla manutenzione e agli interventi straordinari.
L’edificio che più volte ha cambiato destinazione d’uso (senza mai per altro una verifica statica atta ad appurare la coerenza con la nuova funzione), non è mai stato, nonostante i numerosi interventi di “adeguamento funzionale”, oggetto di interventi atti a completare, compensare o rimediare le carenze strutturali. «Anche le modifiche alle configurazioni di peso dell’edificio (nuovi tramezzi o pannelli solari) non sono stati oggetto di alcuna minima considerazione sul loro impatto. Inoltre alcune demolizioni di travi e pilastri per consentire il passaggio e l’alloggiamento di tubazioni e canali hanno prodotto effetti negativi su alcuni elementi strutturali». Infine l’intervento più recente e forse più consistente, con l’installazione di pannelli solari sul solaio di copertura (proprio sull’ala nord) con un peso di circa 400 kg.
Le responsabilità, dunque, si fanno ancora più dure se relazionate al fatto che per l’immobile non è mai stato, nei vari passaggi di proprietà, richiesto o eseguito un controllo di sicurezza e staticità, o una analisi circa le condizioni della struttura, anche in funzione dei cambiamenti di normativa in materia sismica.
Sotto inchiesta sono il costruttore, gli ex proprietari dell’immobile, gli amministratori e i tecnici che a vario titolo hanno effettuato a fine anni ’90 e nel 2003 i restauri. Ora i legali degli indagati stanno costruendo le memorie difensive. Le accuse sono omicidio colposo e lesioni gravi.
davide on gennaio 19th 2010 in Terremoto Abruzzo
Si terrà venerdì 15 gennaio, presso la sala convegni della Cassa Edile di Pescara in via Prati, il secondo appuntamento previsto nell’ambito di SInERGie, ciclo di seminari sull’innovazione in edilizia, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili organizzato dal gruppo dei Giovani Imprenditori edili in collaborazione con l’ANCE Pescara.
Con la pubblicazione delle Linee Guida Nazionali sulla G.U. nº158 del 10 luglio 2009 sono stati finalmente definiti i meccanismi essenziali del processo di certificazione energetica degli edifici, consentendo agli operatori l’applicazione della procedura in tutto il Paese. Il seminario è strutturato in modo da fornire a tecnici, imprese e cittadini, un aggiornamento per una migliore comprensione di strumenti e procedure per la certificazione energetica alla luce dei recenti cambiamenti normativi.
Obiettivo del seminario è chiarire e semplificare gli aspetti applicativi, spesso complicati da problematiche di coordinamento tra le diverse fonti normative o da lacune che affidano all’interpretazione soggettiva alcuni aspetti operativi.
Durante il seminario saranno illustrate anche le procedure relative alle agevolazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica.
davide on gennaio 12th 2010 in Eventi & incontri, architettura
Il 24 novembre 2009 viene annunciata all’amministrazione comunale che Guardiagrele è stata esclusa dal club dei Borghi più belli d’Italia successivamente all’ultimo sopralluogo. Motivi della decisione (come leggiamo su un articolo de Il centro di oggi) sono tanti, a cominciare dalla zona traffico limitato esigua al proliferare di insegne invasive, infissi in alluminio, saracinesche , superfetazioni, strutture irreversibili incongruenti con il contesto urbano. Superficialità più volte segnalate da noi, frutto di una scarsa comunicazione sugli interventi da amministrazione a soprintendenza (vedi qui l’articolo del 4 agosto 2008) dove abbiamo riscontrato insieme molti casi di cattiva conservazione degli edifici storici nella stessa area del centro storico. Da sottolineare “centro storico” a discapito delle affermazioni del sindaco Palmerio sulla controversia dell’edilizia popolare di bassa qualità architettonica che cinge il nucleo urbano; di errori gravi sono stati fatti in epoca recentissima, senza ripensare alle brutture degli anni settanta che hanno sfigurato molti profili, guardiamo invece al belvedere (che guarda la montagna) oscurato da un edificio a torre, ai cantieri recenti citati prima, alle volumetrie nuove che sostituiscono il vecchio ed escono dai “margini”, solo degli ultimi dieci anni potrebbe uscirne un censimento dei piccoli “tumori” che hanno colpito un borgo che era veramente tra i più belli d’Italia.

Ricordiamo inoltre che per la cultura italiana la materia ricopre un ruolo fondamentale e deve essere supportata da quella spirituale ed economica. La mancanza di una parte di esse provoca la disgregazione di tutti i contesti, probabili le derive dell’abbandono o dell’eccessiva commercializzazione dei borghi ma è comunque un rischio che si deve affrontare. Cittadine come Pacentro o Città Sant’Angelo sono delle realtà economiche destinate a essere simili a quella di Guardiagrele, non si riesce a capire perchè, secondo l’amministrazione di questa cittadina, un borgo possa essere ben conservato solo se si tratta di un paese dimenticato dai percorsi economici e restaurato di sana pianta. S. Stefano di Sessanio è un buon esempio ma per fortuna molte altre situazioni sono sopravvissute egregiamente anche senza azioni mediatiche di questo livello.
Un ringraziamento va fatto ad alessio, Pulveris e anonimo, tra i commenti del blog “I Menestrelli di Graelion” ho sentito per la prima volta parlare dell’esclusione di Guardiagrele. Spero che con questa non scompaia anche il blog dei menestrelli.
FR:D on dicembre 29th 2009 in Edifici storici, Paesaggio/Sviluppo

Leggendo le parole dell’arcivescovo Gianfranco Ravasi, ministro della cultura della Santa Sede, pubblicate alcuni giorni fa su repubblica, si percepisce lo stato di crisi (non solo economica) a cui anche la Chiesa non può sottrarsi e con cui anzi è costretta a fare venialmente i conti!
Ma senza scendere troppo nel merito delle parole di Ravasi, il quale suggerisce una razionalizzazione delle risorse economiche ed immobiliari, proponendo la vendita (nessuna novità…è pratica ormai secolare, che ha anzi prodotto i migliori ibridi della storia dell’architettura) e l’abbattimento di vecchie chiese cadute in disuso e afflitte da difetti di partecipazione dei fedeli (soprattutto nelle piccole chiese dei paesini montani); si potrebbe forse approfondire circa i criteri per la scelta di quali chiese siano meritevoli di interventi di recupero e conservazione, e quali invece possano essere vendute. Ci si appella a principi di valore artistico e architettonico, sui quali si può più o meno giungere a conclusioni simili, o ancora a principi di valore storico e di capacità identificativo-simbolica per le comunità, e già qui qualcosa mi dice che la concertazione sarebbe più ardua. Ma resta comunque vero che questo paese non vede un periodo di rinnovamento architettonico da ormai più d’un secolo, e che a questi ritmi il suolo sarà saturo entro pochi anni (l’abbattimento e la ricostruzione è prassi consolidata in paesi anche più civili del nostro!); certo fa rabbia, altresì, pensare che sia più facile sacrificare e smantellare il patrimonio storico culturale degli edifici di culto piuttosto che applicare dei semplici principi di sostituzione edilizia nelle periferie cittadine (ad edifici magari di becera edilizia degli anni ‘70).
Superando però questa riflessione di carattere generale scendo nel merito della questione che l’articolo di Repubblica ha stimolato, ovvero le dichiarazioni pressoché concomitanti di una delle figure più rappresentative della cultura architettonica europea (notoriamente vicino alle sfere ecclesiastiche e progettista di moltissimi edifici di culto), l’architetto Mario Botta.
Lascia spaesati la lettura di una sua intervista rilasciata sempre a Repubblica, circa l’abbattimento delle vecchie chiese e/o la loro riconversione e rifunzionalizzazione.
L’architetto Botta appare infatti particolarmente cauto e prudente e suggerisce anzi: “Anche la più vecchia ed abbandonata canonica di campagna può avere il suo valore”. Dunque una chiesa non è mai un “prodotto” edilizio come tutti gli altri, a qualsiasi epoca essa appartenga. E ancora: “La chiesa non è mai un prodotto obsoleto che può essere venduto, riciclato o abbattuto a cuor leggero. Per le chiese deve valere la stessa attenzione che si ha per le antiche rovine che, a Roma, a Firenze o in tante altre città europee, sono conservate e accudite”.
Ma allora come interpretare il suo progetto per la “nuova” chiesa di San Rocco a Sambuceto?
La chiesa di Botta, spasmodicamente voluta dal parroco, e donata poi generosamente dall’architetto, sostituirà l’attuale edificio (ultracinquantenne e quindi vincolabile) realizzato dall’arch. Paride Pozzi. Attenzione non intendo fare l’apologia della contemporaneità e un romantico richiamo al pittoresco e/o all’antico (di fronte al quale tra l’altro non siamo presenti), non intendo certamente mentire a me stesso, evidentemente la chiesa dell’architetto svizzero (se pur uno dei suoi tanti poliedri) è comunque un interessante edificio, un’architettura capace di cambiare il volto della piazza, ridisegnare il paesaggio e, sembrerà tautologico dirlo, di creare Architettura; ma non va dimenticato il fatto che l’opera è stata fortemente contestata dalla comunità locale, che non ha mai chiesto un nuovo edificio di culto, che riconosce in quello attuale tutti i valori di aggregazione, comunione, e sociali a cui Ravasi e lo stesso Botta fanno riferimento.
Se la guardassimo altresì con gli occhi della storia, beh si potrebbe di certo dire che la chiesa non ne è priva, in primo luogo perché la sua progettazione è stata opera di un notevole progettista locale, autore di molte altre architetture sul territorio, in secondo luogo la storia ha sempre una valenza relativa, certamente se confrontato con il patrimonio artistico-architettonico romano questa chiesa è ben poca cosa, ma se contestualizzato appare certamente evidente il valore dell’edificio, la sua memoria e la capacità di creare un riferimento.
Inoltre l’opera avrebbe comunque un costo di 9 milioni di euro (di cui 1 milione a carico del comune), e anche se visto nell’ottica del risparmio e della razionalizzazione delle spese, l’operazione avrebbe poco senso.
Senza quindi scendere nel dettaglio del progetto, resta comunque un vuoto tra la scelta, il progetto, l’opera, e le parole dell’architetto. Resta comunque l’incongruenza!
Altro e approfondimenti su:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/02/botta-attenti-dismettere.html
http://fidesetforma.blogspot.com/2009/06/il-nuovo-cubo-di-botta-sambuceto-e.html
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/02/chiesa-vendesi.html
Davide Fragasso
davide on dicembre 23rd 2009 in architettura

Riserva Naturale Punta Aderci
Osservazioni relative a: istanza di permesso di ricerca per idrocarburi d 495 BR-EL
Con riferimento agli Studi di Impatto Ambientale inerenti le Istanze di Permesso di Ricerca per Idrocarburi d 495 BR-EL che interessa un’area a largo della costa teatina (da Fossacesia a Punta Penna di Vasto) presentato dalla società Petroceltic Elsa srl; come gruppo di cittadini interessato al paesaggio, all’identità e al bene economico insito in essi, vogliamo esprimere la nostra contrarietà.
L’area citate sono distanti (nel punto più vicino) 5 km dalla Riserva Naturale Punta Aderci, ciò comporterebbe un grave danno economico e naturalistico qualora il territorio venisse concesso all’estrazione in mare. Sono incompatibili gli investimenti fatti in passato per salvaguardare queste aree con gli attuali privati che ledono l’immagine della nostra regione e le strutture economiche che vivono di questo territorio. Non si tiene conto degli enti locali, cittadini, forze produttive, operatori turistici, che sono coinvolti con il progetto del Parco della Costa Teatina, un primo sistema di coesione legato anche al Corridoio Verde Adriatico e la riqualificazione del tracciato ferroviario dismesso lungo 50 km.
Inoltre ripetiamo i medesimi problemi già esposti rispetto al progetto di perforazione “Elsa2″ a largo di “Torre Mucchia” inerenti la visibilità e la pesca.
Per quanto sopra espresso si invita ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152 e modificato dal D.Lgs 16 gennaio 2008 n. 4 a non rilasciare Pronuncia positiva di compatibilità Ambientale, alla “Istanza di permesso di ricerca per idrocarburi d 495 BR-EL” presentato dalla società Petroceltic Elsa srl. Si riserva la facoltà di ulteriori osservazioni ed approfondimenti all’esito della procedura in atto.
Visualizza riserva naturale punta aderci in una mappa di dimensioni maggiori
FR:D on dicembre 16th 2009 in Ambiente, Estrazioni petrolio, Paesaggio/Sviluppo