La tradizione dell’emergenza

Ho tirato fuori dalla mia cartella di foto dell’anno scorso una casetta in legno demolita in quei giorni a San Benedetto dei Marsi. Nonostante il proprietario stesso del lotto avesse smontato la struttura per farci un bar, è stato così gentile da fornirmi le foto prima della tabula rasa. Si tratta di un ricovero ospedaliero d’emergenza montato subito dopo il sisma del 13 gennaio 1915. Esempi simili se ne sono visti a Sora e in altri luoghi dove quel terremoto del grado 7 della scala Richter fece più vittime.

Non abbiamo molte notizie su questo immobile ormai perso ( i proprietari dicono di averlo smontato numerando i pezzi ) con la sua tecnica costruttiva certamente non locale e difficilmente riproducibile, forse del nord-italia.

Questa cittadina è il risultato di una ricostruzione d’emergenza, possiede qualche villa umbertina, alcuni resti dell’antica Marruvium, parte della facciata di S. Sabina è rimasta in piedi, ma sono sprazzi di storia minuti e preziosi che la cittadinanza abbandona preferendo costruire piazze enormi adatte a realtà come Barcellona, archi di trionfo e costruzioni come il municipio stile torre di controllo/bunker in cemento armato, simili a quelle che vedevamo nell’ultimo  videogame Age of Empires epoca nanotecnologica.

In poche parole, i cattivi esempi storici della ricostruzione post-terremoto. Non vogliamo vedere i borghi intorno L’Aquila diventare delle provvisorietà permanenti come S. Benedetto dei Marsi, sedimentate su se stesse senza tener conto del tessuto storico e urbanistico reale, si dovrebbero preferire quindi la costruzione di  percorsi  archeologici invece di infinite e  selvagge vie carrabili ( per macchine e trattori ). Spero di non aver fatto tante chiacchiere.

Il Gioco dei Giochi

Ecco ci siamo, i Giochi del Mediterraneo sono iniziati!

Splendida la cerimonia di aperture ieri sera, pecore a parte (diamine…sappiamo essere davvero masochisti!!!),  davvero d’effetto l’organizzazione, le musiche, le coreografie e gli ospiti!

Certo chi ha seguito su Rai Sport (e non su Rete8…che brutte riprese!!!)  l’evento si sarà reso conto di che incredibile vetrina sia stata la cerimonia e che occasione di promozione e lancio del territorio! Ma detto questo sento un bisogno, come una una voce dentro di me ( mi scuserete per questo) che mi impone di andare controcorrente e di fare un pò il bastian contrario!

Si, perchè se i Giochi sono quello che è andato in onda ieri sera, è vero anche che, come per ogni cosa, c’è il risvolto della medaglia!

Proprio a partire dalla ridicola querrelle politica che  ha contraddistinto l’organizzazione di questi sedicesimi Giochi del Mediterraneo, dal totale disinteresse dell’ allora presidente della Regione Del Turco (che addirittura si diceva contrario al finanziamento della manifestazione), ai continui richiami del presidente del comitato organizzatore Addadì con tanto di minacce di revoca della nomina alla città, alle contese sui meriti tra l’ on. Aracu e il Coni fino alla nomina di Pescante come commissario straordinario, e ancora le rivalità provinciali per chi dovesse ospitare il Villaggio degli atleti (sarà provincialismo anche il mio, ma proprio non ci si spiega perchè sia stato fatto a Chieti!) In fondo non è stata mantenuta nemmeno la promessa iniziale di trasformare, a fine Giochi, il Villaggio in una Casa per lo studente.  E poi il totale senso di lassismo della politica e degli amministratori locali che ha visto per almeno 2 anni la totale assenza di informazione sui fatti riguardanti i Giochi del Mediterraneo e il deserto intorno ai cantieri delle strutture sportive, salvo poi attivarsi con la filosofia (tutta italiota) del “tutto all’ultimo momento” che ha prodotto risultati tra i più svariati.

Ad esempio un semplice giro di ricognizione tra i luoghi deputati ad ospitare le manifestazioni testimonia operai a lavoro sino al giorno stesso della cerimonia, tra squadre di asfaltatori e imbianchini alle prese con il rifacimento di pavimentazioni e marciapiedi (salvo poi dimenticare di finire i lavori iniziati):

 

fasce di asfalto come toppe inpieno centro, strisce pedonali lasciate che durante l’attraversamento misteriosamente scompaiono, lavori di completamento del tetto di Casa Italia, cantieri ancora in alto mare e strutture fatiscenti ed in abbandono a pochi metri da Casa Italia, e ancora manifesti elettorali lasciati nei punti strategici della città (chissà se si tratta di semplice dimenticanza…).

Forse qualche appunto andrebbe fatto anche alla messa a sistema degli eventi e delle attività collaterali e parallele alla manifestazione principale, a Pescara infatti come molti di voi sapranno pare ci sia una difficoltà congenità nel mettere d’accordo le parti interessate nella promozione turistica e nell’accoglienza. Così seppur in questi giorni si moltiplichino gli appuntamenti musicali e culurali (dall’ Indie Rocket Festival, agli estemporanei concerti ed eventi trendy sulla spiaggia, dal Pescara Jazz, al Flaiano film festival, dalle mostre nell’ex Aurum, nelle gallerie d’arte da White Project, a Vistamare, a Cesare Manzo, e nel Museo Colonna, ecc.), manca assolutamente qualsiasi tipo di brochures o depliant che indichi almeno i principali eventi a turisti e visitatori e non meno agli atleti ospiti per i prossimi 10 giorni di questa e di altre città.

Insomma sebbene sia indubbiamente presto per tirare le somme di questa manifestazione, va detto che a dispetto della classe politica e della mediocre organizzazione e della solita cultura che vede gli enti e le amministrazioni lavorare per camere stagne senza collaborazioni e senza fare sistema, i cittadini si sono dimostrati infinitamente più pronti a ricevere e a dare il proprio personale sostegno alla riuscita dell’evento.

Un ultimo appunto, certamente risulterà poco compreso e un pò fuori dal coro, ma non mi tiro indietro dal farlo! Questa manifestazione è senz’altro l’inizio di una ripresa per la regione ed un’occasione di rilancio per quelle parti di territorio che hanno subito i danni e i lutti del sisma dello scorso aprile, ma la regione non è solo l’Aquila e la sua provincia, questa regione non è una terra di terremotati e senza tetto, come viene dipinta dai media, anzi è una regione che per i 3/4 della sua estensione si è attivata laboriosamente per portare soccorsi e aiuti concreti alle aree terremotate. Gli sforzi sostenuti dalle altre 3 province (Pescara in prima fila), per organizzare i XVI Giochi meriterebbero altrettanta attenzione, soprattutto nella misura in cui durante questi preparativi tutta la regione non ha mancato di stringersi attorno al suo capoluogo sostenendolo fisicamente e moralmente, dimostrando di saper superare i provincialismi e le mediocri rivalità interne.

Ciò che voglio dire, e che spero sia compreso nel suo reale significato è che oggi pare che questi gioci siano “funzione del terremoto”, che siano un modo come un altro di richiamare denaro da destinarsi poi ad una non meglio specificata opera di rilancio del territorio, e per giungere a questo obbiettivo ogni mezzo sembra lecito persino dipingere la regione come una terra ridotta ad uno straccio! Insomma senza far mancare mai la solidarietà e l’aiuto collettivo e personale (che mai è mancato…e so di cosa parlo!) ai territori colpiti dal sisma, i Giochi del Mediterraneo sono soprattutto una manifestazione sportiva di altissimo livello che poco hanno a che fare con i “giochi” della politica.

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davide on giugno 27th 2009 in Approfondimenti, Uno sgardo su...

16 giugno 2009_Roma, contro il decreto “Ammazza-Abruzzo”

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Martedì 16 giugno 2009 si è svolto a Roma un corteo di protesta e un sit-in contro il Decreto del Governo Berlusconi, ribattezzato “Ammazza-Abruzzo”. Nonostante una giornata davvero torrida, che faceva soffrire la lunga permanenza in Piazza di Montecitorio, la manifestazione non si è dispersa.

I partecipanti, circa millecinquecento (contro i seicento annunciati dal giornale www.primadanoi.it), hanno scandito slogan contro Bertolaso e Berlusconi. Si è capito facilmente perché non c’è stato lo spazio sul Tg1 di Minzolini.
C’è stata la fortissima delusione per il fatto che il Governo ha rigettato tutti gli emendamenti al Decreto. Le critiche riguardano la mancanza di contibuti alla ricostruzione per chi non è residente nei paesi dell’area colpita (per la maggior parte dei casi si tratta di seconde case); la mancata introduzione di una tassa ad hoc (come fu per altri terremoti); la poca chiarezza su tempi e modi per la ricostruzione del centro storico aquilano e degli altri borghi.
A fronte della volontà di far ricostruire dalle imprese “amiche” quartieri satelliti, tipo new town, che non devono piacere troppo a chi ama i paesi e le montagne d’Abruzzo.
L’onorevole Stracquadanio (visibile nell seconda foto) ha fatto da tramite tra Governo e noi manifestanti; in questa occasione ha dichiarato che “certo, la ricostruzione si poteva fare anche in un altro modo, ma il Governo intende andare avati sulla sua linea…”. D’altronde, l’organizzazione di tipo quasi militare imposta dalla Protezione Civile non ammette critiche, interferenze, ma neppure controlli esterni.

Dopo un tentativo di salire al Quirinale, il corteo, verso le 18, è girato in Via del Corso, verso Piazza Venezia.

Più volte ci siamo fermati a sedere sulla strada, anche in direzione di Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), prudentemente protetto da cordoni di uomini e mezzi, mentre le strade intorno erano state chiuse, in modo da farci essere in una specie di deserto, di spazio surrealmente vuoto.
Ci siamo presi per mano chiudendo in un cerchio tutta Piazza Venezia.
Qualche fumogeno da stadio, ancora cori, foto e la promessa di rivedersi al G8 dell’Aquila.

E’ stato diffuso un numero di telefono a cui segnalare disfunzioni, problemi, denunce: 327-1672466. Utilizziamo questo numero!

Berlusconi, dopo una fugace visita a L’Aquila in elicottero, in un comizio a Cinisello Balsamo ha commentato la manifestazione abruzzese:“Hanno organizzato delle manifestazione sul nulla, mandando gente che non aveva nulla da chiedere e hanno strumentalizzato le speranze, la paura e i morti. Vergogna!”

Andrea Iezzi

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FR:D on giugno 20th 2009 in Terremoto Abruzzo

Architettura, legno e terremoto

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Il C.A.P. è lieto di suggerirvi un interessante appuntamento da segnare sull’agenda.
L’università di Pescara, la rivista Tetto & Pareti, l’Ordine degli Architetti di Pescara organizzano un incontro tecnico-scientifico dedicato ai sistemi costruttivi con il legno.

Si tratta di un occasione per parlare di costruzioni (e ricostruzioni) in legno con un particolare sguardo rivolto alle questioni della ricostruzione post-sisma e all’applicazione di questo materiale, con i suoi pro e contro.

Il convegno si terrà Venerdì 19 Giugno alle ore 13e30 presso l’aula magna della Facoltà di Architettura di Pescara.

Qui trovate la scheda di partecipazione:  architettura-legno-e-terremoto_invito

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davide on giugno 17th 2009 in Eventi & incontri

Palazzinari #9

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Oggi il C.A.P. vi propone un interessante caso di Palazzinari, gentilmente segnalato da Angiolina!

Nella ormai folta classifica di palazzine raccolte dal C.A.P. devo segnalare una strana tendenza tutta locale che vede negli edifici (pressochè residenziali) la tendenza, da parte dei costruttori/progettisti, a settorializzarsi e a ricercare nuove soluzioni espressive capaci di rinnovare costantemente la definizione di kitsch!

Notate come anche in questo caso sia il dettaglio  a fare la differenza e a definire le caratteristiche dell’edificio. Qui si è scelto di puntare sui parapetti dei balconi integrando una soluzione formale pressochè contemporanea ed essenziale della sagoma dell’edificio ad una più spinta soluzione pompeiana dal sapore ecologista (per la serie “i geranei dove li mettiamo altrimenti”?!). Non lasciatevi distrarre dalle sole vasiere, osservate anche i già visti balaustrini neoclassici!

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Vi annuncio sin da ora che il C.A.P. sta preparando un itinerario turistico/culturale per chi volesse visitare queste nuove frontiere dell’abitare, presto saranno disponibili le mappe.

Il caso in questione si trova sulla Nazionale Adriarica Sud a Francavilla al Mare (CH), a due passi da Pescara.


Visualizza Palazzinari in una mappa di dimensioni maggiori

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davide on giugno 11th 2009 in Palazzinari

Convergenze# 01 - Collettivo99 - 6 giugno 2009

Il gruppo tecnico composto da giovani professionisti aquilani under 40 ha presentato ieri il suo work in progress per la ricostruzione della città de L’Aquila, un masterplan che vuole partire dal basso, come dice l’arch. Marco Morante, autoctono, senza preconcetti e in piena onestà intellettuale.

Le linee programmatiche del Collettivo99 vogliono riallacciare i rapporti urbani e umani evitando la cristallizzazione del centro storico in un cretto, esse si inseriscono in tre macro-aree tematiche:

1.per la città storica intervenire con piccoli innesti funzionali alla riappropriazione graduali delle parti centrali (corso, piazza duomo..) con un progetto partecipato, dove vengono coinvolti in prima persona gli abitanti del luogo.
2.per le città intermedie trovare una identità laddove non c’è mai stata. Parliamo delle periferie , eventuali prossime isole di produzione energetica, oggi più che mai realtà desolate e marginali.
3.per la città dislocata/o città-campagna, premettendo che la discussione sul piano C.A.S.E. è stato rimandato, avere la consapevolezza di tenere in progetto le cosidette “new town”, non come città satelliti vuote in un futuro prossimo, divoratrici di verde, ma come strumento di regolazione dell’utilizzo del suolo, evitando inutili consumi di territorio, tutte soluzioni che dovrebbero essere all’insegna della reversibilità.

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Le visioni successive si sono concentrate su una sequenza di mappe, da quella del danno a le aree bioclimatiche, utili a stendere le basi del processo di ri-progettazione non invasiva e sostenibile, tenendo sempre conto dei meccanismi principali della macchina urbana in rapporto all’ambiente.

Hanno accompagnato la stesura del progetto di processo gli interventi di Metrogramma, Ian+ ed EcosistemaUrbano.
Ognuno ha saputo dare più di un contributo produttivo:
Andrea Boschetti esprime il disagio dell’estremismo urbanistico italiano ( i casi Milanesi ) dove non avviene un dialogo tra un impostazione di regime e un approccio speculativo.
Indispensabile, secondo lui, l’ascolto della città, l’aggiornamento continuo dei piani, l’arresto del consumo del suolo e il ridare vita ai vuoti coperti, dato modello allarmante è la crescita dei volumi sfitti nella città di Milano dal 1954, 35%, al 2008, 65%.
Si aggancia quindi all’idea della città intermedia questa città-rete, che vivrebbe in parte di luce propria fuori dal centro storico, in parte dipendente dal nucleo, creando rapporti di equilibrio che una città radiocentrica non permetterebbe di stabilire.
Non nega, infine, che questi cosiddetti epicentri della nuova progettazione di città sono luoghi di scontro dove i costruttori comprano pezzi di parco e aree dismesse, mentre  si lotta con una legge urbanistica rimasta immutata in riferimento al nucleo di antica formazione, armi spuntate in poche parole.

Di diverso taglio risolutivo per analoghi problemi è l’intervento romani di Re-living dei progettisti di IaN+, dove il ripopolamento del centro storico di Roma vuole essere effettuato con un’azione drastica e violenta come lo svuotamento degli edifici storici in disuso. I fronti dei grandi fabbricati pubblici divengono dei contenitori di un nuovo habitat, un sistema produttore di energia, attraversamento, servizi e alloggi.
Una visione di frontiera avvincente come teoria ma pericolosa nell’attuazione, che vuole essere una soluzione all’omologazione dei centri storici di oggi, luoghi a senso unico riprogettati per i turisti come brand disneyani riproducibili in serie.
EcosistemaUrbano lancia un dato ancor più catastrofico dello sviluppo urbano madrileno degli ultimi dieci anni: +50% crescita del costruito, +3% crescita demografica. Non è quindi solo un problema italiano.
Di fronte a questo spazio desolante la reazione è l’inserimento ideale di un albero. Un supporto tecnologico per la città bioclimatica che prende spunto dai Bagdir iraniani, trappole di vento per il raffrescamento naturale degli interni in un clima secco, filosofia di un eco-boulevard catalizzatore di interventi spontanei.
Altro caso studiato è il diradamento dei lotti edificati nel nucleo storico di Philadelphia, conseguenza del fenomeno di abbandono della casa nel centro città per un’abitazione più a contatto con la natura. L’immobile fatiscente viene abbattuto e il terreno diventa proprietà del comune, legge municipale che favorisce la liberazione del ghetto con un intervento di connessione orizzontale del verde espropriato a favore del rapporto tra pieni e vuoti.
Un ultimo sfogo (emotivo?) del progettista in questione lascia trasparire l’imbarazzo nel vedere i campi come spazio definito senza libertà di azione, una comunità serrata dove le persone non sono legate tra loro, impotenti di fronte ad un aiuto subìto anziché dato. Sensazione evidente anche nelle parole del dibattito venuto dopo, di chi denuncia questo progetto inavvicinabile che l’emergenza da la priorità di ricostruire a una figura esterna alle tradizioni e alla cultura di contesto, tagliando fuori i più frequenti fruitori della città.
Discorso poco riassumibile e difficile, una nuova sfida di coordinamento per la salvaguardia della stratificazione e della funzione vitale cittadina dei nostri fratelli aquilani.

Meritevole,inoltre, di citazione e di successivi approfondimenti l’intervento estemporaneo di Antonio Perrotti il quale molto energicamente e con una invidiabile passione militante racconta il senso delle scelte “imposte” dalla Protezione Civile su cittadini tecnici e amministrazioni.
Dice con forza no ai progetti imposti, calati dall’alto, non condivisi che rendono ingestibile il futuro sviluppo cittadino e soprattutto passato il periodo  di emergenza, si trasformano in insolvibili problemi di tipo economico, urbanistico, infrastrutturale e sociale.
E allora propone la ricostruzione in termini di un piano che nasca dagli attori locali e dai tecnici della città stessa, e che veda (perchè no?!) protagonisti da tutto il mondo. E poi ancora il recupero e la riconversione delle vecchie aree industriali dismesse e la requisizione di alloggi sfitti di nuova costruzione (quindi agibili) e la consegna immediata alle famiglie costrette nelle tende!!! Sottolinea inoltre, d’accordo con il collettivo l’importanza di ricostruire il centro storico, ma non banalmente com’era e dov’era, ma integrando l’antico (e i suoi valori identitari) con gli interventi contemporanei, continuando perciò quel processo di stratificazione (alla base della nostra cultura urbana e architettonica) ed evitando l’abbandono e lo svuotamento del centro a favore dei nuovi insediamenti.

Dunque un incontro pieno di ottime iniziative di interessanti spunti e nel segno del voler fare, al quale ci auguriamo seguano provvedimenti volti a favorire questa volontà, capacità e competenza!

 

Davide Fragasso, Alfredo Mantini

7 giugno 2009


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FR:D on giugno 8th 2009 in Terremoto Abruzzo

Incontro docenti/studenti_Ricostruzione&Professione

locandina_docenti-studenti.

Il Fr.A.U._Forum Architettura Universitaria in collaborazione con il C.A.P._Comitato Abruzzese del Paesaggio è lieto di invitarvi all’ incontro studenti/professione il 10 giugno ore 14.30 presso l’aula rossa della facoltà di architettura di Pescara.

Saranno nostri ospiti:

arch. Francesco Orofino Segretario Nazionale dell’ INARCH
prof. arch. Federico Bilò
arch. Lorenzo Buracchio e soci _ labastudio

Ricordiamo che l’incontro verterà sul ruolo del progetto nel processo edilizio italiano, sulle dinamiche e sulle difficoltà del passaggio dal mondo accademico a quello professionale.

Vi invitiamo a partecipare numerosi!

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davide on giugno 7th 2009 in Architettura, Eventi & incontri, Redazione

CONVERGENZE #01 – esperienze giovani

pieghevole_incontro

L’Aquila – Riconversione oltre la Ricostruzione
work in progress progettuale

incontro con:

Il ciclo di incontri e dibattiti “Convergenze” intende mettere a confronto esperienze provenienti da vari ambiti e discipline sul post-terremoto e sul futuro del territorio aquilano attorno al progetto in progress a cui il collettivo sta lavorando.
Dunque, come far crescere e rendere artefice del proprio futuro e destino chi la città dovrà e vorrà viverla mediante l’apertura al mondo.
Alcune delle parole-chiave finora sviluppate parlano di riconversione; processo; reversibilita’; costellazione di innesti; citta’-campagna… con l’intenzione di permeare queste idee delle attese della gente.
Sulle basi di un programma già in parte imbastito di personalità alte della cultura internazionale, piace aprire il ciclo con le esperienze di giovani studi che già da anni trovano ascolto, convincendo, nel pensare spazi e territori colti e sperimentali, oltre la semplice contemporaneità, nel futuro.
E’ ciò di cui il Collettivo99 crede ci sia bisogno per L’Aquila, la cui ricostruzione, pur preoccupandosi di fornire un rifugio confortevole e sicuro per ogni suo abitante e senza dimenticare di garantire l’equilibrio e la vivibilità di un “organismo” urbano in ogni sua fase, deve saper guardare fin da subito e coraggiosamente, verso scenari convincenti e lontani.

Collettivo99.org

Qubo

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Oggi il C.A.P. segnala una interessante realizzazione di un giovane architetto, si tratta di una piccola unità residenziale plurifamiliare sita in Via Salara Vecchia a Pescara.

La costruzione presenta 3 livelli fuori terra, di cui i due più alti residenziali e rappresentativi dell’edificio. I due livelli sono infatti rivestiti di pannelli laminati (effetto legno) tra i quali si affacciano tagli di finestre sul fronte nord, mentre da quello sud esplodono logge cubiche in metallo.

I due lati brevi ed esattamente identici presentano una soluzione semplice quanto elegante con dei balconi arretrati rispetto alle facciate laterali e schermate attraverso delle grate frangisole metallici scorrevoli che creano un effetto di compattezza e restituiscono una dimensione privata agli ambienti interni.

Inoltre è da notare come l’altezza delle facciate nord/sud rivestite con i laminati (effetto legno) superino l’effettiva altezza del solaio di copertura dell’ultimo livello permettendo di nascondere così la copertura stessa e i comignoli.

Il progettista è l’arch. Salvatore Colletti, e l’impresa esecutrice è la Cogetec s.r.l.

Ci auguriamo di riuscire ad incontrare presto il progettista e avere maggiori informazioni su questa architettura.

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davide on giugno 1st 2009 in Architettura

La nuova L’Aquila e la sfida della ricostruzione

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La nuova L’Aquila e la sfida della ricostruzione

Convegno dibattito sulle prospettive dell’Aquila e degli aquilani

L’Aquila

30 maggio 2009 - ore 9,00 - Sala Convegni Sede CARISPAQ Viale Pescara / ang. Via Strinella

Programma dei lavori:

Ore 9,00: apertura dei lavori

Roberto Di Masci:  Introduzione al convegno

Saluti delle autorità

Pierluigi Properzi (Tecnica Urbanistica e Pianificazione Territoriale Facoltà di Ingegneria dell’Aquila): Quale L’Aquila per quali aquilani

Roberto Riga (Assessore all’Urbanistica del Comune dell’Aquila): Le linee della ricostruzione

Aldo Loris Rossi (Architetto e Urbanista – Università Federico II di Napoli): Idee per una ricostruzione

Giovan Battista De Medici (Geologia Applicata - Università Federico II di Napoli): Rischi naturali e ricostruzione

Marco Pannella: L’Aquila, l’Abruzzo, l’Europa

Dibattito

Ore 14,00: chiusura dei lavori.

introduzione:

“Una data segnerà un passaggio epocale per la città dell’Aquila.
C’è stata una L’Aquila prima, e ci sarà una L’Aquila dopo il 6 aprile 2009.
Che la cosa sia ineluttabile non può sfuggire a nessuno, che sarà evidente anche.
L’urgenza di restituire L’Aquila agli aquilani nei tempi più rapidi possibili, ma soprattutto di dare comunque, subito, una risposta alle decine di migliaia di persone rimaste senza nulla in cui abitare, in cui lavorare, collide con i tempi tipici della ricostruzione cui i precedenti sismi ci hanno abituato, tempi che sono in parte inevitabili, considerando l’entità del patrimonio edilizio storico da recuperare, da restaurare con le tecniche che conosciamo, tecniche costose e che non si prestano ad una esecuzione spedita.
Abbiamo la preoccupazione di una ricostruzione che recuperi il nostro patrimonio storico, il nostro Centro Storico, e non faccia scempio del territorio, perché i luoghi della memoria non sono fungibili.
Ma abbiamo anche la preoccupazione che la ricostruzione non trovi, una volta compiuta, una città morta, una città dalla quale molti, troppi, rinunciando per necessità ai luoghi della loro memoria, saranno andati via“.

prospettive:

“Questo convegno vuole essere l’atto iniziale di una attenzione alla ricostruzione dell’Aquila. Vorremmo che nascesse un osservatorio della ricostruzione attraverso il quale i cittadini, gli operatori economici, i professionisti, le associazioni, il mondo accademico, non solo possano guardare alla rinascita della città, a come le istituzioni e gli operatori cercheranno di attuarla, ma possano contare su un terreno confronto continuo, un luogo di proposta da parte di tutte le intelligenze che su questo territorio ferito vorranno spendersi.
Non sappiamo se e quanto questa iniziativa avrà successo, ma sappiamo che dal diario della ricostruzione che da questo osservatorio sarà scritto, ognuno potrà leggere la storia dell’Aquila a partire dal 6 aprile 2009“

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FR:D on maggio 29th 2009 in Eventi & incontri, Terremoto Abruzzo