«Socrate – Allora da ciò puoi capire che cosa intendo per figura. Per qualunque specie di figure io dico chefigura è ciò con cui termina il solido, o più brevemente direi: “figura è il limite del solido”.
Tratto dal “Menone” di Platone.
Nuova sede Fater S.p.a. in via A. Volta a Pescara; progetto di Massimiliano Fuksas.
L’edificio per invalidi civili mai funzionato, costruito
nel 1973 subito dopo la demolizione di Palazzo Caracciolo
Bucchianico oggi
Ricostruzione virtuale di come sarebbe Bucchianico con il Palazzo Caracciolo
Intervento progettuale proposto da M.Verna e A.Zuccarini
Demolizione di Palazzo Caracciolo
Da moltissimi anni ormai la cittadinanza di Bucchianico (Chieti) e tutto il territorio limitrofo convive con il peso anti-estetico,anti-sociale e anti-identità di un edificio-testata del centro storico che prima del 1973 ospitava la quinta originale della“Platea Magna”, il Palazzo Caracciolo (fine del XVI secolo).
La lunga e interessante storia dei Caracciolo, dall’insediamento alla vendita dei beni nel 1961,non riassumibile in un articolo, è accuratamente descritta in quello che probabilmente è stato l’unico studio approfondito su questa vicenda che spicca sui numerosi scempi che hanno distrutto valori e materia di interi paesaggi in loco; la tesi di laurea di Verna e Zuccarini,”Il borgo ritrovato-Palazzo Caracciolo a Bucchianico-storie e progetti per il suo futuro” pubblicata da Tinari e presentata a luglio dell’anno scorso nel municipio di Bucchianico dagli autori stessi,il prof. di restauro architettonico Claudio Varagnoli e il sindaco Mario Antonio Di Paolo.
La pubblicazione presenta tre ipotesi progettuali successive all’acquisizione del palazzaccio da parte del comune con un interessante indagine su “quello che era” palazzo Caracciolo, il suo valore architettonico, ricostruzioni virtuali realizzate da foto dell’epoca, le svariate funzioni che accoglieva a vantaggio della cittadinanza fino a pochi anni prima della sua demolizione insensata (cinematografo,magazzino,aule scolastiche,pastificio,frantoio…).
Ipotesi 1: riqualificazione della struttura esistente e ri-funzionalizzazione con attività più adatte alle esigenze attuali della comunità
Ipotesi 2 : abbattimento della struttura esistente e risistemazione dell’area adibita a spazio aperto
Ipotesi 3 : abbattimento e riqualificazione dell’area con progetto che si basi sulla struttura urbana e tipologica e che accolga funzioni consone alle attuali esigenze della collettività.
Chiunque di noi scarterebbe a priori l’ipotesi 2 per una marea di motivi. Alcuni continuano a ricordarci che piazza Roma nell’estate del ’73 era gelida per via dell’esposizione a venti freddi dalle montagne e senza un grande edificio che facesse da schermo.
L’ipotesi 1(affermano Verna e Zuccarini) potrebbe sembrare la più economica, ma ci vincolerebbe da scelte future e si continuerebbe a investire capitali per una struttura vecchia di 40 anni che ha materiali in stato avanzato di degrado, si dovrebbero studiare nuovi flussi, riadattarlo alle nuove normative…aggiungo io: -buttare altri nuovi soldi dalla finestra per avere per altri 40 anni questo eco-mostro che non ha nessun valore, deturpa quel poco che è rimasto a testimonianza storica dello sfortunato palazzo Caracciolo..ed è oggettivamente (e non soggettivamente)Brutto.
Bisogna stare attenti a non innamorarsi o abituarsi a forme che abbiamo trovato e che ci hanno cresciuto e non bisogna assolutamente accontentarsi del peggio o del meno peggio, con i soliti richiami nostalgici che congelano rimpianti nelle solite cartoline d’epoca.
L’ipotesi 3 sarebbe la più interessante sotto tutti i punti di vista ed è la proposta che hanno sviluppato e presentato questi architetti ; cosa fondamentale oltre a dare funzione congrua e sostenibile per noi di questo luogo è quello che deve tornare indietro alla collettività di benessere sociale,economico,culturale ed Energetico.
Nella forma questo progetto riattiva l’originale skyline del borgo; il fronte sulla piazza richiama quello del palazzo cinquecentesco nelle proporzioni e nel ritmo delle aperture di palazzo Caracciolo mentre tutti gli altri cambiano a seconda delle funzioni,riproponendo l’uso del laterizio accostato a materiali innovativi ma con la scelta di sintetizzare l’antico palazzo. Si ha quindi una posizione di distacco da un idea di falso storico e della riproduzione “com’era, dov’era” sia perché è una teoria del restauro sorpassata e sia per i requisiti che la nuova spazialità interna deve avere per accogliere funzioni trainanti il ripopolamento di questo vuoto cittadino, come spazi commerciali, terziario, luoghi pubblici aperti, di ristorazione e i parcheggi per autobus e macchine utili alla vocazione di pellegrinaggio del posto, patria di S.Camillo.
Il comitato vorrebbe dare il suo contributo ad accrescere l’interesse collettivo su questa problematica attuale che almeno in ambiti comunali, in questo periodo, è di massima priorità.
Blog come www.bucchianico.net hanno sollevato discussioni degni di attenzione che in ambiti meno virtuali non sarebbero mai emersi(quasi 800 commenti in quattro mesi di confronto).
Ci aggiorneremo comunque prossimamente su iniziative legate a questo tema.
Alfredo Mantini
Foto gentilmente concesse da Marco Verna,Annarita Zuccarini e Antonio Iacullo
Un frammento di città rimasto indenne alla foga speculativa degli ultimi anni..frammento ultimo che potrebbe andare perduto.Questo video vuole ancora una volta cercare di far riemergere parti di questa città dimenticata; la città, come una riserva naturale o un corpo, sopravvive solo attraverso le sue biodiversità interne.
Ed ecco a voi il capitolo terzo della saga!!…comincio a temere che ne avremo ancora per molto e che faremo più puntate di Rocky! …spero solo di non ridurmi come Stallone!Quello che il cap vi propone oggi è una delle più esilaranti e insieme tristi esperienze architettoniche che io abbia mai visto! Si tratta di un serie di palazzine residenziali in fase di costruzione e localizzate nella fascia tra la Nazionale Adriatica e la Strada Parco a Pescara Nord (zona Naiadi).Questa volta non è la dimensione, la cubatura, la sproporzione, la decontestualizzazione, il cativo gusto, il nome del complesso, le finiture e le decorazioni, o ancora il danno ambientale e paesaggistico (pur tutti insieme presenti…), quella di cui vi parliamo, ma una specifica soluzione costruttiva e compositiva, che senza troppe remore reagisce e risponde ad una volontà speculativa, e che provocatoriamente si appella in maniera assolutamente volgare a cavilli e sotterfugi legislativi per realizzare due edifici PSEUDO-COMUNICANTI!Si tratta in effetti di un gruppo di piccole palazzine di cui le prime due sono adiacenti…accostate, anzi, e protendono “poeticamente” l’una verso l’altra nella plastica traduzione architettonica (in chiave contemporanea) del bacio Canoviano di Amore e Psiche!…penso a Fred e Ginger di Ghery…e lo credo un dilettante rispetto a tanto osare, con una soluzione tecnologica e fomale che esalta lo sbalzo quasi in una sottile sfida con Calatrava e le statica! Davvero geniale!Il progettista è l’Ing. Alessandro De Dominicis, che è anche direttore dei lavori, nonchè impresa costruttrice!Grazie Ingegnere!
L’ attuale chiesa di San Rocco, è teatro di ricordi per tre generazioni di sambucetesi, i nostri nonni tutti parteciparono alla sua ricostruzione, i nostri genitori vi si sposarono, ci battezzarono. Tutti ragazzini nati fino all’ inizio degli anni 80 (lo scrivente è uno di quelli) da bambini non avevano la Play Station 3, la X BOX 360, o una qualsivoglia console giochi, il massimo del privilegio era possedere un Commodore 64 o un’ Amiga, per tutti noi che abitavamo nella zona del centro il campetto dietro la chiesa era luogo quotidiano di incontro, molti di noi hanno frequentato l’asilo della parrocchia, l’oratorio o l’ ACR. Insomma, la chiesa, il campanile, il campetto, l’oratorio e la sede dell’asilo sono edifici storici della nostra cittadina, se ad un tratto il sindaco decidesse di radere al suolo tutto e farci un parco lungo e stretto che da Piazza San Rocco arrivi fino a Via Cavour voi cosa direste? Potreste dire “si, a me sta bene”, oppure potreste non essere d’accordo e dire “no, potremmo farci un centro ricreativo, un museo, una biblioteca, una qualsiasi cosa”, il concetto è: il cambiamento più grande e radicale dell’assetto urbano degli ultimi 50 anni del paese fatto tutto insieme deciso da pochi è giusto? O magari conveniva coinvolgere i cittadini? Non dico coinvolgere partiti politici in consiglio comunale, no, coinvolgere i cittadini, lo rammento non siamo delle X da rispolverare in tempo di elezioni. Per lo meno io non mi sento tale. La cosa che però letteralmente fa incazzare lo scrivente è che la presentazione del progetto non si terrà come logica mi suggerisce in un luogo del nostro comune, no, si terrà all’università di Pescara, e verrà tenuta dall’ architetto Botta! Ma stiamo scherzando? Volete costruirvi una casa, commissionate il progetto ad un architetto, costui cosa fa? Non presenta il progetto prima a voi, ma in ambito accademico prima e a voi in un secondo momento, vi sembra logico? I cittadini pagano senza decidere e neppure hanno diritto all’esclusività della presentazione? Altro “evento” figlio” dell’assurdità è il consiglio comunale che si terrà sabato 3 febbraio 2007 per il conferimento della cittadinanza onoraria all’architetto Botta, l’assurdo non sta nell’ oggetto del consiglio comunale, sta nel luogo, la sede del consiglio comunale sarebbe il comune stesso, siccome i presenti saranno tanti, quale posto si è scelto e con quale giustificazione? La chiesa di San Rocco, dal momento che alla data di oggi è già di proprietà del comune, si è scelto questo luogo perché non ve ne sono altri altrettanto idonei a contenere tutti. Ma come, il comune non ha strutture ricreative e decide di abbattere l’unica struttura che potrebbe recuperare?
Altro punto dolente è il seguente, il comune in base alla legge regionale numero 18 del 1983 all’ Art. 30 BIS ha approvato un PROGRAMMA INTEGRATO DI INTERVENTO, questa legge prevede che almeno un edifico debba venire destinato al recupero, debba cioè essere restaurato, nell’ultimo consiglio comunale del 19 gennaio 2007 il sindaco ha asserito che la chiesa verrà abbattuta, la prima domanda che mi faccio è: “Se ha presentato un programma integrato di intervento perché abbatte la chiesa e non la recupera restituendo un edificio laico alla cittadinanza tutta?” Andando però a leggere il programma integrato di intervento mi rendo conto di una cosa che non mi quadra, per avere dalla curia questi 3.000 metri quadrati il comune ha dato in cambio 8.000 metri quadrati liberi e sgombri, gli 8.000 metri quadrati sono quelli all’angolo tra Via Cavour e Via Roma, dove all’attuale assistiamo ai fuochi pirotecnici durante la festa del patrono, la curia però il terreno non lo darà completamente sgombro, lo darà libero dell’Asilo, dell’ Oratorio, del Campetto, ma con la Chiesa e il Campanile. Su chi verteranno i costi dell’abbattimento della chiesa? Su tutti gli abitanti di San Giovanni Teatino. Perché dunque cedere 3.000 mq facendo abbattere tutti gli edifici lasciandone in piedi solo uno e sobbarcarsi il costo della demolizione? Ad una prima lettura dei fatti appare come una cosa priva di senso, sono sicuro che il senso c’è, ma vi prego, che interva un’istituzione a spiegarmelo questo senso.
Ogni volta che uscivo a Porta nuova , dall’asse attrezzato di Pescara, fantasticavo ammirando i due gasometri gemelli a destra del fiume, anche quando non sapevo dell’esistenza di grandi interventi di recupero come quello di Jean Nouvel a Vienna o tutto ciò che si è fatto nel nord Europa.
La percezione di questi due “simboli” si avvertiva anche dallo stesso asse attrezzato che in un certo punto assume una curva in prossimità di essi…ebbene stamattina non ho visto più quei grossi anelli ma solamente un cumulo di ferraglia accartocciata.
Qualcuno sa in questi posti cosa vuol dire archeologia industriale? Qualcuno ha mai visto un quadro di Sironi o un film di Ozpetek, Wenders??
Pescara è una città che sta finendo di diventare un elettrocardiogramma piatto,una misera radura che apprezza solo Fuksass e Toyo Ito. Pescara, o chi ne ha le redini, vuole dimenticare la Pescara provinciale che era (ed è) costruendo palazzine su palazzine senza pensarci su due volte e sopravvivendo, come Maurilia, solo attraverso cartoline illustrate…
[…]Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse sisuccedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, è l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli déi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati déi estranei.
E’ vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, cosi come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com’era, ma un’altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.
I.Calvino, Lecittà invisibili(Maurilia) video e articolo di Alfredo Mantini
Come l’avvento della riproducibilità meccanica ha fortemente condizionato l’opera d’arte (Benjamin) tanto da dar vita alle operazioni di Warhol e del dopo Warhol di montaggio-collage-colorazione di foto-giornali-frammenti vari, così l’infiltrarsi del computer nei nostri studi di architettura ha modificato il modo stesso di progettare come le sperimentazioni più recenti (Novak, Lynn, Rashid) dimostrano, lavorando direttamente manipolando immagini digitali renderizzate.Gli schizzi a china di Lùcio Rosato, piuttosto che proporsi come un atteggiamento “retrò” di nostalgia o come gesto d’artista autoreferenziale, ripropongono con evidenza quel passaggio, delicato e diversamente indecifrabile, dal pensiero di architettura, spaziale e contestuale a un tempo, alla proposta comunicata che già si fa germe di costruzione e di trasformazione di un luogo.Nel disegno si delinea un’idea di architettura capace essa sola di identificare le vocazioni di un sito dandogli (una nuova) forma: come quel ponte che per Heidegger disvela le qualità ambientali di un crepaccio, nel momento in cui viene messo in opera a costituirne l’attraversamento.Questa “brutale” modificazione del sito (per un comune sentire ecologista ogni costruzione è un po’ atto di violenza contro una natura la cui condizione originale è solo pretestuosamente ricostituita) è compatibile se l’occhio dell’artista (uno sguardo raffinato) si combina con il sentire dell’architetto (la ricerca di senso) in una complessità “collaborazione con la terra” (Yourcenar) ed i suoi destini in bilico.
Ecco che allora un semplice diario di appunti, costituiti non da parole ma da segni, acquista nell’ordine della sequenza il senso di una classificazione subliminale che poggia su una inamovibile idea di manuale nata nella profondità della cosiddetta “Scuola di Pescara” (la facoltà negli anni di Rossi, Grassi, Suola, Renna, Monestiroli, Manzo, e altri): e il manuale ha senso solo se non gi giustifica come trattazione letteraria ma come strumento per un unico fine, la costruzione.
Il video racconta del pomeriggio 6 aprile a Parco Villanesi ( collina di Francavilla al Mare all’altezza di piazza S.Alfonso ) con l’apertura straordinaria della chiesetta Madonna delle Grazie, inserita nei 550 monumenti della XVI edizione Giornata FAI di primavera. Nel percorso ci soffermiamo anche su un vecchio complesso industriale che si trova sul bordo orientale del parco.