La valle dei veleni
FR:D on maggio 30th 2008 in Ambiente
Il C.A.P. vi propone un video-percorso del quartiere dei pescatori a sud del fiume Pescara, è evidente come (diversamente da quanto accade a borgo marino nord) gli edifici dei pescatori siano piu frammentari e sparsi rispetto al tessuto urbano. In sequenza abbiamo via Vespucci, via Mezzanotte, via D’Avalos.
FR:D on maggio 30th 2008 in Paesaggio/Sviluppo
Manifestazione contro il problema petrolio sulla costa dei trabocchi.
L’appuntamento è alle ore 15:00 presso il trabocco o la spiaggia del Turchino per chi
arriva dal mare partenza dal Turchino in corteo arrivo al molo di Gualdo a San Vito Marina
per chi arriva da terra, piazzetta sul Lungomare di Gualdo a S.Vito Marina con gazebo.
Per ulteriori informazioni visitate il blog di Comitato Natura Verde
vi segnalo i video di Antonello Tiracchia pubblicati su abruzzono-triv.blogspot.com
professori, viticultori e abitanti del luogo dove vorranno far sorgere il CENTRO PETROLI DI ORTONA
ci spiegano perchè il primo inquinatore dell’Abruzzo è la politica!
L’articolo è “Il ritorno di Attila” clicca il nome per visualizzarne i contenuti.
FR:D on maggio 29th 2008 in Ambiente
Cari tutti,
data la rilevanza inquietante e internazionale della vicenda vi invio il
nostro comunicato stampa sul disastro ambientale di bussi.
Cordiali saluti,
Augusto De Sanctis
WWF Abruzzo
Scandalo di Bussi e dell’acqua potabile della Val Pescara.
Un disastro di portata europea sulla pelle di 500.000 abruzzesi.
Il WWF protagonista nella scoperta e nella denuncia.
Domani mattina conferenza stampa a Pescara del WWF.
La chiusura delle indagini sul disastro ambientale di Bussi e della
questione dell’acqua distribuita a 500.000 cittadini della Val Pescara
(comprese le città di Chieti e Pescara), rappresenta un’ulteriore,
importantissima conferma delle denunce presentate dal WWF nel corso
dell’ultimo anno.
Come si ricorderà, una parte dell’inchiesta è scaturita dalla segnalazione
dell’Associazione che, a luglio 2007, aveva fatto analizzare l’acqua dei
rubinetti della Val Pescara, provenienti dai Pozzi Sant’Angelo, a valle
delle megadiscariche abusive di Bussi, riscontrando alte concentrazioni di
contaminanti, tra cui il Tetracloruro di Carbonio e l’Esacloroetano
(sostanze tossiche per fegato e reni: la prima classificata come possibile
cancerogena per l’uomo). Successivamente, nonostante le smentite di alcune
delle persone attualmente indagate, tra cui il presidente dell’Azienda
Consortile Acquedottistica, Bruno Catena, e l’allora presidente
dell’Ambito Territoriale Ottimale sull’acqua, Giorgio D’Ambrosio, il WWF
aveva dimostrato come molti Enti fossero a conoscenza dell’inquinamento
dei pozzi Sant’Angelo fin dal 2004, senza però aver mai provveduto ad
informare i cittadini.
Dichiara Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo: “Siamo di fronte ad
uno scandalo di livello europeo che coinvolge quella che era la più grande
azienda chimica italiana: nella valle dei fiumi Tirino e Pescara è stata
realizzata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa. Il
quadro di inquinamento emerso dalle indagini è di proporzioni
inimmaginabili, visto che le sostanze tossiche e cancerogene in falda
superano i limiti di legge per centinaia di migliaia di volte. La
situazione è ancora più grave perché questo inquinamento ha determinato la
distribuzione a circa 500.000 persone di acqua che l’Istituto Superiore di
Sanità, smentendo l’Azienda Consortile Acquedottistica, l’Ambito
Territoriale Ottimale e
umano”. È il completo fallimento del sistema di gestione, controllo e
prevenzione dell’acqua denunciato dal WWF in questo anno e oggi portato
alla luce grazie all’impegno del Corpo Forestale dello Stato guidato d!
al Dr. Guido Conti e dalla Magistratura nella persona del Pm Aldo Aceto.
Le responsabilità dei singoli saranno accertate dalla Magistratura,
verificando così anche la situazione di quanti in questi anni sapevano e
non hanno fatto nulla.”
Domani, sabato 24 maggio alle ore 11:00 con appuntamento in piazza Italia
a Pescara (davanti al Comune) conferenza stampa dell’associazione.
Disponibile via e-mail per i giornalisti una cronistoria con i principali
documenti
INFO: 3683188739 (Augusto De Sanctis), 3358155085 (Dante Caserta)
PESCARA. Dopo poco più di un anno dalla scoperta della discarica di Bussi
e poco meno di 12 mesi dallo scoppio dello scandalo dell’acqua inquinata
arriva il primo atto importante e pubblico della procura di Pescara che ha
inviato nei giorni scorsi 33 avvisi di garanzia. I reati contestati sono
avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze
contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica,
turbata libertà degli incanti e truffa.
Gli avvisi di garanzia -che consistono nella comunicazione agli indagati
di essere sotto accertamento della magistratura- metteranno in condizione
i presunti responsabili di compiere i primi atti difensivi e, dunque, di
conoscere nel dettaglio le prove raccolte in molti mesi di indagine.
L’operazione della Procura, coordinata dal pm Aldo Aceto, ruota attorno
alle responsabilità che hanno portato alla creazione di quella che è stata
definita la «discarica tossica più grande d’Europa» (nel silenzio
totale di istituzioni e cittadini) e sulla scoperta nel 2004
(ma resa pubblica solo nel 2007) di veleni contenuti nell’acqua degli
acquedotti gestiti dall’Aca.
Il sito, scoperto lo scorso anno dal Corpo delle Guardie Forestali di
Pescara, è stato accertato essere il deposito dove venivano smaltiti
illegalmente materiali tossici dall’industria chimica pesante dagli anni
’60 agli anni ’90.
Si tratta di tonnellate di sostanze pericolose per la salute che hanno
inquinato i pozzi che servono l’area metropolitana Chieti-Pescara.
Tra i reati contestati a dirigenti Aca, Ato, industria chimica e enti
pubblici, passati e presenti, c’è l’avvelenamento dell’acqua, il disastro
doloso, la turbativa e la truffa.
Le analisi scoprirono la presenza di sostanze tossiche e cancerogene come
tetracloruro di carbonio, esacloroetano, meta-crilonitrile sostanze
che -secondo la medicina- possono provocare seri danni agli organi interni
come fegato, reni, colon.
Fra i 33 destinatari di avvisi di garanzia vi sono Giorgio D’Ambrosio
(Pd), in qualità di presidente dell’Ato, Donato Di Matteo (Pd), presidente
del Cda dell’Aca, Bruno Catena (Pd) presidente dell’Aca, Bartolomeo Di
Giovanni direttore generale dell’Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico
dell’Aca, Roberto Rongione responsabile Sian della Asl di Pescara e
Roberto Angelucci (Pdl) ex sindaco di Francavilla.
I 33 indagati devono rispondere a vario titolo di reati quali
avvelenamento delle acque, disastro doloso, commercio di sostanze
contraffatte ed adulterate, delitti colposi contro la salute pubblica,
turbata libertà degli incanti e truffa.
Reati che appaiono gravi in considerazione di come è stata gestita la
vicenda ed i rischi che sarebbero stati corsi da una popolazione stimata
in 500mila persone raggiunta dall’acquedotto gestito dall’Aca.
Mai in oltre 12 mesi è arrivata una sola debole ammissione da parte degli
enti preposti ai controlli e alla distribuzione dell’acqua. Si è sempre
preferito rigettare al mittente le preoccupazioni certificate e
documentate della presenza di sostanze cancerogene che non dovevano finire
nei nostri bicchieri.
Da parte dell’Aca, per esempio, e del suo presidente sono arrivate sempre
smentite quotidiane circa la pericolosità della situazione in atto.
Sarà ora la magistratura a valutare eventuali responsabilità ulteriori.
Quello della discarica e dell’acqua avvelenata è stato e rimane uno degli
scandali più grossi dell’Abruzzo venuto alla luce grazie alla tenacia del
Wwf regionale che si è battuto in prima linea per fare chiarezza e
divulgare notizie di importanza vitale.
Tutte notizie che invece erano state tenute segrete sebbene conosciute da
moltissimi amministratori locali che avevano partecipato a riunioni
ufficiali e tavoli tecnici ma che in oltre tre anni non hanno sentito il
dovere di informare la popolazione dell’inquinamento delle falde acquifere
che finivano poi nell’acquedotto.
Proprio ieri sera lo scandalo della discarica di Bussi è stato ripreso
dalla trasmissione di Michele Santoro, Annozero su RaiDue dove sono stati
ripercorse tutte le tappe ed i misteri di questi lunghi mesi. Meno di due
settimane fa poi questa brutta piaga era finita su un ampio servizio del
quotidiano di Torino
quanti avevano già dimenticato.
23/05/2008 14.14
Oltre ai vertici di Ato e Aca risultano destinatari di avvisi di garanzia
anche amministratori e
dirigenti dello stabilimento Montedison.
I dirigenti, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura pescarese,
avrebbero concorso ad avvelenare le acque destinate all’alimentazione
umana prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo.
Tutto questo sarebbe stato possibile tramite la realizzazione (dal 1963 al
1972) della mega discarica sequestrata a marzo scorso sul terreno
attualmente di proprietà della “Come iniziative immobiliari Srl” (oggi
Montedison Srl, società interamente riconducibile al gruppo
Montedison/Ediso).
Il sito dista a meno di
Pescara e destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere
di rifiuti, scaricati, stando all’accusa, fino al 1963 circa, direttamente
nel fiume Pescara.
L’inquinamento delle acque sarebbe proseguito poi con la realizzazione di
una seconda e di una terza discarica.
Gli indagati avrebbero contribuito, dunque, ad aggravare la situazione
nella zona sino a cagionare il disastro ambientale sul suolo e sottosuolo
delle aree interne ed esterne del polo
chimico-industriale di Bussi.
TUTTI GLI INDAGATI
Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche: Guido Angiolini,
amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di
“Servizi Immobiliari Montedison Spa” e “Come Iniziative Immobiliari Srl”;
Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont; Salvatore
Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano;
Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi
(1963-1975); Nazzareno Santini, direttore pro tempore della
Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992); Carlo Vassallo, direttore pro
tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di
Bussi (1992-1997); Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza
discarica; Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento
Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002); Giancarlo Morelli, responsabile
Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento
Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001); e poi Camillo Di Paolo; Maurilio
Aguggia; Leonardo Capogrosso; Giuseppe Quaglia; Maurizio Piazzardi;
Giorgio Canti; Luigi Furlani; Alessandro Masotti; Bruno Parodi; Bruno
Migliora.
FR:D on maggio 24th 2008 in Ambiente, Comunicati stampa
Il C.A.P. segnala a tutti i lettori un’iniziativa molto interessante, dal sapore provocatorio e dissacrante, ed insieme didattico e trapeutico! Si tratta di un concorso di fotografia indetto da alcune associazioni campane (nonostante l’emergenza rifiuti fa sempre piacere notare come la sensibilità verso certi temi resti alta!), che chiede ai partecipanti di fotografare mostri, ecomostri, abusi, scempi ed oscenità nel territorio campano, suggerendo come premio per i vincitori una virtuale e provocatoria demolizione dei soggetti! …ci auguriamo di poter presto organizzare qualcosa di simile anche qui!
Un grazie a Fabio che ce l’ha segnalato!
davide on maggio 23rd 2008 in Da fuori regione, Uno sgardo su..., architettura
C’è un’ottima notizia che circola da qualche settimana, ed è che il
petrolio potrebbe raggiungere
i DUECENTO DOLLARI il barile entro il 2009.Che significa al cambio
attuale circa 125 EURO al barile.
Da 125 a 159 euro ci sono altri 37 euro, e poichè un barile contiene
proprio 159 litri
dell’ormai nefasto liquido, dopo il 2009 basterebbe un ulteriore
aumento di meno di un terzo,
e voilà, l’untuoso liquame arriverebbe alla psicofatidica soglia di UN
EURO AL LITRO.
A questo punto però, per quanto possa sembrare già ovvio che cosa
questo significhi,
bisognerebbe scendere nei dettagli, per rendersi conto della reale
portata di tale evento.
Tutti gli Abruzzesi sanno quanto occorra per ottenere un litro d’olio
d’oliva.
Ebbene, con un litro d’olio d’oliva si possono percorrere anche 25
chilometri con un
veicolo abbastanza efficiente.C’è un fatto che però non è così
evidente agli occhi di chi
non s’intenda di agronomia.Quanti ettari di coltura d’olivo
occorrerebbero per fornire ai trenta milioni
di italautisti abitudinari, il prezioso liquido?.Ritengo che
occorrerebbero qualche dozzina d’Abruzzi,
Toscane, Puglie, e Ligurie messe insieme,a voler esentare
dall’ingrato compito le altre regioni olivicole.
E tutte quante intente a spremere drupe dal mattino alla sera,
oltretutto.
La domanda era volutamente provocatoria, anche perchè ci sono degl oli
vegetali
dai quali ottenere i famigerati “biocarburanti” che costano dal punto
di vista
della necessità di terreno agricolo, meno dell’ olio d’oliva.
Continuando di questo passo,e quindi
pensando in termini di equivalenze tra scenari energetici cosidetti
“biosostenibili” e in via di esaurimento
o di impraticabilità ambientale, possiamo capire molto bene, come il
nodo gordiano da sciogliere,
e alla svelta oltretutto, sia quello che riguarda la cosidetta
“impronta ecologica”, e cioè
di quanta superficie planetaria calpestiamo per condurre la nostra
esistenza di specie onnivora e insaziabile.
Molti s’illudono bambinescamente che con la tecnologia riusciremo a
risolvere tutti i nostri
problemi, ma uno sguardo minimamente equilibrato agli ultimi due
secoli di impiego della tecnologia
ci dovrebbe illuminare a sufficienza su ciò che essa può risolvere o
complicare ulteriormente.
Di fatto, in concomitanza con l’enorme impiego della tecnologia
moderna
nell’ultimo secolo, il tasso d’estinzione di molte specie, è aumentato
in maniera
così elevata, da essere paragonabile a quello di periodi in cui sulla
Terra sono avvenuti
dei grandiosi cataclismi.E per ora, non siamo stati ancora capaci di
resuscitare
una specie definitivamente estinta, nonostante tutte le tecnologie
bioingegneristiche sviluppate.
La tecnologia ha un prezzo, che deriva dalla necessità di mantenere
una società dedita alla
ricerca e trarmissione del scienza.Ma non tutti sono disposti a
studiare anni e anni.
La maggior parte di noi vorrebbe il miracolo tecnologico, ma senza
neanche pregare
il santo scienziato o inventore, e meno che mai destinargli
un’offerta.
Pensate a quante varietà di mele esistevano cinquant’anni fa.
E a quante la tecnologia agroalimentare, unita all’economia di mercato
ce ne fornisce adesso.
La qualità in quantità, sempre e comunque, evidentemente sono una
rarità su questa Terra.
Possiamo anche fregarcene e vivere accontentandoci di pochi compagni
di viaggio, vegetali, vertebrati o
invertebrati che siano, ma tutto lo splendore della varietà
traboccante degli esseri viventi,
fa anche parte del patrimonio della nostra psiche.E’ molto pericoloso
dissipare un simile patrimonio,
senza avere qualcosa in cambio che valga più del sacrificio connesso a
tale perdita.
Nessun aumento del P.I.L. potrà mai risarcire un essere umano della
perdita
di una esistenza irrimediabilmente svanita.
Forse, tutta la ferocia che sta dilagando nella società umana,
potrebbe essere
la conseguenza dell’ accorgerci che ci stiamo defraudando da soli.
E’ difficile trovare un equilibrio accettabile tra i nostri desideri
umani, e i limiti che l’ambiente pone
alla realizzazione di questi.E sarà ogni giorno più arduo, se non
altro perchè l’orizzonte geografico
e psicologico di ciascuno di noi, non possono estendersi di pari
passo.
Dovremmo coltivare delle menti leonardesche per riuscire in un simile
proposito.
Immaginare mille per realizzare dieci. E possibilmente movimentando
tre o due.
Per il momento sembra che sia invece un Attila ad ispirare le nostre
azioni.
E credo che se resuscitasse si spaventerebbe di noi.
Ritornando alla buona notizia, che tale considero veramente, sono
convinto
che l’uso intelligente dell’energia solare, e dico intelligente non a
caso,
sia il fondamento della salvezza dai guasti dell’era idrocarbonifera.
A patto che non ci si faccia prendere dal panico, e non ci si ostini a
considerare
la crescita materiale imperterrita come il paradigma inviolabile
dell’economia.
Anche con i pannelli solari, se non ci si astiene dai deliri
d’onnipotenza, si possono fare
delle cose pessime.Non è l’energia che ci manca, è l’armonia dei suoi
flussi.
Sulla superficie occupata dalla nostra sola ombra verso il tramonto,
arriva dal sole la stessa energia
che noi impieghiamo per sostentarci.Se fossimo capaci di raccoglierne
dieci volte tanto
già vivremmo in modo principesco.Volerne arraffare cento, mille volte
tanto, è da stolti tiranni.
Ci stiamo togliendo dalla schiavitù del bisogno, ma la libertà
godibile in questo mondo,
essenzialmente fondata sul sogno, è un velo sottile.Se gi agitiamo
troppo, si strappa.
E allora ritorna l’incubo di ritrovarci nudi in mezzo all’universale
eventualità della tormenta.
Marco Sclarandis
Marco Sclarandis on maggio 21st 2008 in Uno sgardo su...
qui di seguito riportiamo le lettere di risposta alle nostre segnalazioni, sono arrivate ieri in sede e spedite dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d’Abruzzo (L’Aquila).
- apri Segnalazioni qui
FR:D on maggio 20th 2008 in Archeologia industriale, Segnalazioni - Osservazioni
Bene. L’ennesimo iceberg s’è staccato dall’Antartide. Niente di nuovo,
se non fosse che è grande due volte l’isola d’Elba.
E ciò significa che è uno dei più grandi mai staccatisi dai tempi
delle misurazioni scientifiche.
E significa anche quanto sia ineludibile il cambiamento climatico
verso il quale non sappiamo se stiamo veramente preparandoci, oppure
sotto sotto non facciamo altro che cincischiare, confidando che se
abbiamo vissuto per millenni di sano fatalismo
e onorevoli superstizioni possiamo benissimo continuare un altro po’.
Molti indizi, gravi e pertinenti ci dicono che faremmo meglio a
cambiare il paradigma economico,
improntato al motto: Di tutto di più. E provare con quello: D’ogni
cosa il giusto.
Ma chi gliela va a dire una cosa del genere a tutti quelli che finora
hanno vissuto di pura sopravvivenza?
Inoltre:chi è capace di convincere miliardi di persone di che cosa sia
il giusto?
Bisognerebbe istituire un’assemblea planetaria per mettersi
d’accordo,
ma se fossimo capaci di fare una cosa simile, evidentemente ciò
significherebbe
che avremmo già affrontato alla radice la causa del problema.
Ce la caveremo, molto probabilmente, ma pagando il prezzo più elevato
pur ottenendo la stessa merce. Credo che dovremmo smaterializzare la
nostra vita.
Meno mattoni, meno carta, meno acciaio, ma pure meno pensieri, e così
via.
Ma per far ciò occorrerebbe meno frenesia. Purtroppo la frenesia non
si elimina col mocio vileda nè con mastrolindo. Non solo. Esistono
tante frenesie quante sono le persone al mondo. E ognuna va ridotta con
un rimedio specifico.
Che avete capito, non è acquistabile in nessuna farmacia
Però, camminando sotto le fronde di un bel bosco…….. camminando
in un bel bosco, possono venirci in mente degli esperimenti come
quelli che tanto piacevano ad Albert (Einstein) i cosidetti
“gedankenexperiment”
ovvero “esperimento mentale”
(vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_mentale) che
sicuramente lo portarono a vedere la forza di gravità,
non come una forza inspiegabile e misteriosa, ma come, il fatto che lo
spazio
non sia qualcosa che contiene semplicemente la materia, bensì da essa
ne venga deformato.
Questa idea, della deformazione dello spazio da parte della materia e
di conseguenza
anche dell’energia, che ne è un aspetto simmetrico ma equivalente,
ha fatto esclamare a uno dei massimi fisici del secolo scorso, Richard
Feynmann,
premio Nobel e mente davvero straordinaria:
“Non so proprio come una simile idea possa essergli venuta in mente!”
Di fatto, senza un’idea simile, difficilmente avremmo oggi tra le mani
uno strumento
come il GPS che per funzionare deve assolutamente tener conto del
rapporto tra spazio
apparentemente euclideo e deformazione gravitazionale dello stesso.
Oltretutto, la forza gravitazionale, deforma anche lo scorrere del
tempo.
Non aspettiamoci degli effetti diretti così eclatanti nella ordinaria
vita quotidiana,
ma se adoperiamo un GPS, questo ne deve tenere conto a meno di non
accontentarci
di una precisione che lo renderebbe inutile per molti scopi d’uso ai
quali siamo abituati.
Ritorniamo al nostro”gedankenexperiment”.
La superfice terrestre ammonta a circa 51 (cinquantuno) miliardi di
ettari, tutto compreso.
Sembra tanto, ma pro capite, sono sette ettari e fronzoli.
E, è bene ricordarlo, in costante inesorabile diminuzione.Quando
arriveremo ad essere
10 (dieci) miliardi di abitanti diventeranno cinque, fatti salvi i
fronzoli.
Per chi non è agricoltore, o geometra o palazzinaro, sette ettari
possono significare
poco, ma dovremmo cercare di immaginarceli questi attuali sette ettari
pro capite
in tutte le loro ecologiche conseguenze e implicazioni.
Una di queste ci dice subito che dei sette in questione, cinque sono
per noi umani
praticamente inabitabili, essendo fatti di oceano aperto, deserto, sia
di roccia che di ghiaccio.
Ne restano due, e il pensare che siano per nostro uso esclusivo,
cosa che facciamo ormai da qualche secolo, si sta rivelando l´idea piu
balorda
di tutta la storia umana.
Cominciamo a pensare seriamente che noi siamo una soltanto delle
specie tra milioni di altre
che vivono su questo pianeta.
E´vero che noi ci sentiamo unici fra tutti, e di fatto lo siamo,
ed è proprio questa unicità che rischia di condannarci ad una
estinzione atroce e precoce.
Siamo unici, sicuramente almeno per una ragione:
I nostri desideri, dovuti alla nostra immaginazione e alla nostra
fantasia,
sono virtualmente illimitabili.Basta entrare in qualsiasi centro
commerciale
per averne la dimostrazione tangibile.
Tutti gli altri esseri viventi, che sono unici per altre ragioni, lo
sono collettivamente
per una ragione mirabile: sottostanno imperturbabilmente alla legge
naturale
espressa da Antoine Lavoisier (tra l´altro l´inventore del nome
“ossigeno” e della moderna
terminologia chimica) espressa tre secoli fa, che dice
“In natura nulla si crea , nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
La rivoluzione francese è riuscita a ghigliottinare un simile
filosofo, ma, non divaghiamo.
Anzi, perché noi, pur dovendo sottostare a questa legge, cerchiamo di
infrangerla
così spudoratamente e stupidamente?
Questa è una domanda volutamente retorica, ma una possibile risposta
sta nel fatto
che non abbiamo ancora imparato a conciliare i nostri desideri con la
finitezza della nostra
culla planetaria.Possiamo sognare di realizzare castelli, strade,
mercati, templi più o meno
sacri e profani, organizzazioni mastodontiche, e pretendere che durino
quanto le presunte nostre discendenze, ma
la legge enunciata da Lavoisier non fa sconti a nessuno.
Il cambiamento del clima ne è una diretta e fulgida conseguenza.
Ogni desiderio materiale e immateriale realizzato, implica mutamento,
e in un mondo
limitato, il numero delle mutazioni tra un tempo e un altro, è
limitato pure esso stesso.
O tre, quattro miliardi di automobili come quelle in uso, e un pianeta
ridotto ad una landa desolata,
o cinque miliardi di mezzi di trasporto diversi e una terra vivibile
ancora per secoli.
Un umano in bicicletta consuma la minore quantità di energia per
chilometro percorso
e per stazza trasportata rispetto a qualsiasi altro essere in
movimento,
che sia un moscerino o una balena o un manager in carriera.
In Italia abbiamo mezzo ettaro pro capite, in Abruzzo quasi il doppio
ovvero circa ottomila metri quadrati, tutto compreso.
Se vogliamo realizzare tutti i desideri della nostre cornucopie,
questa è letteralmente
la terra di cui disponiamo.Possiamo anche scavare sottoterra, per
qualche decina di metri,
poi ci sono altri limiti che si fanno inaspettatamente avanti.
Possiamo fare di città come Pescara una novella Pesk York, perché no?
Così da dover prendere l´ascensore anche solo per fare una
passeggiata.
Oppure.
Immaginare alti mondi, reali, in cui vivere.
C´è un fatto a noi favorevole: lo strumento che ci permette di fare i
“gedankenexperiment”
dello stesso genere di quelli amati da Albert(Einstein)
consuma solo 25 wattora per ora di funzionamento.Basta rilassarsi e
metterla in moto.
Stesi sul divano o su di una vecchia poltrona.
Pensiamo a che cosa potrebbe portare l´applicazione di un
“gedankenexperiment” einsteniano
all´equilibrio tra noi umani e “il resto” dei viventi.
Vi faccio una proposta:
si tratta di raccogliere una foglia, di magnolia se amate le rime, e
di guardarla contro luce.
Una foglia di ortensia è l’ideale, ma peggio che mai va bene anche una
di lattuga.
Osservatene le nervature e considerate che quella rete
clorofillostradale, non è uscita da
uno studio di progettazione con tanto di targa d’ottone tirata a
lucido e di sito web.
Quella rete, funziona benissimo, e nonostante ciò, dura il tempo d’una
stagione o quello
necessario a mangiarsela, di un’orda di chiocciole e lumache affamate.
O la lattuga è proprio un essere inconsapevole della propria abilità
ingegneristica,
e pertanto avulso da qualsiasi logica di diritto d’autore a
salvaguardia della propria opera,
oppure c’è qualche altro motivo che spiega come mai lattughe
chiocciole e lumache coesistono
da millenni su questo bislacco pianeta.
Forse si divertono, forse sono lo stesso essere, in forma statica e
verdeggiante
e in quella lenta ma ambulante.
Vi lascio con questo machiavellico dilemma.
Ma sento già Albert sogghignare fra i campi elisi.
A presto.
Marco Sclarandis
Marco Sclarandis on maggio 10th 2008 in Ambiente
Anche quest’anno San Vito Chietino ha conquistato la bandiera blu per la qualità delle sue acque e della costa!
Intanto le compagnie petrolifere da poco hanno ottenuto i permessi per i sondaggi sul fondo del mare alla ricerca dell’oro nero…
Questa sotto è invece la foto scattata pochi giorni fa sulla Costa dei Trabocchi…è petrolio!!!
(Ringraziamo Pietro per il contributo fotografico)
Buona estate a tutti!
davide on maggio 8th 2008 in Ambiente
Intervento: edifici ad uso residenziale
Luogo: Pescara, Via Monte Sirente
Progettista: Luigi Coccia con Roberto Ferrini
Committente: Edildada s.a.s. Pescara
Anno di redazione del progetto: 1998 – 2000
Anno di esecuzione: – 2000 2002
Impresa esecutrice: Edildada s.a.s. Pescara
Dati dimensionali dell’intervento: superficie residenziale mq 1.100
Le Case Monte Sirente sono localizzate lungo il Fossetto del Confine, tracciato da un piccolo corso
d’acqua, oggi intubato, che separava originariamente il territorio di Pescara da quello di Francavilla al
Mare. Disposte parallelamente alla strada che si immette sul Lungomare Sud, le due costruzioni
insistono su un lotto stretto e allungato, elemento persistente di una antica trama agricola che
orientava i campi lungo la direzione collina-mare. Nulla rimane oggi dell’uso originario, la campagna è
stata totalmente assorbita dalla città, palazzine residenziali occupano i campi occultando il suolo
residuale con asfalto e betonelle.
Ad una chiara tipologia edilizia riconducibile alla casa in linea costituita da due unità abitative per
piano servite da un vano scala centrale, si sovrappone una immagine architettonica giocata sul
rapporto tra contenuto e involucro, tra mattone a faccia vista e cemento. Questi due materiali
vengono adoperati seguendo le tecniche costruttive tradizionali: il mattone, di colore giallo paglierino,
disegna la tessitura di un muro ad una testa, foglio esterno di una ordinaria tamponatura a cassetta; il
cemento armato, gettato in opera, definisce il telaio strutturale interno alle murature e, prolungandosi
verso l’esterno, disegna un involucro rigato che avvolge i due fabbricati. I materiali diventano così il
mezzo espressivo della forma che a sua volta traduce contemporaneamente una idea di staticità e di
dinamismo.
Se nell’edificio più arretrato rispetto al mare l’involucro genera un sistema di logge a protezione del
sole al tramonto, nell’edificio antistante la membrana di cemento bianco sale verso l’alto confluendo
nella copertura e aggettando verso il mare. Memoria di un involucro ritagliato e contraddittoriamente
ridotta ad elemento lineare, questa sottile membrana tocca tutti gli elementi della composizione, li
riassume, li accompagna sino al tetto, assumendo ogni impegno espressivo e formale. In copertura la
membrana riprende il suo valore tettonico tornando ad essere il profilo di un piano che coincide con
una falda del tetto e si prolunga sino a definire una grande terrazza aperta verso il mare. Ma questo
piano, che ascende verso l’alto, viene ritagliato e piegato al suo interno per comporre la seconda
falda del tetto. Un vincolo normativo che impone l’utilizzo di un tetto tradizionale a due falde, diventa
l’opportunità di una sperimentazione formale inedita che non rinuncia però a svelare, attraverso
opportune fessure ricavate sulla copertura, la sua natura costruttiva.
I due fabbricati nascono da una precisa esigenza dettata dalla committenza, quella di realizzare
piccoli alloggi per giovani coppie e per bagnanti. La piccola dimensione degli alloggi viene
compensata da ampi terrazzi di affaccio verso il mare e verso la collina, spazi di estensione della vita
domestica, luoghi potenziali per appropriazioni e microtrasformazioni; al tempo stesso l’involucro in
cemento rigato, connotando architettonicamente i fabbricati, definisce un ordine formale tale da
sottomettere le manomissioni operate dagli abitanti.
davide on maggio 7th 2008 in Visiting Architecture, architettura