Archive for gennaio, 2009

Pescara da salvare_lettere dalle Soprintendenze

Risposta a numerose lettere di segnalazione che hanno avuto per oggetto l’attività edilizia di demolizione e ricostruzione in via F. Filomusi Guelfi (cantiere denominato “Parco dei Guelfi”) e in viale della Pineta n.1 (“Residence Casablanca”); inoltre i lavori di restauro del Circolo Aternino in Piazza Garibaldi. Precedenti segnalazioni sul sottopasso in stile  liberty in via Lago di Scanno. Presto faremo un dossier con i dettagli integrati a una scheda sull’ex Fea.

La nota del 15 maggio 2008 si riferiva ad altri casi di demolizione, dai Gazometri Camuzzi, agli edifici storici limitrofi alla Stazione di Pescara Portanuova, al complesso di edifici (casino, filanda, “castello”) Giammaria e alla masseria Montani.

risposta alla segnalazione per la demolizione dell’ “Ex Fea”  risposta alla segnalazione sulle nuove sostituzioni urbanistiche di parti storiche della città di Pescara

Da Lettere dalle Soprintendenze_ex Fea
Da Lettere dalle Soprintendenze_ex Fea
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Ins*orti – Crepe Fertili/Crepe Urbane

Questo il titolo di una mostra fotografica che il collettivo dello Spazio Pubblico XM24 ha organizzato presso gli spazi dell’Urban Center di Piazza Nettuno,3 a Bologna.

L’esposizione di lavori nasce con lo scopo di scardinare il concetto di verde urbano e verde pubblico, espressioni con le quali si intende quella tipologia di spazi piantumati con essenze selezionate  e artificialmente aggregate. Pratica comune nella dimensione urbana (dal giardino pubblico, alla rotatoria, al marciapiede…),  carica di valenze positive e che vede al contrario gli spazi di risulta, i giardini privati e la vegetazione spontanea che nasce sui marciapiedi e tra le crepe dell’asfalto caricarsi di risvolti negativi. Questa secondo “verde” è infatti spesso additato quale promotore di incuria e disordine, di sensazioni isalubri, addirittura.

INS*ORTI brochure

Così il collettivo ha realizzato un atlante illustrato del “verde non autorizzato”  presente sul territorio bolognese. Una mappa delle crepe fertili della città che non è facile vedere tra le mani dei turisti, ma della quale più spesso noi progettisti dovremmo munirci anche solo come riferimento per una progettazione più consapevole, meno dogmatica e assolutista.

Ecco un elenco di riferimenti con i quali approfondimenti:

http://isole.ecn.org/xm24

http://crepeurbane.noblogs.org

http://campiaperti.org

http://reflecsa.contaminati.net

La mostra è visitabile dal 23 gennaio – 28 febbraio 2009 presso l’Urban Center di Bologna – Sala Borsa – Piazza Nettuno 3
Orari di apertura
lunedì: 14.30 – 20.00
da martedì a venerdì: 10.00 – 20.00
sabato: 10.00 – 19.00

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davide on gennaio 28th 2009 in Da fuori regione, Installazioni e mostre

Keoma

Questa nuova rubrica che il C.A.P. apre è dedicata al “paesaggio co-protagonista” nei film girati in Abruzzo.
Campo imperatore (L’Aquila) è stato il “fondale” di tantissimi spaghetti western degli anni ’70, uno
fra tutti è Keoma

…Keoma, il pistolero “mezzosangue” indiano interpretato da Franco Nero, giunge in un vecchio accampamento militare mentre cerca di raggiungere la sua città natia. Qui incontra una vecchia che trascina un carretto: è la Morte..

Una parte della scheda di Wikipedia descrive un pezzo dell’intro che vede questo incontro
“sovrannaturale”.
Keoma è un film del 1976, diretto da Enzo G. Castellari.
Il film è stato omaggiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2007
all’interno della retrospettiva sugli spaghetti-western.
Per altri siti di questo argomento visita www.abruzzofilmcommission.org

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FR:D on gennaio 25th 2009 in Motion Picture Landscape

Ponte del Mare_aggiornamento cantiere

Una passeggiata domenicale sulla Riviera Sud ed un salto sulla Nord, ed ecco un aggiornamento fotografico sullo stato di avanzamento dei lavori:

Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 1

Veduta dal molo Sud verso le strutture dell’Ex Ortofrutticolo.

Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 2 Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 3

Rampa sulla Riviera Sud e armatura del quarto pilone sul molo Sud.

Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 4 Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 5

Discesa a terra e fondazione sulla Riviera Sud.

Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 6 Ponte del Mare_aggiornamento cantiere 7

Discesa a terra sul molo Nord e vista della pendenza della rampa.

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davide on gennaio 22nd 2009 in Paesaggio/Sviluppo, architettura

Recensione: _La speculazione edilizia_ I. Calvino

 calvino

Edito da Mondadori negli Oscar. 150 pagine.

E’ da un po’ che Quinto non fa più ritorno al paese; i suoi occhi si perdono fuori dal finestrino del vagone del treno in un paesaggio familiare, eppure sempre nuovo. Le nuove costruzioni e le gru disegnano nuovi orizzonti e ne coprono altri. Quinto non ama tornare, lo fa solo di rado e di malavoglia, sente già il peso di questo viaggio e l’angoscia di quello che la sua, seppur breve, permanenza comporterà!

Calvino descrive la vita di questo personaggio di pari passo a quella del territorio (nel quale si muove) e dei suoi cambiamenti, in un inscindibile rapporto che accosta gli uomini alla terra alla quale sono legati. Così gli insuccessi del protagonista sono gli insuccessi del suo paese natale, sono gli abusi, le speculazioni e i cancri del paesaggio.

 

Quinto, soffre la sua condizione di intellettuale mediocre trasferitosi nella grande città alla ricerca di una realizzazione che tarda a venire, ripudia le sue origini e guarda con sufficienza alla vita bigotta e asfittica del paese.

Ma ora è costretto a tornarvi, non di certo per una questione di piacere, ma per ragioni di lavoro. Tenta un riscatto e paradossalmente lo cerca proprio li dove non credeva di avere speranze.

Ha sempre invidiato il pragmatismo di molti suoi colleghi e la capacità di questi di muoversi con facilità nel mondo degli affari e di gestire con disinvoltura denaro e contratti.

Decide così di dare una svolta alla sua condizione e a quella della sua famiglia vendendo una parte del giardino della loro residenza ad un costruttore, e guadagnare dalla vendita degli appartamenti.

Ma “il Caisotti” è uomo schivo e di pessima fama, e nonostante Quinto ne sia conscio non rinuncia all’affare, e per di più non può fare a meno di provare per lui compassione (arrivando perfino a fare il “tifo per quel “povero” imprenditore sceso sulla costa in cerca di fortuna e creatosi dal nulla!), anche quando le questioni di pagamento e la realizzazione degli appartamenti prenderanno una piega inaspettata!

Calvino in quello che descrive come il suo scritto più vicino ad un romanzo, racconta di una condizione comune appartenuta alla società italiana che risulta incredibilmente attuale, una situazione culturale che ha disegnato l’odierno assetto urbanistico e paesaggistico del nostro Paese, assetto al quale ancora oggi ci riferiamo e con il quale dobbiamo fare i conti!

 

Ancora una volta Calvino si dimostra estremamente sensibile ai temi dell’architettura, della città e del rapporto che queste instaurano con il paesaggio e con l’uomo e le sue attività.   In queste poche pagine troverete il tempo ed il modo di identificarvi nei personaggi, di indignarvi e/o fare il tifo per loro.

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davide on gennaio 17th 2009 in Recensioni

Usciamo dal petrolio!

Il C.A.P. desidera invitare tutti a partecipare ad un interessante incontro organizzato ad Ortona (da WWF, Legambiente, Abruzzo in Movemento, Colonne d’Ercole), per discutere i temi delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale. Per la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti energetiche. Per uscire fuori dalla dipendenza da energie fossili.Titolo dell’incontro “Nuova Energia per uscire dal Petrolio” al quale prenderanno parte tra gli altri la Dott.ssa Maria Rita D’Orsogna, Dante Caserta e Angelo Di Matteo.Vi aspettiamo presso la sala EDEN, il 16 gennaio ore 17.30 ad Ortona abruzzo in movimento
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davide on gennaio 15th 2009 in Ambiente, Manifestazioni, Redazione

Francavilla al mare, La Civitella. Fare tesoro del passato.

“Non un albero nè una casa sono rimasti in piedi, il muro più alto vi arriva al ginocchio…il vento non solleva un granello di polvere, tutto sembra già schedato e giudicato”. Sono le parole con cui Ennio Flaiano descrive Francavilla dopo essere stata minata e rasa al suolo dalle truppe tedesche durante il secondo conflitto mondiale: gli edifici rimasti in piedi si attestarono intorno al 2% del totale.

francavilla_ciarrapico

Sotto questa luce appare evidente la valenza storica degli edifici sopravvissuti, tra questi: i ruderi delle mura di cinta e delle torri medievali, un Palazzo del XVII sec. denominato Torre Ciarrapico, i resti della Chiesa di San Francesco, probabilmente del XII sec.; Giuseppe Iacone descrive quest’area come una sorta di “acropoli”, perchè sita sulla vetta di un colle prospicente il mare e per la sua conformazione, una cittadella difesa dalla sua stessa posizione: è denominata, infatti, La Civitella.

Rimango ancora attonita al pensiero dello stato di noncuranza in cui verte questa porzione di città; ho scelto di indagarne le vicende storiche sia per comprenderne le dinamiche, ma soprattutto per ribadirne il valore.

La chiesa di San Francesco risale, probabilmente, al XII sec., allora consacrata a San Giovanni Battista; la prima fonte certa documenta il suo acquisto nel XIII sec. e l’edificazione di un convento ad opera di un gruppo di frati francescani; fu chiuso nel 1652 a seguito della Soppressione Innocenziana; una descrizione di Pietro Piccirilli documenta l’esistenza della chiesa alla fine del XVIII sec.. Oggi questo rudere ospita una piccola cappella chiusa al pubblico ed una stanza utilizzata come garage per biciclette dagli abitanti delle case adiacenti.

Il palazzo nacque come sede baronale, durante la guerra venne utilizzato dai tedeschi come quartier generale e punto d’avvistamento: deve alla sua posizione e alla loggia all’ultimo piano il motivo della sua integrità; nel dopoguerra diventò di proprietà comunale e, nel 1988, subì un restauro, ad opera dell’ing. R. Raciti. Per un po’ di tempo si pensò di rendere questo spazio una “Torre slow-food”, ma il progetto, attendendo la costruzione dell’ascensore che permettesse l’abbattimento delle barriere architettoniche, ha perso vigore ed appare, all’oggi, tramontata.

Nel 2004 l’associazione culturale Lalipè decise di organizzare una mostra per artisti emergenti del territorio, nacque l’idea di utilizzare Torre Ciarrapico, ancora in disuso, che si rivelò particolarmente adatta, in special modo per la sua valenza scenografica (vedi www.spazievasi.it); questa iniziativa valse all’associazione la possibilità di utilizzare la Torre come sede, seppure provvisoria, e all’edificio di essere manutenuto e conosciuto; ma l’ufficialità della destinazione di alcuni spazi a Lalipè non è mai stata concessa.

Nel 2008 sono iniziati i lavori per la realizzazione di un ascensore panoramico, che, se da una lato permetterà la fruizione pubblica della Torre, ne distruggerà l’unità architettonica, utilizzando un linguaggio tecnologico fuori luogo e posizionandosi sul lato maggiormente visibile.

francavilla_ciarrapico 2

La Civitella soffre, più che del singolo intervento in sé, della mancanza di un progetto unitario di restauro urbano, nonostante il valore storico-archeologico dell’area.

La lettura dello stato attuale di questa porzione di città è intimamente connessa alle vicende del dopoguerra; le decisioni circa la ricostruzione furono dettate dall’emergenza. Nel 1947 duecento famiglie vivevano ancora nei campi profughi o come sfollati nei paesi limitrofi, (inizialmente furono circa seimilacinquecento); nel 1951 venne approvato il piano di ricostruzione dell’ing. Vittorio Ricci, preferito al più costoso piano Masci-Bonfanti.

Il progetto scartato è degno di riflessione poichè costruito intorno ad una lucida visione della città, dotata di un nuovo sistema viario, strutturata in due centri: quello turistico nella zona Sirena e quello economico-amministrativo a San Franco, l’antico borgo; il piano prevedeva inoltre lo spostamento della ferrovia. Con il senno di poi quel progetto appare lungimirante ed anticipatore delle problematiche urbanistiche dell’attuale città.

francavilla_ciarrapico 3

Il piano Ricci lasciò, invece, invariato lo schema viario a spina di pesce del borgo, ampliando le rue disposte perpendicolarmente a Corso Roma, la via principale; l’esigenza sociale spinse ad edificare in questa zona molte opere di edilizia popolare.

Oggi la questione di una riqualificazione urbanistica e della tutela degli edifici storici sono connesse a criticità di ordine sociale: il quartiere, da antico centro, è diventato periferia: ci sono poche attività commerciali ed è scarsamente frequentata, nonostante ospiti il Municipio ed edifici di interesse storico- culturale, quali Santa Maria Maggiore di Ludovico Quaroni, il Museo Michetti, ampliato da Mosè Ricci, custode di due tele del pittore a cui Francavilla ha dato i natali e promotore di molti eventi interessanti, ma scarsamente pubblicizzati; inoltre tra gli edifici si incontrano spesso punti panoramici.

La Civitella subisce vicende altalenanti, oltre agli edifici già descritti, si assiste con rassegnazione all’uso privato di una torre medievale e dei resti delle mura, o al triplicarsi di cubatura a seguito di una ristrutturazione.

francavilla_ciarrapico 4

clicca per ingrandire:

francavilla_ciarrapico 5 francavilla_ciarrapico 6 francavilla_ciarrapico 7

Francavilla ha vissuto l’esperienza degli errori di una ricostruzione frettolosa e priva di una visione di città, ma, evidentemente, non sa fare tesoro del passato. Eppure i francavillesi sono fieri della propria storia, della città giardino che valse al paese l’appellativo di perla del mediterraneo agli inizi del XIX sec..

Con rammarico devo affermare che il passato è qui un ricordo e non un maestro.

Agnese D’Orazio

P.S.

Alla luce di questo si può leggere anche l’edificazione di uno dei pochi tratti di lungomare non Francavillizzati, presso i confini con Pescara (Francavillizzazione è il termine utilizzato per definire la cementificazione costiera!).

Fonti bibliografiche:

Chieti e la sua provincia. I Comuni., 2002.

A. Erseghe, G. Ferrari, M. Ricci, Francesco Bonfanti Architetto, 1986.

G. Iacone, La Torre Ciarrapico e la chiesa di San Francesco, 1988

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Agnese DOrazio on gennaio 9th 2009 in Paesaggio/Sviluppo, architettura

Tiburtina Valeria#3_Dilavamenti strategici

Lanciamo un appello al Comune di Chieti. La tutela degli edifici storici, la commissione a tutela dei edifici storici nel Comune di Chieti, di cui tanto si parlò sui giornali, è rimasta lettera morta. Bisognava rendere partecipi le Associazioni ambientaliste e a difesa del partimonio storico della pianificazione in vista della Variante al P.R.G. Chieti continua a patire una speculazione edilizia sregolata. Mentre i giornalisti della Stampa nazionale colgono tutte le storture della realtà locale (si veda Rumiz sull’edificazione del Centro commerciale Megalò), i media locali, incapaci di inquadrare la situazione, quando non addomesticati e messi sul libro-paga dai politici (come accertato recentemente, a margine dell’inchiesta che ha colpito il Sindaco di Pescara).
Vogliamo dire la nostra sulla città. Fateci parlare! Ascoltate le nostre obiezioni!

Andrea Iezzi

Aggiorniamo la situazione vista nel luglio 2008 in zona Stadio Angelini (Chieti Scalo).
La copertura della casetta di terra retrostante ad un edificio in mattoni (all’epoca in vendita), è stata completamente eliminata, lasciando cosi dilavare le pareti in terra attraverso la pioggia. Notate come nel video di questa estate erano ancora in piedi le travi di copertura del piccolo edificio. Si attende che crolli la casetta per demolire il resto?
Ricordiamo che le case in terra cruda sono tutelate ai sensi della LR 17/97. Alcuni comuni confinanti con quello di Chieti hanno già fatto i loro censimenti inclusi nelle loro varianti.
Un altro edificio da segnalare è questo piccolo casale (XVIII secolo?), che ha subito varie vicissitudini (in procinto di demolizione, o di restauro?), si trova in via Ettore Moschino, sulla via Vestina di Chieti (zona Ospedale-Università, davanti all’erigendo “Villaggio Mediterraneo”. Da notare che i palazzi Di Cosmo, speculazione giustificata dai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, non tengono in alcun conto questa importante preesistenza.
via-vestina-chieti-small.jpg
Continuando la Tiburtina-Valeria, a Sambuceto (via Nenni) un altro casino in una tipologia con una torretta quadrata che svetta sull’edificio. Fino a pochi anni fa era presente un altro edificio simile sulla Tiburtina a Chieti Scalo, demolito per lasciare il posto a un palazzo intensivo. Arriviamo a via Aldo Moro, sempre a Sambuceto. Il Villino Di Ilio è un interessante edificio di gusto liberty, corpo centrale integrato con l’abbaino e una simpatica bicromia dei mattoni sulle piattabande e sulla cornice della finestra circolare centrale. Attualmente il parco sul retro è interessato dalle solite edificazioni intensive.
villino via aldo moro sambuceto fronte villino aldo moro 2
Finiamo questo piccolo giro con un villino famigliare “economico” in via Alento a Pescara, dietro la Stazione di Portanuova. Un tempo era una tipologia abbastanza diffusa, con portichetto e colonnine in cemento. Uno era in via Savonarola, con colonnine in graniglia rosa, un’altro in viale Marconi al n.74, dove oggi, dopo una “demolizione-ricostruzione”, c’è un fabbricato osceno… Dopo le demolizioni di questi anni è rimasto un “documento”. Alcuni villini simili si trovano alla Pineta Dannunziana. Una variante più “nobile” di questo edificio è il Villino De Lucretiis, purtroppo interessato da lavori di “restauro”, poi bloccati.
villino via alento pescara
Vorremmo ricordare l’intento “esploratore” di questa rubrica, segnalare ai nostri politici nuovi “percorsi” da seguire, quali la valorizzazione territoriale lineare, e la maggiore attenzione che deve essere data agli edifici e ai nuclei storici, sparsi o in centri urbani, anche nei casi in cui l’abbandono, o interventi incongrui ne rendano più difficoltosa la lettura.

Visualizzazione ingrandita della mappa

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FR:D on gennaio 3rd 2009 in Viaggio sulla Tiburtina