Archive for aprile, 2009

Antimodellista, empirico, contestualista.

Roberto Secchi

Il contesto, l’architettura e la forma, il rapporto tra l’uomo e la Terra, le avanguardie degli anni ’60, e l’importanza della scala umana del progetto, i nuovi strumenti di rappresentazione.
Queste sono solo alcune degli argomenti discussi con Roberto Secchi oggi, in un incontro tenutosi in Facoltà a Pescara, promosso per il laboratori di tesi in Composizione.

Sulla parete una serie di immagini di personaggi, figure umane e momenti relazionali, ad accompagnare le riflessioni di questo interessante relatore che ha voluto raccontare la sua esperienza professionale e insieme una parte della storia dell’architettura italiana dal dopoguerra ad oggi, concentrandosi soprattutto sul rapporto con il contesto.
La sua nota attenzione verso il progetto urbano, i suoi studi sull’architettura tedesca,  e la ricerca di protesa verso lo spazio delle relazioni umane, sottolineano fortemente insieme alle sue parole la questione dell’etica del progetto.

Hanno colpito soprattutto alcune riflessioni di carattere generale sul tentativo dell’uomo di afferrare la forma nel naturale scorrere della vita. La Forma come intrinseco bisogno (tentativo) di “de-finire”, ovvero ridurre, semplificare, conferire dei limiti, confinare, delimitando un dentro e un fuori e (intrinsecamente) un prima, un dopo e un ora. La forma, quindi, come possibilità di un dove e di un quando. Ma è forse la forma, solo il vano tentativo di immortalare un istante in un continuo flusso in divenire di esigenze e mutazioni formali e prestazionali, nella vita come nell’architettura (sotto-categoria della prima). Da qui nasce una consequenziale riflessione, cioè questa istantanea rappresenta la verità, o se non altro la ricerca di questa. Si tratta se non altro di un’interpretazione della verità.
Un intervento urbano, un progetto, è infatti (speculazioni e mediocrità a parte) un’interpretazione del paesaggio, della città, del contesto, e quindi la verità del progettista. Ma come tale, una sola possibile verità, non la realtà! Da qui però infinite considerazioni scaturiscono circa il significato di verità e realtà. Pertanto quella che inizialmente potrebbe apparire come un interrogativo senza fine, una questione paralizzante per la responsabilità che ne attribuisce al progettista, tutto sommato si trasforma in una questione etica, che di certo non alleggerisce il peso gravante sulla matita dell’architetto, ma lo riconfigura in un quadro secondo il quale ogni intervento è soggetto a molteplici interpretazioni, cosicchè le future configurazioni del paesaggio andranno ricondotte entro la logica per cui ogni nuovo progetto rappresenta la personale (e qui entrano in gioca la cultura personale, l’approccio, la formazione, il ruolo del progettista, le necessità della società, ecc.) interpretazione del “volto” che si sta ritraendo sulla tela!
Ovviamente qui le considerazioni circa il fatto che il paesaggio e la città non sono esattamente una tela sulla quale si possa stendere uno strato di bianco e ridipingere come nulla fosse sono alla base di un ragionamento che forse tende a muoversi ad un livello successivo.

Questo lungo ragionamento per giungere alla conclusione che “non si può uscire dalla forma”!
La forma è la chiave dell’interpretazione.

La Forma non è quindi a priori, ma ogni volta è funzione del nuovo approccio con il contesto. Non si può essere schematici, settari e pregiudiziali nella scelta della forma. Ovvia, quando non esplicita la denuncia di certa architettura firmata e riprodotta in serie, e di certa architettura che anche quando coltissima scivola in mediocri banalizzazioni e allusioni alla forma organica, zoomorfa, ecc.
Tanta simulazione della complessità era più degnamente infusa nell’eclettismo, tra le prime concezioni di complessità!

Da qui Secchi più volte si riferisce ai movimenti avanguardisti, e delle loro peculiarità lette attraverso gli stilemi usati nella rappresentazione dell’architettura; fino ad infervorarsi quando racconta della totale assenza della figura umana nelle rappresentazioni di quell’architettura autonomista degli anni ’60, che sottolineava la purezza dell’architettura.
Ed ancora torna il discorso al rapporto con il contesto, fondamentale tanto nella concezione, quanto nella rappresentazione del progetto. Lo skyline ad esempio come strumento per eccellenza del confronto e della verifica dell’oggetto architettonico. Poi una parola sul “foglio bianco”.
Il foglio bianco è follia!!! Terribile atteggiamento progettuale.
L’architetto non disegna sul foglio bianco ma sulla cartografia, sull’esistente, su riferimenti reali al costruito e al paesaggio. L’architetto è soprattutto un tecnico e come tale risponde alla richiesta di contemporaneità!

L’incontro con Roberto Secchi è stato uno di quei momenti che tengono l’attenzione dello studente sempre concentrata e mai lo allontanano con dissertazioni sofistiche ed elitarie, ma sempre con un riferimento all’etica e alle relazioni storiche. Lezione interessante!

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davide on aprile 29th 2009 in architettura

Prassi consolidata – atto ultimo

Da più di un anno abbiamo seguito un percorso giudiziario travagliato e lungo, finito però il 14 Aprile 2009.Parliamo dello scempio in piena zona Pineta Dannunziana venutosi a creare affianco al Villino Geniola, riconosciuto come patrimonio architettonico monumentale e appartenente all’ architetto Anita Boccuccia. Lo stesso dichiara che questo è il primo caso di un inversione di marcia per quanto riguarda la salvaguardia dei beni architettonici storici di una città che troppo spesso ha tralasciato i suoi punti forti, dove gli stessi tecnici del comune dichiaravano l’area “terreno di battaglia” ovvero area già compromessa e irrecuperabile.

Il proprietario del villino demolito Mario Domenico Farina, indagato per abuso edilizio, è stato condannato a 2 mesi di reclusione e a pagare 25 mila euro. Inoltre i tecnici comunali, Tommaso Vespasiano, Alessandro Coppa e Franco Liberatore,come l’architetto progettista,Giovanni Placentile, indagati per abuso d’ufficio e abuso edilizio, sono stati condannati a 8 mesi.La soddisfazione in questo sta anche nel pronunciamento di condanna in primo grado del Tribunale Penale di Pescara venuto sul limite tempistico della prescrizione, in poche parole una specie di calvario a lieto fine (per ora). Condanna, in generale ,definita maggiore di quella richiesta dal pm, come affermano gli avvocati dell’architetto Boccuccia,  Gerardo Mariano Rocco di Torrepadula  e Francesca Ruggiero. Nell’inchiesta Italia Nostra si è costituita parte civile e in questa copia della memoria, lasciataci gentilmente dall’avvocato Fausto Corti in una udienza di qualche mese fa, ci chiarisce sotto un profilo tecnico la gravosità del danno ambientale accusato.

Lo stato dei luoghi oggi è in parte già compromesso dal cantiere oggetto di accusa (quello sequestrato dal 2004 del Farina) che se demolito e ripristinato alla fase ante-2003 entro quattro mesi dal passaggio in giudizio della sentenza, eviterebbe il carcere ai condannati.

Continueremo a parlare dell’argomento nei prossimi articoli sperando che tale clima positivo possa estendersi alla faccenda “ricostruzione” riguardante tutto l’Abruzzo danneggiato dal sisma, e che già vede le sue prime vittime in quel patrimonio architettonico ritenuto da altri “salvabile”.

Tra i primi a parlare della sentenza c’è PrimaDaNoi

Bird’s eye Geniola

 Cantiere sotto sequestro affianco al Villino Geniola (Microsoft virtual earth)

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Coletti tenta il colpo di mano sulle aree dismesse dello scalo

 

 

A un giorno dallo scioglimento Coletti porta, domani 21 Aprile, alla ratifica del Consiglio Provinciale l’Accordo di Programma, sottoscritto il 14 Aprile scorso con il Sindaco Ricci, che prevede una variante al Piano Regolatore del Comune di Chieti per inserire, tra i siti idonei all’insediamento di attività produttive, 28 ettari ricadenti nell’ambito di competenza dell’ Asi, oggi quindi destinati ad insediamenti industriali. I progetti selezionati dal Comune di Chieti fanno capo a Toto, Sixty, Iac e General Sider e ad oggi non è possibile sapere quali tipi di attività si vogliono insediare. Probabilmente si tratterà dell’invasione di centri commerciali, parchi divertimenti e altro che stravolgerà l’assetto della zona. Sembra che il progettista interessato sia lo stesso di sempre, legato a filo doppio a politici di centrosinistra e centrodestra. L’ennesima operazione speculativa, in spregio dell’interesse collettivo, che vanifica qualsiasi tentativo di programmazione territoriale e di sviluppo ragionato e condiviso della città. Ciò avviene nonostante il parere negativo dell’Ufficio Urbanistica della Provincia, la contrarietà dell’Assessore Nelli ed il voto contrario già annunciato dai Consiglieri di Rifondazione Comunista.

L’Ufficio Urbanistica della Provincia di Chieti ritiene le determinazioni comunali non compiutamente coniugate con gli indirizzi di pianificazione già definiti che mirano ad una più stretta correlazione con le attività residenziali e di servizio. Inoltre le proposte andrebbero inserite nell’ambito di una revisione più generale del Piano Regolatore Territoriale e non fatte passare attraverso Accordi di Programma.

Rifondazione Comunista chiama tutti i cittadini alla mobilitazione cominciando col partecipare al Consiglio Provinciale che si terrà domani 21 Aprile alle ore 17. Rivolge inoltre un appello alle forze politiche di maggioranza e di opposizione affinchè si oppongano col loro voto negativo all’ennesimo scempio riguardante aree su cui gli appetiti sono sempre più forti.

Con la mobilitazione immediata e con tutti i mezzi possibili Rifondazione Comunista impedirà l’approvazione della Delibera proposta da Coletti e annuncia l’ostruzionismo anche nel Consiglio Comunale di Chieti che sulla materia dovrà essere convocato entro il 14 Maggio. Se non ci sarà un immediato dietrofront Rifondazione Comunista non esiterà ad uscire dalla Giunta e dalla maggioranza in Comune di Chieti.

 

Chieti, 20 Aprile 2009

 

Il Segretario Provinciale PRC Chieti

Riccardo Di Gregorio

 

 

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FR:D on aprile 20th 2009 in Redazione

I Valori, l’Identità e la new town

 nuova gibellina

piazza di Nuova Gibellina, una new town (http://it.wikipedia.org/wiki/Gibellina)

Sono parzialmente rilassato adesso, quando vedo la reazione aquilana sulla ricerca della propria identità e dei valori, dopo il dramma avvenuto.
Catastrofi naturali prescindono dall’incuria dell’uomo e dalle scelte azzardate che ci spingono con violenza verso casi-limite come Gibellina, una new town da laboratorio hollywoodiano che guarda con miseria d’animo il cretto di Burri, grande colata bianca sulle spoglie dei resti urbani dilaniati dal sisma del 1968.

Li anche vedo Pescara, martoriata da “terremoti” più silenti, dal dolore più diluito nel tempo e pur sempre costante, nati dalla volontà precisa del rifiuto di se stessi, del ricrearsi con la sola logica speculativa, così raggiungendo la fisionomia sociale di un grande Cretto che si regge su effimeri slogan.

I palazzinari stanno dietro l’angolo, già si leccano i baffi, il rito si ripete ad oltranza, nuove volumetrie di materia molto debole, nuovi scempi urbani e sub-urbani.
Meglio star fermi allora!!
Qui oggi invece possiamo decidere per tutto, vediamo l’ospedale civile de L’Aquila, le quali strutture sono state il risultato di cantieri a singhiozzo e qui possiamo accostarlo idealmente all’idea scellerata del recupero palazzaccio di Bucchianico dopo 40 anni di assenza di funzione e manutenzione.
Scrolliamoci di dosso ogni retorica da campagna elettorale quando vediamo Borgo Marino o la filanda di via Monte Bolza a Pescara, la Pescara vera che gli interessi privati non vogliono più, anche negli ultimi lacerti.
L’Abruzzo è tutta un dolore, tutta un crollo, tutta una tremenda perdita, e le perdite si avvertono più nel domani che nel presente, quando altri fattori esterni ci inviteranno (facendo leva sulla nostra crescente pigrizia intellettuale) a dimenticare, quando guardando ai nodi che vengono al pettine preferiamo i soldi e la sterilità alla crescita e il ricordo.

Quando, infine, guardiamo Collemaggio con transetti e abside a terra, le porte della città, Santa Giusta, come tante chiese e come tante case, ci si limita ingenuamente a sperare in un buon restauro, in tal modo per il tessuto storico minore che lo si passa per irrimediabilmente lesionato, quando basterebbe restaurarlo e non sostituirlo, realtà tutte difficilmente controllabili. Che questo non sia scambiato per un appunto di rassegnazione.

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Potevamo noi

terremoto paganica chiesa

Potevamo noi
che siamo ossa in bilico
tenute in tale stato
da soffice e pensosa carne
sì da poter mirare
profondo d’orizzonte
dove dritte vie si fondono
potevamo non pagare noi
onore tanto grande
senza onere pesante

noi che scaviamo grotte
e delle cavate pietre
rotte con fatica e ingegno
innalziamo torri snelle
cupole bastioni e forti
posti ad ornare colli
e indurre a invidia monti
noi vertice di follia al mondo
abissi di pazienza e astuzia
di Damocle sottostiamo a spada

la Terra dal profondo
ostinata ci ricorda il compito
lo fa con tremendo rombo
con aleatoria scossa
a pura coincidenza unita
stiamo su questa crosta
in transito verso altre oasi
forse più permanenti
macerie salme profughi
ne sono suoi testimoni

sisma acquattato al buio
insidioso come serpente
tu non sei mandante
neanche sei tu sicario
ma salomonico esecutore
sapremmo inocularci antidoto
scampare al tuo fatale morso
eppure ci distraiamo
incauti ammassiamo fango
fingendoci che sia marmo

scesa che sia la polvere
alzatosi su di lei il silenzio
piante le dovute lacrime
rialziamo le nostre vertebre
drizziamole come colonne
se noi erigiamo templi
può essere che lo facciamo
per rispecchiarci in essi
ammirare luccichio d’eterno
filtrato da un divino lampo

altrimenti abiteremmo tane
di vesti non ci copriremmo
non avremmo soggiogato il ferro
non avremmo indagato il sangue
non dato nome ai campi
nemmeno c’interesserebbero
le angustie degli antenati
che pane mangeranno i posteri
se dal suolo veniamo scossi
è solo per ricordarci d’essere

viventi quanto mai speciali.

foto Chiesa della concezione, Paganica. Raffaella Del Biondo

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Marco Sclarandis on aprile 13th 2009 in Redazione, Terremoto Abruzzo

6 aprile 2009 – ore 3.32

laquila-terremoto

 

Ci stringiamo commossi intorno alle persone colpite da questa tragedia.
Offerte di aiuto e messaggi di cordoglio arrivano da tutto il mondo per un disastro che ci lascia senza parole. Onna (piccola frazione dell’Aquila) quasi non esiste più e conta molte giovani vittime, migliaia sono gli sfollati nella città de L’Aquila, il numero dei morti sembra crescere ancora.
Un dolore che colpisce una città e un territorio stupendo, da persone che si sono sempre distinte per animo gentile e accogliente. Ricordiamo S. Demetrio né Vestini, Paganica, Fossa, Tempera…e molti altri piccoli (ma grandi) nuclei, tutti colpiti.
Come sempre in questi eventi anche i danni al patrimonio storico-architettonico sono ingenti, tanto più quando ad essere colpiti sono i luoghi ricchi di storia e architettura. Numerosi sono infatti i monumenti danneggiati: crollata la parte absidale della basilica di S. Maria di Collemaggio, la cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, il campanile della chiesa di S.Bernardino, crollata parte del transetto del Duomo e Porta Napoli. Danni inoltre alla fortezza spagnola che contiene il museo nazionale.
E’ un triste censimento di morte.

dal centro di volontariato di Pescara :
EMERGENZA TERREMOTO: AVVISO ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

Si comunica che chiunque fosse interessato a mettersi a disposizione come volontario per l’emergenza terremoto che ha colpito la nostra regione può contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara telefonando allo 085 2057631.
Chiunque fosse interessato a donare sangue, può farlo recandosi presso:
- Centro Trasfusionale dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), tel. 085 4252687; presso lo stesso centro è attivo anche il punto di raccolta della Fidas Pescara, tel. 085 28221 (chiamare prima);
- centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n. 10, tel. 085 4221129;
Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell’Abruzzo, in via Celestino V (zona nuovo tribunale, tel. 335 7750780): il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell’Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.
Tutti i volontari di Pescara e provincia sono invitati a contribuire nei limiti delle loro possibilità.

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FR:D on aprile 6th 2009 in Redazione, Terremoto Abruzzo

Un piano diabolico

 

Piano-casa di Silvio Berlusconi. Aumenti di cubature e demolizioni facili per la “bioedilizia”, non ci sono fondi per l’edilizia pubblica (per chi non ha casa).

Breve cronaca di un mese tempestoso…

 berlusconi negativo

clicca su Piano Casa per leggere il resto..

 

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