Archive for ottobre, 2009

workshop Pescara:Metro_Borghi

locandina web metroborgi

leggi gli intentiobjectives

scarica il bando di partecipazionecall for applications

scarica il modulo d’iscrizione

scarica la locandinaspeaches and shedule

vedi la presentazione

ical metroborghi

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

Incontro con José Ignacio Linazasoro – Cesena, Rimini

rocca malatestiana

Giovedì 15 ottobre 2009 siamo stati a Cesena (Chiesa dello Spirito Santo e successivamente alla sede della Facoltà di Architettura “Aldo Rossi”).

Ci sono stati gli interventi e le presentazioni dei progetti di restauro di Emanuele Fidone, Bruno Messina e Josè Ignacio Linazasoro moderati da Andrea Ugolini, nella mattinata sono stati presentati anche i lavori finali del laboratorio di restauro degli studenti di Cesena riguardanti un mulino nei pressi della Rocca Malatestiana. Interessante dibattito su in ritorno alla praticità dove forse traspare a tratti una sorta di paura della teoria, dal mercato di Ortigia di Fidone ai restauri spagnoli di Linazasoro ci sono molte differenze e di conclusioni a riguardo ce ne sarebbero infinite, alla base c’è una differenza di approccio alla storia e culturale, dove dalla parte spagnola si sente spesso dire “questa parte è antica ma poco interessante, quindi la elimino!” a riprova che abbiamo dei modi di agire differenti.

Purtroppo non ho potuto registrare il nocciolo della giornata che è stato l’incontro con Linazasoro nella facoltà di Cesena che ha presentato i suoi interventi in Spagna, tra i molti il restauro della Chiesa de Santa Cruz en Medina del Rioseco, Valladolid, uno dei suoi primi interventi dove viene ricostruita la volta a botte (la chiesa era in stato di rudere) o San Lorenzo in Valdemaqueda, Madrid. Si parla sempre più di frammenti che di edificio, le immagini del sito dell’architetto basco ne daranno conferma. Il dibattito è continuato spontaneamente nell’autobus di ritorno a Pescara con il prof. Varagnoli e i ragazzi del suo laboratorio, spero che se ne potrà continuare a parlare anche qui.

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

No Comments »

FR:D on ottobre 17th 2009 in Conferenze, Restauro architettonico

SInERGie

091008_locandina convegni ANCEweb

Si terrà venerdì 23 ottobre presso l’Auditorium De Cecco in piazza Unione il primo appuntamento previsto nell’ambito del ciclo di seminari organizzato dal gruppo dei Giovani Imprenditori edili in collaborazione con l’ANCE Pescara.
I seminari sono pensati per tracciare un quadro di riferimento aggiornato sulle attuali potenzialità di sviluppo e di impiego di fonti energetiche rinnovabili, con particolare attenzione a quelle che presentano i maggiori margini di crescita, quali quella solare fotovoltaica, solare termica e termodinamica, eolica ed alla cogenerazione.
Altro fondamentale aspetto che sarà affrontato è quello dell’efficienza energetica, che vede nel settore dell’edilizia la possibilità di una significativa riduzione dei consumi con riferimento alla possibilità di miglioramento delle prestazioni dell’involucro e degli impianti.
Il ciclo di seminari è strutturato in modo da fornire ai tecnici, alle imprese e ai cittadini, gli strumenti e le procedure necessari per operare, alla luce dei recenti cambiamenti normativi, le scelte energetiche in una logica integrata, attraverso una valutazione tecnica ed economica delle strategie riguardanti l’efficienza dell’involucro, degli impianti e l’uso delle fonti energetiche rinnovabili.
Gli argomenti principali che si affronteranno durante i seminari sono:
- il quadro legislativo di riferimento e la sua evoluzione;
- i finanziamenti e gli incentivi per l’efficienza energetica;
- la certificazione energetica degli edifici;
- la progettazione dell’involucro;
- l’efficienza energetica degli impianti e le fonti energetiche rinnovabili.

scarica qui la locandina se non riesci a visualizzarla

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

1 Comment »

FR:D on ottobre 13th 2009 in Conferenze

Parenti Serpenti

Uno spaccato di mediocrità e invidie provinciali, quello girato nel 1992 da Mario Monicelli a Sulmona, forse il film che riesce a raccontare meglio di molti altri il lato cinico e insieme tradizionale e “goliardico” di questo territorio.

Il Maestro del cinema all’italiana ci racconta questa storia attraverso la voce narrante e spietatamente obiettiva di un bambino mentre legge il suo tema delle vacanze natalizie. La realtà del luogo che lui stesso reputa “il paese più bello del mondo” è il paese dove abitano i suoi nonni e che ogni Natale visita. Senza il video il suo tema ci farebbe pensare a un sogno d’inverno fatto di neve e calore familiare; il filmato che invece accompagna il candido testo introduttivo ci catapulta nelle vie di un paesotto che molti definirebbero trash, dove i militari prendono appuntamento con prostitute nella vigilia di Natale e i ragazzi giocano ai video-poker nel Gran Caffè dietro la statua di Ovidio lanciando fischi di apprezzamento verso ragazze ben vestite.

I nonni sono interpretati da Paolo Panelli (suo ultimo film da attore) e l’aquilana Pia Velsi, la stessa che parteciperà a film diretti da Castellani, De Crescenzo, Troisi, Loy, Milani e a una serie di famosi spot con Del Piero e la Chiabotto. I loro personaggi, temendo in un futuro imminente di venire mandati in un ospizio, chiedono ai figli di essere accolti tra una delle loro famiglie. Qui avviene il punto di rottura del vaso di Pandora, i veleni tenuti a bada dai quattro fratelli esplodono in una guerra fraticida dove tutti vogliono una parte dell’eredità ma nessuno vuole prendersi cura dell’anziana coppia di genitori. Con essi saltano fuori intrecci e si svelano segreti mai confidati, come l’omosessualità di Alfredo (Alessandro Haber) che ammette di convivere da dieci anni con un vigilantes una volta messo alle strette dai fratelli che lo volevano badante dei genitori, o come la relazione clandestina tra i cognati Gina (Cinzia Leone) e Michele (Tommaso Bianco), femme fatale modenese lei e geometra teramano lui, marito di Lina (Marina Confalone) dipendente della biblioteca comunale sofferente di colite spastica, madre di Mauro (Riccardo Scontrini) voce narrante del film.

Durante la visione di P.S. ci accorgiamo di particolari esposti e nascosti che definiscono un contesto di tradizioni popolari come ad es. “la squilla“, rituale natalizio non sulmonese ma proprio della città di Lanciano, dove al tintinnare della processione ogni lancianese bacia la mano del “capo di casa” (M.M. era inizialmente intenzionato a girare il film a Lanciano anzichè a Sulmona).                                                                                                                                                   Nelle scene finali del veglione di Capodanno fa la sua comparsata una giovane Paola Pelino (la regina dei confetti di Sulmona) che parla al cellulare nella “Palomba”, luogo di ritrovo delle grandi famiglie dei peligni, mentre nello stesso frangente appare più volte Alfredo Cohen nel ruolo di Osvaldo “la fendessa” (qui un altro riferimento al lato frentano dell’Abruzzo, Alfredo D’Aloisio Cohen è di origini lancianesi, non sono riuscito a capire il significato di fendessa) e gestisce una boutique in centro; chi ha visto il film dovrebbe ricordare la battuta iniziale nel corale del borgo, fatta al passaggio di una prostituta che rimorchia due militari:” E’ passata la casta diva, il fiore della gioventù ci toglie”.

Wikipedia ci ricorda che in una scena appare Loredana Bertè dalla televisione di casa, oggetto di commenti da pare del personaggio interpretato da Haber, riprova di una connotazione culturale piccolo-borghese tipica della classica famiglia provinciale che traspare anche dal ruolo di Monica (Eleonora Alberti) la piccola figlia di Gina che vuole diventare ballerina di Fantastico (un “amici di Maria De Filippi” ante litteram) ed è golosa di bocconotti alla cioccolata.

In verità il finale ci conferma un profilo di tragicommedia, più che di commedia, disarmante e geniale la semplicità nel raccontare i valori dimenticati della famiglia italiana, l’ipocrisia e le ansie nel modo in cui si manifestavano negli anni novanta durante la fine di un finto benessere collettivo, dove ognuno iniziava ad ambire di essere migliore degli altri e forse una lotta anche a chi rubava di più, teoria ancora oggi valida.

Gran parte del film è strutturato nell’appartamento del centro storico di Sulmona che si affaccia sulla suggestiva discesa di Borgo Sant’Agata, tra Porta Filiamabili e Porta Sant’Antonio.

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

No Comments »

FR:D on ottobre 13th 2009 in Motion Picture Landscape

Anni d’arsenico

Ormai più di duecento anni fa, un medico e scienziato di nome Thomas Young, il cui nome tradotto nella nostra lingua, suonerebbe come “Tommaso (il ) giovane” che, a chi si ricorda di uno dei più famosi personaggi del Nuovo Testamento, suonerebbe ancora più significativo, ebbene questo ricercatore di verità, fece un esperimento che cambiò il corso della storia.

Allora non c’era niente di quello che noi chiamiamo “modernità”, sebbene il concetto di “antichità” esistesse da tempo e fosse ampiamente discusso dai contemporanei del secolo dei lumi allora in corso.

Cosa fece il Tommaso?. Fece passare un fascio di luce attraverso una fenditura verso uno schermo.

Occorrerebbe soffermarsi su alcuni dettagli fondamentali, ma su questi basta dire che con una luce abbastanza intensa, abbastanza pura da apparire d’un solo colore, e con la giusta dimensione della fenditura e della distanza tra fonte di luce, fenditura e schermo, su quest’ultimo apparve qualcosa che non avrebbe dovuto apparire.

Il nome di questa cosa è figura d’interferenza.In parole da garzone di bottega, un chiarore alternato di bande chiare e scure, che nonostante teorie e congetture di molti scienziati, anche sommi, era lì.

Ci volle più d’un secolo per capire perché quel chiarore era lì ed era fatto proprio così.

Quando fu, è il caso d’usare ancora la radice “clar”, fu chiaro il motivo per cui quell’esperimento produsse quel risultato, il mondo dovette accettare una verità indigestissima.

Intanto, che non esistono esperimenti assolutamente imparziali, per quanto siano ben escogitati.

Poi, che non esistono esperimenti perfetti, non perché la perfezione non sia di questo mondo, ma perché la perfezione discende da qualcosa per sua natura infinita, non teologicamente parlando, ma proprio in senso stretto e pratico.

L’allusione di tutto il paragrafo precedente è rivolta alla famigerata fisica quantistica.

Il mondo sembra fatto di pezzi indivisibili, molto più indivisibili degli “indivisibili” atomi pensati dagli antichi filosofi greci. Ma lo stesso mondo appare come se fosse un gorgo di flussi continui.E i flussi continui necessitano dell’infinito per essere spiegati.

Tuttora non riusciamo a capire come sia possibile conciliare l’esistenza dei pezzi, e i flussi indivisibili che coesistono nell’esistenza.

E’ come se quello che sta fra i pezzi, che sembra sia nulla, sia proprio il luogo dove s’annida l’infinito, in senso pratico lato ed esteso.

Al tempo di Young e del suo sconvolgente esperimento, Antoine Lavoisier, il padre della chimica, era già stato decapitato da sette anni.

Ma se noi a due secoli di distanza, sappiamo dell’esistenza dell’arsenico in quanto “pezzo” tra i pezzi fondamentali dell’universo, oltre che dei vecchi merletti, lo dobbiamo a gente come loro.

Gente come Luigi XVI, di cui è nota la fine, ci ha lasciato uno stile d’arredamento.

Non molto di più, ma dovendo esercitare la carica di re della Francia, di quell’epoca per giunta,   pullulante di cortigiane,ciprie, brioches, e contestatori dell’ordine costituito forse, non poteva fare altro.

Noi Italiani, oggi, siamo costretti dagli eventi, che indagò in modo esemplare un certo Galileo, di nome, e Galilei di cognome, altra stranezza della Storia, visto che con un nome del genere avrebbe potuto nascere benissimo in Palestina o almeno in Cirenaica , noi di bel suol nativi, siamo costretti a vedere se sia possibile mandare avanti un esperimento ben più complesso di quelli di Young, di Lavoisier o di un Galilei.

Saremo capaci di mandare avanti questo condominio di sessanta miloni di condòmini, e di parenti stretti condominiali sparsi per la terra, per qualche decennio ancora?

La domanda, apparentemente prosaica e banale, deriva da un fatto.

L’amministratore designato dal condominio, si comporta come se fosse l’unico condòmino e comunque come se gli altri  abitanti del condominio fossero ben più che suoi fratelli monozigoti.

Tra quelli che non sono suoi gemelli, cloni, sosia, altriego, ci saranno pure degli zotici.

Ma pagano le rate condominiali al pari degli altri.

Un manipolo di questi, cioè, tra quelli che non sono gemelli eccetera eccetera, ha stabilito ier ieri che tutti sono eguali nell’assemblea condominiale.

Percarittàdiddiopadreonnipotente! (Creatore del cielo e della Terra)

L’amministratore condominiale ha esclamato con trasporto: “Viva il condominio!!, viva l’Amministratore!”.

Ho la sensazione che ci aspettino anni d’arsenico.

Quello di Lavoisier, ma associato ai vecchi merletti, quelli di Agatha Christie, la suprema creatrice di racconti del crimine.

A chi piace il giallo, il nero, con puà di rosa e azzurro, per lui sarà un’età dell’oro.

Marco Sclarandis.

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

No Comments »

Marco Sclarandis on ottobre 8th 2009 in Ambiente

Fango…

Sfasciume pendulo sul mare.

Questa la definizione dello storico e politico Giustino Fortunato data alla sua terra, la Calabria agli inizi del secolo scorso.

Un profeta, tragico e grandioso come quelli dell’Antico Testamento.

Poiché è L’Italia intera ormai a poco più d’un secolo di distanza, ad essere uno sfasciume pendulo,

non solo sul mare, ma su pianure su laghi, su qualsiasi ettaro della sua folle, incantevole, decadente

struggentissima terra.

C’è una frase, antica chissà quanto, che recita: piove, governo ladro.

se fosse cambiata in: piove governo inetto, sarebbe un’equazione della fisica quantistica,

che come è noto, è branca della scienza dove si sono raggiunte le più alte vette di accurata previsione e precisione sperimentale.

Quest’anno, in meno di sei mesi esatti, sono morte tante persone quanti sono i trecentosessantacinque giorni dell’anno, sempre che non sia bisestile.

Questa frase, detta in questo modo, senza altri riferimenti, farebbe sghignazzare qualunque politico,

se non fosse che si riferisce ai morti cumulativi d’un terremoto, un’esplosione d’un carro gasiera ferroviaro, e una frana, quella di ieri venerdì due Ottobre duemilanove.

“I terremoti sono imprevedibili, gli incidenti ferroviari possono essere eventi malauguratamente fortùiti, e le frane, si sa, se piove soprattutto a dirotto, inevitabilmente cascano.”

Credo che una frase simile, si possa annidare nei pensieri di molti miei compatrioti.

esattamente a fianco di quella prima appena citata, relativa al malgoverno.

Il bel paese del sole, cioè il nostro, anche se quando piove sovente diluvia, è poi solo equivalente ad un orto pro-capite di  appena cinquemila metri quadrati.

Direi anzi che queste parole, orto, pro e capite le si potrebbe fondere in una sola.

Ortoprocapite.Avrebbe un suono un pò zoologico come proboscide, ma sarebbe perfetta.

Anche perché sarebbe bivalente.In un senso sarebbe l’unità di misura del territorio di cui ciascun

onesto cittadino si dovrebbe curare, visto che corrisponde alla sua spettante parte.

E in un altro potrebbe voler dire, perfetta fusione lessicale greco-latina: il giusto che appartiene a ciascuno.

Cinquemila metri quadrati, il venti per cento in più di quello che era una “giornata” unità di misura agraria, tuttora ancora in auge, almeno fino a quando ci saranno contadini che sanno anche usare una zappa oltre che un trattore turbodiesel e un palmare wi-fi.

Combinazione, c’è un altro venti per cento fra i pensieri dei cittadini dello stato che adora il cemento come pochi altri al mondo.

Si riferisce alla cubatura edilizia  che tutta un’accozzaglia di leggi e decreti, permetterebbe di edificare proprio sul neoconiato ortoprocapite, se questa accozzaglia legislativa

venisse impiegata alla lettera.

Naturalmente in aggiunta a tutto il franante, smottante, terremotabile e alluvionabile esistente.

E senza dimenticare l’edile a presumibile alto rischio d’incidente, annunciato o smentito che sia.

Forse è un privilegio vivere in questo paese, talmente regale, che morirne a causa di qualsiasi evento che accade sul suo suolo, è appena appena il corrispondente onere da pagare.

Che siano proiettili vaganti, frane, incidenti stradali, alluvioni, esplosioni di reattori chimici,

tracimazioni da dighe, scambi di identità o di gas ospedalieri, terremoti o eruzioni fa lo stesso.

Noi Italiani  parliamo una lingua talmente musicale, che quando la gelida signora ci annuncia

l’ineludibile dipartita, il suono della sua voce dovrebbe essere soave e suadente come quello della mamma quando da piccoli ci perdevamo e sconsolati nella piazza gremita di sconosciuti chiedevamo aiuto.

Quanto tempo impiegherà questa fragile penisola a sgretolarsi su sé stessa?

Volendo, il resto di questo secolo.Basta gorgheggiare certe canzoncine futili per qualche tempo ancora.Basta ignorare l’ortoprocapite per invidiare la gramigna del vicino, che magari è davvero più verde perchè ha da poco diluviato.

Quando s’esaurirà il secolo in corso, io non ci sarò più da un pezzo.

ma nel pensier mi fingo che oltre di cemento

l’argine nasconda

siepi cintanti infiniti frutteti e campi.

e in mezzo a loro orto

e a fianco

vi sia casupola di pietra e tronchi

e dentro v’alberghi mia proseguita stirpe.

Marco Sclarandis.

  • Facebook
  • Google Buzz
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Share/Bookmark

No Comments »

Marco Sclarandis on ottobre 3rd 2009 in Ambiente, Da fuori regione, Paesaggio/Sviluppo