L’architetto Mario Cucinella ha presentato oggi i suoi lavori nella facoltà di architettura di Pescara affermando di non poter essere un ecologista poiché questo è un mestiere che prevede di occupare risorse. Non scopriamo nulla di nuovo quando parliamo del conflitto tra architetti ed ecologisti, ma stento a credere all’esistenza di un ecologista capace di criticare negativamente un approccio progettuale così sensibile e studiato come quello di Cucinella. Si sente parlare spesso di sostenibilità, molti usano questa parola come una sorta di colluttorio morale (non è questo il caso) come argomento necessario per la nostra sopravvivenza umana e professionale, esposto attraverso un’atteggiamento “scazzato” , come dice (e si autoproclama) lo stesso architetto socialmente inutile.

Una corposa introduzione su come produciamo energia oggi e le potenzialità mal sfruttate, l’ostinata politica italiana del petrolio e del carbone e la crescita vertiginosa della domanda energetica, tutti temi che affrontati in ripetizione nei dibattiti ambientalisti, senza nemmeno l’organizzazione del controllo trasversale e dell’immediata azione nelle questioni d’emergenza, diventano una continua critica senza fine e senza soluzione. Quando invece tutto ciò viene affrontato da un architetto la questione si fa indubbiamente più interessante perché abbiamo in mano almeno una proposta, che in questo caso ha la solidità di un grande nome. E’ un discorso da inoltrare a quella parte di ambientalismo politicizzato (e non) che ha fatto bene a controllare, vigilare ecc. ma che ha sempre ignorato un lato propositivo poiché affascinata più da un proprio ego rivoluzionario.

La proposta è prima di tutto didattica, fortemente sperimentale, sono esplicative le immagini dei laboratori a Ferrara, i ragazzi che di anno in anno vengono spinti a creare dal nulla (severamente vietato l’apporto di riviste) delle strutture con materiali elementari quali spaghetti, tubi di cartone, colla, buste di plastica. Da ciò vengono erette strutture estemporanee coperte da teli, oggetti di design/architetture fatte di palloncini d’elio, il fondale solido e imponente delle mura ferraresi (quelle raccontate da Giorgio Bassani) esalta ancora di più la leggerezza di questa architettura insegnata che vuole tornare a riflettere senza necessità di copia e incolla e automatismi vari, ma ragionando come coloro che nella fine del XI secolo riuscivano a offrire a Marco Polo un sorbetto al tamarindo in pieno deserto.

La parte finale è dedicata naturalmente al suo operato, i suoi concorsi (la consistente riserva di idee del primo periodo) e le commissioni. Ce ne sono tanti di progetti, tutti da scoprire. Ho avuto la fortuna di visitare l’Urban Center di Bologna, sfortunato piccolo inserimento, smontato per questioni politiche interne al comune, oggetto respinto dalla eccessiva dottrina conservativa che in alcuni luoghi è opprimente, in altri totalmente assente. I tubolari in plexiglass, i quali rivestono l’ingresso di questo spazio ipogeo, richiamano l’immagine concept del bambù, un filtro sempre leggero che smaterializza l’immagine solida dell’intorno storicizzato, piccolo intervento non capito. Da vedere nei video (non scandalizzatevi dei rumori-commenti di fondo) i progetti in Cina che lo hanno reso famoso, manca purtroppo la parte della ricostruzione del Teatro Stabile de L’Aquila in Piazza D’Armi, un discorso affascinante che parte dal teatro greco, passando per il teatro olimpico di Palladio e il senato galattico di Star Wars, dimostrazione che L’Aquila non avrà il solito oggetto culturale buttato nella periferia, ma un polo sociale che la popolazione sente più di prima del sisma la necessità di usare, cultura al centro della città e non contenitore polifunzionale sprogrammato utile al solo riempimento di buchi.

senato galattico di Coruscant

senato galattico di Coruscant

Teatro in legno di Cucinella a LAquila, forse finanziato dallAustralia

Teatro in legno di Cucinella a L'Aquila, forse finanziato dall'Australia

gli altri video qui:

Cucinella introduzione

Cucinella università Ferrara , ArchphotoChannel,

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