Guerrilla Gardening

Chi si occupa dei nostri territori abbandonati, ora che il dissesto idrogeologico crea sempre più danni? Una risposta potrebbe arrivare da un movimento, ormai famoso, di “guerriglieri verdi” che operano nella clandestinità. Il loro obiettivo è di riempire gli “spazi vuoti” della città con giardini e orti urbani, come per riconquistare la superficie urbana che ha occupato, senza regole precise, terreni principalmente agricoli.

Degli antesignani di Guerrilla Gardening se ne ricordano alcuni sulla loro pagina Facebook, come Gerard Winstanley e The Diggers (gli zappatori) attivi in Inghilterra nel 1649, i lavoratori dello Utah che, nella seconda metà dell’ottocento, cosparsero di semi di mela lungo le rive  dei fossati che scavavano (non ho capito se volontariamente o gettando i torsoli di mela del loro pranzo improvvisato) o i lavoratori delle piantagioni di banane Tacamiche nell’Honduras fecero crescere illegalmente degli ortaggi sulla piantagione abbandonata.

La prima volta che viene usato il termine guerrilla gardening è nel 1973, da parte di Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla (It. Guerriglia verde), nella area di Bowery Houston a New York. Questo gruppo trasformò un derelitto lotto privato in un giardino. Dopo trent’anni questo spazio è ancora ben tenuto. Se ne prendono ancora cura alcuni volontari, ma ora gode della protezione del dipartimento parchi di New York. Come molti dei gesti creativi della storia, questo nascenel periodo di crisi fiscale degli anni ’70 a New York e si diffonde successivamente anche in Europa come azione non violenta.

Un grande sforzo, in confronto, occorrerebbe nel riappropriarsi dei terreni abbandonati dai contadini, ora causa di frane e dissesti sempre più frequenti, assieme al problema della costruzione incontrollata lungo i letti dei fiumi, come intere città o aree industriali/commerciali che ben conosciamo lungo la val Pescara.

via Wikipedia-Guerrilla Gardening e Guerrillagardening.it