Archive for the 'Patrimonio architettonico' Category

La demolizione “inarrestabile” della Centrale del Latte, cronaca di un pomeriggio movimentato

Oggi pomeriggio ero nella sede del WWF con Alfredo Mantini e Chiara Rizzi; stiamo commentatando la notizia dell’Ordinanza trasmessa dai Beni culturali per la sospensione dei lavori nel contestato cantiere della ex Centrale del latte. Alfredo riceve la segnalazione di un socio che avvista la ripresa dei lavori di demolizione in via del Circuito. Con una certa fretta raggiungiamo l’automobile e il posto. Notiamo subito che la ruspa è in attività sollevando polveri e facendo un gran rumore. Passano altri dieci minuti per il parcheggio, sono circa le 17.45, quando riusciamo a salire a casa di un abitante della zona che ci apre le porte di casa per farci vedere l’orrore.

La ruspa, manovrata da un abilissimo operaio alternava colpi alle macerie e cercava di sventrare  i solai del piano inferiore. Era molto più difficle per il ruspista riuscire a distruggere la facciata, lavorando in condizione di totale precarietà per ciò che riguarda la sicurezza (tral’altro senza neppure il caschetto da cantiere). Dava dei piccoli colpi dal punto più alto del coronamento dell’edificio, cercando di “tagliuzzare” via pezzi di muratura, vista la notevole vicinanza con la strada, in quel momento trafficatissima. Chiamiamo tempestivamente i Carabinieri, poi parliamo con la Polizia Municipale, che in primo tempo sostiene di non saper nulla circa l’Ordinanza di sospensione dei lavori. Raggiungiamo telefonicamente alcuni amici di Italia Nostra che si mobilitano e fanno arrivare i vigili urbani i quali, nell’incredulità degli operai sul cantiere, spengono la ruspa.

Verso le 18.2o il cantiere viene bloccato. Seguono interminabili minuti di tensione tra gli uomini che si presentano come ”responsabili” del cantiere e noi. Ci accusano di essere delegati di Maurizio Acerbo, che cerca di acuire lo scontro politico per fini elettorali. Insieme con i Vigili urbani, era arrivato un assistente del fratello di Maurizio, l’avv. Salvatore Acerbo, e Domenico Valente, Presidente della sezione pescarese di Italia Nostra. Da parte del cantiere giunge l’arch. Mario D’Urbano, che contesto vivacemente.

Il suddetto architetto sostiene di essere stato l’unico a tentare la salvaguardia dello storico edificio, proponendo al proprietario una ristrutturazione effettuata senza demolizione. Mancando però vincoli specifici, tutti si sentirono liberi di agire. Alla mia reazione di protesta per questo discorso “pilatesco”, visto che D’Urbano ha capito da subito il valore architettonico della struttura che andava a demolire, lo accuso di tenere in piedi un perverso ”giuoco delle parti”. D’Urbano annuisce, sentendosi preso in contropiede, e risponde che non ci sarebbe stato nulla da fare se non fosse arrivato un “segno di Dio”. Rispondo: “In attesa del segno divino si accontenti del segno degli uomini, il vincolo storico-artistico”. Nel frattempo arrivano il proprietario dell’edificio, e poi ancora un suo avvocato, il quale contesta con forza la legittimità dell’intervento dei Vigili urbani, sostenendo che la notifica, eseguita sulla scorta dei documenti in possesso degli ambientalisti, non è valida. Ci vuole il documento originale da notificare al cantiere.

Nel frattempo i lavori possono riprendere, pena l’accusa di intralcio. Uno dei responsabili del cantiere confabula con il proprietario, dicendo che “bastano altri dieci minuti, perché abbiamo rotto in più parti…” intendendo che il lavoro “sporco” può dirsi quasi concluso.

Gli operai fanno rientro nel cantiere, probabilmente muovendo in modo improprio le macerie, al punto che un pezzo della parete laterale esterna crolla su una vettura parcheggiata poco prima nell’area della demolizione. Ci troviamo nel cono della “deflagrazione”.

Una massa di polvere si è sollevata all’istante e ha investito via del Circuito sorprendendo tutti i presenti per il forte boato. Gli animi, a quel punto, si sono scaldati terribilmente. Sia il proprietario dell’edificio, sia uno degli operai, con veemenza ancora maggiore, si sono scagliati verso Chiara, l’attivista del WWF, insultandola con colorite volgarità, e accusando tutti noi di aver bloccato il cantiere.

Verso le 19.00 sono arrivati i Vigili del fuoco, che hanno chiuso al traffico in via del Circuito. Scattate delle foto e verificata l’inagibilità della struttura, i Vigili non hanno potuto far altro che andar via trattandosi di un edificio che insiste su una proprietà privata e non su suolo pubblico.

I Vigili urbani, invece, dopo altri scontri verbali con il proprietario (tra l’altro il comandante dei Vigili afferma di aver ricevuto dell’Ordinanza già il giorno 30 luglio scorso), transennano parte di via del Circuito con un nastro da cantiere. Arriva il Presidente dell’Ordine degli Architetti, Gaspare Masciarelli, in scooter, e prende da una parte l’arch. D’Urbano. Arriva anche Paola Marchegiani, Consigliera dell’opposizione in Comune.

Valente ed io pensiamo che il Sindaco debba essere informato della vicenda, e tentiamo di raggiungerlo sul telefono cellulare. L’utenza telefonica in mio possesso è spenta. La telefonata di Valente va a buon fine. Il Sindaco lo rassicura, dicendo che, in Comune, nessuno sapeva dell’Ordinanza di sospensione dei lavori, e che si sarebbe interessato al caso.

Pochi minuti dopo, alle ore 20.18, l’avv. Albore Mascia mi contatta. Una volta presentatomi, al solo udire il nome del Comitato Abruzzese del Paesaggio, il Sindaco si spazientisce. Cerco di troncare la conversazione, visto che la segnalazione è stata già effettuata, Albore Mascia inizia ad accusarmi di averlo raggiunto su un’utenza telefonica privata, un numero di cellulare che non doveva essere in mio possesso. Gli faccio notare che volevo solo segnalargli una situazione urgente, da cittadino, ma il Sindaco pare non sentir ragioni. Allora lo invito a denunciarmi nel caso in cui abbia commesso un reato. Per tutta risposta l’avv. Albore Mascia mi fa notare che non vi è alcun reato nella mia condotta, solo mancanza di educazione. Dolendomi della mia “maleducazione”, tento ancora di troncare la telefonata. Il Sindaco inizia a inveire più forte contro di me dicendo: ” Ma lei dov’era sei anni fa?” intendendo probabilmente l’anno in cui si tennero le audizioni delle associazioni ambientaliste. Ho obiettato debolmente che in quegli anni ero da poco residente a Pescara, e non la conoscevo ancora. “Inoltre vivo perlopiù a Roma dove queste situazioni non accadono”. Il Sindaco allora pare preso da un furore isterico, e in un crescendo ripete: “Allora Pescara è una fogna! Pescara è una fogna! Lei sta dicendo che Pescara è una fogna!…” A quel punto accuso il Sindaco di tendenziosità, visto che la conversazione è ascoltata da più testimoni che si trovano vicino a me, compreso lo stesso Valente.

Senza più argomenti, il Sindaco continua il suo rosario di accuse: “Se lei dice certe cose, deve avere il coraggio di metterci la faccia! Venga qui in Comune!”. Per nulla turbato da questa proposta, chiedo al Sindaco di aspettarmi per parlare, magari anche con l’assessore Antonelli. Il Sindaco, appena un pò più calmo, preferisce allora eludere l’incontro, inviando sul cantiere l’assessore da solo.

Verso le 20.45 Antonelli giunge in via del Circuito e inizia a parlare con il proprietario della Centrale del Latte, che nel frattempo era in compagna dell’ing. Pasqualini. Antonelli commenta con noi la sospensione dei lavori sul cantiere, rassicurandoci. Lo stesso arch. D’Urbano pare ora quasi “collaborativo”, invitandoci a stilare un elenco di edifici non sottoposti a vincolo storico artistico “per salvare la storia e non soffocare il volano dell’economia”. Ma il restauro degli edifici storici porterebbe a Pescara giri economici ben maggiori… Ci lasciamo attendendo il soprintendente BAP, arch. Luca Maggi, che potrebbe visitare il cantiere mercoledì, alle ore 9.30, ma che forse già domani sarà sul posto.

-documento 1 sospensione Soprintendenza

-documento 2 sospensione Soprintendenza

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Da Gheddafi a Pasqualini, il degrado che avanza

E’ più unico che raro e non in senso positivo che un edificio della dignità architettonica come l’ex Centrale del Latte di Pescara di cui è fatta menzione diretta e indiretta in un numero considerevole di testi specialistici, sia abbattuto in poche ore senza nessun tipo di valutazione culturale o “politica”. Sappiamo bene che in alcuni regimi dittatoriali le decisioni in ambito artistico-storico sono spesso frutto di capricci o desideri del comandante di turno. Il pensiero corre a un altra opera di Florestano Di Fausto, l’Arco dei Fileni, porta simbolica che divideva le due regioni della Tripolitania dalla Cirenaica, barbaramente distrutto da Mu’ammar Gheddafi nel 1973, in un momento in cui, evidentemente, il dittatore libico voleva rimuovere i segni lasciati dallo stato italiano nel suo territorio. In Libia lo stesso architetto costruì un “Villaggio D’Annunzio” nel 1938.

Il caso di Pescara, che nel 2010 si definisce “Città Dannunziana”, lascia ancora più stupefatti: il permesso di costruire che comportava la demolizione dell’edificio di Florestano Di Fausto vagava da tempo negli uffici comunali, essendo oggetto di contenziosi per altri motivi presso il Tribunale amministrativo. Possibile che in tutto questo tempo nessuno si sia accorto del valore di questa architettura, datata 1932?

L’accusa che viene fatta alle Associazioni ambientaliste è davvero riprovevole; i volontari che tra l’altro avevano denunciato la situazione in tempo utile, prestano un’opera spontanea; pare invece che nella nostra Regione si debbano sostituire agli Enti amministrativi (Comune, Provincia, Regione), e a quelli preposti alla tutela (Soprintendenze). Guardando il cartello che indica i lavori nel cantiere di Via del Circuito 218, apposto frettolosamente solo nel pomeriggio del 26 luglio – giorno in cui lo stato dell’opera è stato verificato più volte dalla Polizia municipale – indica, come progettista, l’arch. Mario D’Urbano, mentre il calcolo statico e la responsabilità per la sicurezza sul cantiere sono dell’ Ing. Marco Pasqualini, dirigente in forze all’attuale Amministrazione. Pasqualini, quindi, ha avuto un ruolo di gestione di una pratica per la quale aveva svolto precedentemente una consulenza tecnica.

Dopo la conferenza stampa indetta da WWF, Italia Nostra e Comitato Abruzzese del Paesaggio, svoltasi questa mattina alle ore 11 di fronte all’edificio parzialmente demolito, non si avvertono più rumori. La distruzione pare essersi bloccata, il degrado urbano di Pescara, inarrestabile, avanza.

Arco dei Fileni, Florestano Di Fausto, Libia, inaugurato nel 1937

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Andrea Iezzi on luglio 28th 2010 in Patrimonio architettonico, Uno scempio al giorno

Centrale del Latte – Ancora un grazie!!

R.GIANNANTONIO, La costruzione del regime, Urbanistica, Architettura e Politica nell’Abruzzo del Fascismo, Lanciano, 2006

R.Giannantonio, La costruzione del regime, Urbanistica, Architettura e Politica nell’Abruzzo del Fascismo, Lanciano, 2006

Ancora un grazie a chi di “dovere” non si è mosso, la Centrale del Latte è stata in tutta fretta demolita alle ore 18.00 di oggi pomeriggio lunedì 26 Luglio. Come già detto opera di Florestano Di Fausto del ’32, valore architettonico e patrimonio storico della collettività, edificio di indubbia qualità architettonica ed estetica, nonchè testimonianza di una fase storica molto controversa e comunque particolamente proficua a Pescara. A questo punto bisogna però capire come si sia potuti arrivare a questo, e per farlo bisogna individuare le responsabilità, in primo luogo la Soprintendenza MiBac più volte sollecitata da Italia Nostra e da un corredo di associazioni che insieme a questa hanno agito. Addirittura lo stesso C.A.P. sta (stava) preparando la documentazione necessaria alla richiesta di tutela dell’edificio, un altro grande personaggio fantasma è l’Amministrazione Comunale, in questo periodo celebra lo stesso D’Annunzio e nel frattempo lascia demolire le emergenze architettoniche dell’ultima fase della sua vita.

Come ricorda la stessa WWF(!) in un comunicato mandato oggi alla Direzione Generale Beni Architettonici di Roma, al Comune di Pescara, al Prefetto di Pescara e per conoscenza all’associazionismo locale, figura di spicco dell’architettura italiana del ventennio, citata da molte fonti come Prof.Sean Anderson dell’American University of Sharjah - The Light and the Line: Florestano Di Fausto and the Politics of “Mediterraneità”.

Aggiornandoci alla serata, i lavori si sono fermati, la facciata è ancora in piedi, forse senza più i corpi scala interni.

C’è un appuntamento importante per domani 27 luglio alle ore 11.00, una conferenza stampa di fronte a quello che è rimasto della Centrale del Latte,  organizzata da Augusto De Sanctis, WWF, con la partecipazione di altre associazioni, enti, politici e professionisti impegnati contro l’abbattimento. C’è da denunciare l’accaduto e verificare se qualcosa è ancora salvabile.

Ricordiamo l’impegno di Italia Nostra che segnalò l’imminente demolizione alla Soprintendenza durante la prima settimana di giugno.

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S. Spirito e il Collegio Gesuitico di Sora

Titolo libro: S. Spirito e il Collegio Gesuitico di Sora – Città e architettura nei 350 anni dell’Arciconfraternita

Autore: Paolo Emilio Bellisario

Collana: Il Borgo ritrovato

Casa editrice: Casa Editrice Tinari, Contrada Fonte Grande 30, 66010 Villamagna (Ch)

In occasione dei 350 anni dell’Arciconfraternita dell’Addolorata di Sora (FR), la chiesa seicentesca di Santo Spirito è stata la cornice insolita e suggestiva per un convegno che ha ripercorso la storia dell’ex complesso gesuita, a cui appartenevano sia l’edificio religioso che il Palazzo comunale.

L’incontro, tenutosi nel mese di febbraio, e pensato dagli organizzatori come naturale continuazione della mostra inaugurata il 29 gennaio negli spazi del Museo civico della Media Valle del Liri, ha avuto come obiettivo quello di presentare il volume “Santo Spirito e il Collegio gesuita. Città e architettura nei 350 anni dell’Arciconfraternita” frutto degli studi dell’architetto Paolo Emilio Bellisario.

La pubblicazione del volume, curata dalla casa editrice abbruzzese Tinari, è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Lazio, che ha anche patrocinato l’intero evento celebrativo insieme al Comune di Sora e alla Provincia di Frosinone, a Legambiente Lazio, alla Banca del Fucino, all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone, all’Università “D’Annunzio” di Chieti e alla Facoltà di Architettura di Pescara.

L’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, conferito all’iniziativa, testimonia l’elevata qualità della sua organizzazione seguita dall’Arciconfraternita dell’Addolorata e dallo stesso architetto Bellisario.

Il libro è stato distribuito nel corso del convegno, con la possibilità di effettuare sul volume, sulle cartoline e segnalibri, l’annullo filatelico celebrativo della ricorrenza.

L’Arciconfraternita dell’Addolorata informa che chi non avesse avuto la possibilità di ritirare la pubblicazione, può recarsi presso la Chiesa di Santo Spirito, negli orari di apertura, per richiederne una copia.

Per maggiori informazioni:

arc.addolorata.sora@alice.it – Tel. 0776.83.14.56

- Abstract


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Prossima demolizione, la Centrale del Latte di Pescara


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E’ notizia di un mese fa, apparsa su varie testate come AbruzzoCultura, la probabile (e scellerata) imminente demolizione della Centrale del Latte di Pescara in via del Circuito, oggi ancora in piedi e in stato di abbandono.

Italia Nostra è in prima linea per segnalare l’edificio evidentemente sprovvisto di vincolo, l’ opera progettata da Florestano Di Fausto venne terminata nel 1932, i fratelli Giuseppe e Raffaele Staccioli originari di Manoppello (Pe) sono i titolari dell’omonima impresa di costruzioni, ebbero appalti in Libia e in Albania, oltre che per la Centrale del Latte pubblicammo, con delle foto d’epoca, il diario di un loro cantiere a Pratola Peligna. La Centrale del Latte è legata storicamente alla fondazione della città, ribadisce i temi di quel Razionalismo che ha caratterizzato i maggiori monumenti in questo territorio. Sulla stessa via abbiamo l’ex ONMI, costruito sempre nel ventennio ma undici anni dopo, oggi in fase di recupero edilizio e adeguamento funzionale a sede del Settore delle Politiche Sociali del Comune di Pescara, un progetto non di cancellazione ma di salvaguardia dei caratteri architettonici originari equilibrata ad interventi interni utili alla nuova fruibilità. Un buon esempio a pochi passi da un annunciato e grave scempio.

- V. FRANCHETTI PARDO, L’architettura nelle città italiane del XX secolo, dagli anni Venti agli anni Ottanta, Milano, 2003, pp. 212, 217.

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FR:D on luglio 8th 2010 in Patrimonio architettonico

Queste chiese spariranno!

E’ notizia di giovedì 17 giugno (Il Centro) l’ennesima demolizione per pubblica sicurezza di una chiesa nell’area vestina, stavolta si tratta della Madonna della Brecciosa a Penne (Pe), un rudere abbandonato da trent’anni situato sul ciglio di una strada comunale, lontano dal centro storico.  Si ripete così il circuito di annullamento storico passato da Pianella con S. Salvatore.

C’è da aspettarsi un futuro e lungo elenco di chiese che non esisteranno più nei prossimi anni, la stessa testata ricorda l’abbandono di S. Pietro (inglobata in un enorme cantiere in cemento armato) S. Maria delle Grazie, la duecentesca chiesa di S. Agostino addirittura disponibile su internet per un milione di euro. La vendita degli immobili abbandonati a fondazioni , comuni per associazioni ecc. ecc., sarebbe l’unica speranza di mantenere la memoria storica e tentare un equilibrio qualitativo per il turismo? Oppure si dovrebbe stare attenti a spendere denaro per restaurare le vecchie chiese senza costruirne di nuove con condominio ecclesiastico annesso? E’ vero, il mattone frutta soldi facili, ma la qualità dello stesso dove andrà a finire?

Le foto della chiesa demolita sono visibili nel sito di ArcheoRivista in un articolo che parla della segnalazione di Italia Nostra effettuata per l’accaduto, nella galleria fotografica vediamo le chiese di Penne a rischio demolizione, una in particolare abbandonata e con uno scavo profondo, effettuato di recente lungo il fianco destro, che la sbilancia verso il lato opposto alla strada.


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Torre medievale… (S)VENDESI


In agro del Comune di Rapino, proprio ai piedi della Majella, in un’area tra le più ricche di testimonianze storiche ed archeologiche dell’intero massiccio montuoso, si erge ancora a dispetto dei secoli e delle manomissioni subite, l’ultima testimonianza di un abitato fortificato medievale che gli abati dello scomparso monastero di S. Salvatore a Majella avevano voluto a difesa dell’imbocco della valle che conduceva all’abbazia: la Torre del Colle. Purtroppo l’area, nonostante l’accertata rilevanza storico-culturale (basti ricordare che sul versante opposto del fosso, proprio di fronte alla torre, si apre la “Grotta del Colle”, sito archeologico di grande rilevanza, che ha conservato le tracce della presenza ininterrotta dell’uomo dal Paleolitico ai nostri giorni) non è mai stata sufficientemente tutelata: una vasta necropoli italica ed alcune ville romane erano state infatti quasi interamente devastate negli anni ’80 dall’attività estrattiva di materiale inerte, mentre poco più a monte, le importanti tracce dell’abitato fortificato marrucino conosciuto come “Civita Danzica”, costituite da tratti di mura poligonali a secco e fondi di capanna scavati nella roccia, sono oggi ricoperte da una riforestazione selvaggia e incontrollata. Per non parlare poi dell’area ove un tempo sorgeva il monastero di S. Salvatore a Majella, capolavoro dell’arte romanica abruzzese: negli anni ’70 è stata sventrata in pieno dal passaggio di una strada ed i pochi ruderi superstiti sono oggi sepolti e dimenticati. Ultimo sito a sparire in ordine di tempo è la “Grotta degli Orsi volanti”, individuata agli inizi degli anni ’90 sul fronte della maggiore delle cave della zona, custode di testimonianze legate alla presenza dell’Uomo di Neanderthal e della fauna dell’era glaciale, che è completamente franata a valle.

La Torre del Colle è quanto resta di un castello medievale edificato proprio per volere degli abati del celebre e potente monastero di San Salvatore a Majella, di cui seguì le vicissitudini fino allo spopolamento ed al completo abbandono, avvenuto alla fine del ‘400: attualmente è l’unica testimonianza superstite delle fortificazioni medievali pedemontane della Majella nel territorio della provincia di Chieti. Nei documenti riguardanti il cenobio benedettino, conservati nell’archivio capitolare di San Pietro a Roma, il Castello del Colle (Castro Collis Magielle) compare per la prima volta nel 1220: è pertanto plausibile far risalire l’epoca della sua edificazione al primo ventennio del XIII secolo. Durante il XV secolo, quando l’abbazia di San Salvatore a Majella perdette gran parte dei suoi poteri e dei possedimenti, il castello del Colle prese pian piano a spopolarsi, fino al completo abbandono da parte della popolazione, trasferitasi a Rapino e nelle contrade circostanti. Oggi, tra il folto della vegetazione, la torre emerge a fatica reggendosi ancora miracolosamente in piedi, nonostante sia mancante di un intero spigolo. Il rischio di crollo definitivo dei ruderi è altissimo, proprio per le attuali condizioni di precaria stabilità. L’abbazia e alcuni suoi possedimenti, tra cui la torre e l’area circostante, vennero definitivamente incorporate alla Basilica Vaticana da papa Giulio III nel 1552 e successivamente assegnate al vescovo di Chieti, rimasto titolare della proprietà fino ai nostri giorni.

Più volte in passato abbiamo sottolineato l’importanza del monumento su pubblicazioni e riviste; ne abbiamo inoltre segnalato lo stato di degrado all’Istituto Italiano dei Castelli, il quale con lettera del 20 gennaio 2003 sollecitava l’allora ministro Urbani e le Soprintendenze, oltre agli Enti territoriali (Regione, Provincia, Comune e Genio Civile), a prendere i dovuti provvedimenti affinché si intervenisse con urgenza per salvaguardare il monumento. Nulla però è stato fatto.

Ma veniamo agli avvenimenti recenti. Nell’estate del 2008 ci era giunta notizia di un cittadino di Rapino che, in pubblico, si era più volte vantato di essere riuscito ad “acquistare” la Torre del Colle. Svolgemmo alcune brevi indagini in Catasto e verificammo che la vendita era effettivamente avvenuta il giorno 19 marzo 2008 presso un noto studio notarile teatino (atto repert. 54725, trascritto alla Conservatoria dei Registri Immobiliari di Chieti al n. 5852.1/2008). Ci recammo pertanto presso il notaio per chiedere una copia dell’atto ma, nonostante i rogiti notarili siano pubblici, quindi a disposizione di tutti coloro che vogliano prenderne visione o chiederne copia pagando i relativi diritti, ci fu risposto dalla segreteria che occorreva una richiesta scritta, supportata da opportune e valide motivazioni; non insistemmo più di tanto perché, fortunatamente, tutti i rogiti notarili, in quanto pubblici, sono consultabili presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari: la lettura dell’atto ci lasciò sgomenti. La vendita era effettivamente avvenuta, ma nella descrizione non vi era alcun riferimento (né poteva esserci!) alla circostanza che l’oggetto della compravendita fosse in realtà una torre medievale, cioè un monumento che dovrebbe appartenere a tutta la collettività; una persona delegata dal Seminario Arcivescovile di Chieti, ente proprietario ed intestatario catastale del bene, aveva ceduto un semplice fabbricato rurale di 37 mq. (questa era la destinazione catastale del manufatto) al Foglio di Mappa 18 del Comune di Rapino, particella 16, in pessime condizioni e allo stato di rudere, in loc. Torre del Colle (senza nessuna ulteriore indicazione che si trattava proprio della Torre del Colle…) per un prezzo irrisorio, pagato con assegno bancario! I dati catastali e gli estremi della compravendita possono essere consultati da chiunque, gratuitamente, presso qualunque sportello catastale.

Detto ciò, è inevitabile chiedersi come mai in questo Paese, nel XXI secolo, risulti ancora possibile effettuare certe operazioni; ci si chiede come si possa liberamente vendere, e ovviamente acquistare, una torre del ‘200, monumento del nostro passato che meriterebbe ben altre attenzioni, come se si trattasse di un semplice fienile, raggirando lo Stato, gli Enti preposti alla tutela e l’intera comunità civile, oltre che il fisco (perché, detto francamente, il valore di un manufatto del XIII sec., sebbene alle condizioni di rudere, non può essere quello dichiarato nell’atto…).

Non entriamo nel merito delle leggi sulla tutela del patrimonio culturale italiano e sulle responsabilità di quanto accaduto, ci limitiamo semplicemente ad evidenziare che: 1) il monumento non è mai stato vincolato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Artistici di L’Aquila (mentre avrebbe dovuto esserlo da quando le Soprintendenze sono state istituite); 2) il rogito notarile dovrebbe essere annullato, perché sono palesi le dichiarazioni non veritiere in merito alla descrizione del bene oggetto di compravendita; 3) la perizia tecnica sull’immobile, che l’Ente cedente avrebbe dovuto necessariamente far redigere ai fini della sua stima, avrebbe dovuto come minimo basarsi su un sopralluogo di verifica e tener conto dell’effettiva destinazione dell’edificio, anziché affidarsi alla mera descrizione catastale risalente agli anni ’30, che classificava come “fabbricati rurali” tutti quegli edifici che non potevano considerarsi “urbani”; 4) la legge, infine, dovrebbe consentire, in qualunque momento e senza alcuna limitazione di tempo, allo Stato o ad altri Enti territoriali, di esercitare il diritto di prelazione su tutti gli immobili storici compravenduti che possono essere considerati di “pubblico interesse”.

Sull’accaduto fu interpellato l’allora Sindaco del Comune di Rapino, il quale ci assicurò di essere già in contatto con la Direzione Regionale dei Beni Culturali e con la Soprintendenza BAAAS aquilana, con le quali erano state avviate le procedure necessarie per la reintegra del bene al patrimonio collettivo, ma da allora è passato più di un anno e null’altro si è saputo. Ne’ tanto meno sono state adottate contromisure da parte dell’Ente Parco Nazionale della Majella, nel cui perimetro il manufatto ricade; del resto, nei confronti dell’ingente patrimonio culturale, ricordato in premessa e che l’Ente Parco è chiamato a difendere, vi è stato fino ad oggi un disinteresse totale.

Non proviamo nemmeno ad immaginare quale potrà essere l’uso che l’acquirente farà del monumento (per ora si è limitato ad ostruire il transito sulla strada che conduce alla Torre e non avrebbe neanche potuto farlo, perché ha acquistato solo l’area delimitata dalle mura perimetrali dell’edificio, mentre il terreno circostante è ancora di proprietà della Curia), ma in mancanza di idoneo vincolo di tutela e del riconoscimento dello status di “Bene Culturale” di cui all’art. 13 del D.P.R. 233/2007, potrà farne ciò che vuole: trasformarlo nella locanda “Torre del Colle” oppure in “ostello medievale della gioventù”, agriturismo “dell’abate” oppure bed & breakfast “Il Templare”, o addirittura demolirlo integralmente, senza che nessuno, compreso la Commissione Comunale per l’Edilizia, possa opporsi, visto che non esiste vincolo. Non è nemmeno escluso che l’acquirente, animato da altissimi e nobilissimi intenti filantropici, restauri a proprie spese la torre e poi la restituisca, con gesto di profonda magnanimità, alla comunità civile: noi non ci crediamo, ma se anche fosse così, non sarebbe comunque la procedura più corretta da seguire.

Lucio Taraborrelli

Presidente dell’Archeoclub di Guardiagrele (CH)

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ex Caserma Pierantoni a Chieti, un prezioso spazio abbandonato

Da Caserma Pierantoni 18/03/10 12.11

In questo frangente di tempo pre-elettorale a Chieti ho sentito spesso parlare di Casa delle Associazioni ed ex Caserma Pierantoni. E’ stato detto molto e fatto nulla in tal senso, come voler accogliere una consulta delle associazioni nell’edificio sfigurato dal volume sottostante del parcheggio, spazio prima occupato dall’orto delle Clarisse.

Luciano Pellegrini, su chietiscalo.it, ci racconta come possa essere ancora fondamentale questo spazio ai margini della “addizione angioina” sia per la storia che per i servizi che potrebbe offrire.

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Uno scempio al giorno #8

Chiesa di San Giuseppe a Loreto Aprutino (Pe)


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Altra vittima abruzzese degli anni Sessanta è stata la chiesa Barocca di San Giuseppe, bombardata parzialmente durante la seconda guerra mondiale, demolita venti anni dopo per tutelare la pubblica incolumità, il risultato è una parete di un vuoto adibito a parcheggio del centro storico di Loreto Aprutino.

Quella che rimane è una delle fiancate interne della chiesa, decorazioni e paraste sono coperte nella parte bassa da spazi verniciati per le campagne elettorali;  il frammento sul lato destro ci lascia intendere una pianta rettangolare ad angoli smussati, coperta da una volta a botte in canne e suddivisa longitudinalmente in cinque settori suddivisi da paraste, i quali tre centrali di ogni campata consistenti in tre nicchie poco profonde.

Una cittadina sempre più di “proprietà anglosassone” (lati positivi e lati negativi di questa evoluzione si annullano tra loro) considerata una piccola capitale dell’enogastronomia e in particolare dell’olio, che pur possedendo un centro storico così apprezzato ha innato il germe cinquantennale dell’alienazione. Anche qui ci sono i sottotetti, le pavimentazioni strambe e gli spazi del vuoto.

per approfondimenti:

M. EVANGELISTA, Un piccolo tesoro nel cuore del borgo antico. Chiesa di San Giuseppe a Loreto Aprutino (Pe), in “CulturAbruzzo”, n. 7, a. II, ottobre-dicembre 2006, p. 57

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Delirious Interamnia


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Questa è una storia Teramana lunga decenni, che oggi vede demolita parte di un edificio storico che insisteva sui resti dell’antico teatro romano nel nucleo urbano della città. La demolizione in questione riguarda Palazzo Adamoli, prendo il blog di Siriano Cordoni come fonte cronologica di un processo di riuso dell’antico teatro, forse sulla scia dell’intervento di De Lellis alla Civitella di Chieti. In molti di questi articoli e di queste vicende decennali i dibattiti sono numerosi ma troppo spesso sembra venire meno un chiaro programma progettuale di riferimento, è impossibile, in secondo luogo, sviscerare una linearità limpida di intenzioni dai vari interventi che ci sono stati durante la vicenda.

L’Associazione “Teramo Nostra” è impegnata dagli anni ottanta all’idea di rivalorizzare e ridare funzione di attrattore culturale dell’antico teatro, visione rimasta per anni nello stato embrionale fino a quando, come vediamo nella cronologia di Cordoni, nel 1998 i proprietari del palazzo fanno richiesta agli enti preposti il rilascio della concessione edilizia per “restauro e risanamento conservativo A” dopo aver visto negata dal Comune la richiesta di modifica del tetto per la mancata autorizzazione della Soprintendenza. Vi rimando al link per studiare i vari passaggi, vincoli, vendite, diritto di prelazione ribadito dai vari Soprintendenti..che subito dopo rinunciano a questo. Viene successivamente richiesto dalla Regione! Il 25 luglio 2003 il diritto di prelazione della Regione decade misteriosamente per cui la società proprietaria cede l’immobile alla “Immobiliare Undici” di Milano, l’anno successivo (Aprile 2004) la Soprintendenza impone il vincolo di tutela indiretta, annullato un DM del 1998 è possibile da qui in avanti demolire gli edifici insistenti sull’orchestra, non si possono apportare modifiche a queste preesistenze in nessuno degli spazi esterni ed  interni. Siamo verso la fine del 2004, viene fuori la necessità di acquisizione formale da parte della Regione Abruzzo dell’immobile attraverso fondi CIPE. Nel dicembre 2005 viene approvato il progetto di valorizzazione del teatro che prevede lo smontaggio del fabbricato (qui possiamo vedere alcune foto di Cordoni delle volte che molto probabilmente non ci sono più) e sul cartello vediamo che l’inizio della data dei lavori risale al 7 luglio 2006. Nel Novembre 2007 il Soprintendente ai Beni Archeologici Andreassi dichiara al Comune di Teramo che nel cantiere di abbattimento, di pertinenza della Sopr. BAP di L’Aquila, non risultano rinvenimenti archeologici sotto lo stesso palazzo e che sono necessarie opere di consolidamento e protezione dei resti del teatro romano.

Nel blog Pensieri Teramani Walter Mazzitti pubblica una serie di interventi tra Teramo Nostra, Gianni Chiodi (era sindaco di Teramo),Betti Mura (l’allora Assessore alla Cultura della Regione Abruzzo) e molti altri, tutti favorevoli al progetto.  Anna Maria Reggiani, direttore regionale MiBAC, approfondisce il discorso del problematico conflitto tra archeologia e città, una necessità di fruizione del sito archeologico e di condivisione trasversale dei progetti che è secondo lei raggiungibile solo dopo il superamento della posizione legata al feticcio e alla sacralità di qualsiasi fase storica, una condivisione carente che preoccupava Chiodi, dove ribadiva che da un lato l’accoglimento della scelta di riuso, ma dall’altro faceva notare la totale assenza di dibattito nella città, stessa nota condivisibile la fece Betti Mura sull’essenzialità di un eventuale discorso preliminare che non c’è e nomina i casi di Sagunto e Brescia, dove le “buone intenzioni” non avevano basi solide nell’accettazione della cittadinanza e hanno subito un percorso di ripensamento, causa di ciò un contesto culturale di base simile a quello teramano dove conservazione e innovazione non possono trovare un compromesso se non nel demandare a quelli che verranno la risoluzione di un iter complesso, ma stando attenti a ricevere il prima possibile i fondi necessari alla demolizione di Palazzo Adamoli. Assai preoccupante il render di copertina del sito che mostra la ricostruzione com’era dov’era del teatro di Teramo con vezzo post-manierista di finto crollo e velario sospeso, forse incollato con paint.

In tutto questo, cercando di essere umile (ahimè) osservatore, non capisco come si possa valorizzare uno spazio  archeologico così fragile. Mi viene automatico un confronto con il teatro romano di Chieti (no l’anfiteatro/Civitella) che possiede ancora una sua unità materica, nonostante  l’importante liberazione dalle superfetazioni una persona di qualsiasi formazione, e con un pò di impegno, riuscirebbe a percepire un teatro, anche con il  suo palazzo ottocentesco occupante, come a Teramo, lo spazio dell’orchestra. A Chieti una buona soluzione è stata data con la Civitella e sarebbe ancor più una forzatura applicare una funzione ai resti del teatro romano, se non quella di renderla almeno visibile con dei percorsi “leggeri” (terme e teatro romano a Chieti sono fortificate).  Ma Teramo qualora necessitasse del riuso di tale opera, come potrebbe vederne reintegrata la volumetria di una struttura quantitativamente povera di materia? Alla Civitella di Chieti la “nuova” cavea aggiunta copre meno di un quarto della conformazione ellittica e si può permettere di ospitare concerti di artisti del rango di Patti Smith e Franco Battiato. Qui potremmo bandire concorsi di idee, chiamare superarchistar, affidarlo a dei laboratori di studio..ma come verrà integrata questa archeologia con il progetto? Al diavolo le coperture di vetro, al bando le concezioni “ortodosso-conservative” come dice Elisabetta Mura, ma come si ricostruisce una cattedrale gotica da un rimasuglio di contrafforte?

Nicola Facciolini afferma su Teramonews.com che lo smontaggio di Palazzo Adamoli è avvenuto a mano mattone per mattone, ma il risultato sembra meravigliare l’autore;  sul pezzo demolito è stato costruito uno sperone utile al consolidamento dell’adiacente casa Savoni che lo stesso invoca il Ministro Bondi di intervenire per l’acquisizione e la demolizione e che sono stati fatti degli sprechi riguardo l’intervento.

L’ultima conferenza stampa di Teramo Nostra risale al 28 dicembre 2009 ( AbruzzoCultura ) e riguarda un incontro circa il destino del teatro romano e il silenzio che è sceso sul tema. La stessa associazione precisa che non è stata più chiamata in causa nonostante l’impegno storico che la lega al progetto, dichiara quindi che presenterà un esposto alla Corte dei Conti per lo sperpero di denaro pubblico che in dieci anni ha portato solo peggioramenti dello stato dei fatti.

Credo che il delirio non finirà qui. Come era per Santa Maria Maggiore di Lanciano e Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila prima del sisma, abbiamo perso una degna e modesta aggiunta storicizzata per un vuoto ancora da risolvere.

altre fonti utili:

sirianocordoni.splinder.com

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