Archive for the 'Terremoto Abruzzo' Category

La costruzione storica nell’area vestina: sicurezza e conservazione

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La ricostruzione che non c’è

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FR:D on marzo 10th 2010 in Terremoto Abruzzo

L’Aquila 6 Febbraio 2010 – prendiamoci cura del patrimonio urbano

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FR:D on febbraio 2nd 2010 in Terremoto Abruzzo

Roma 8 febbraio 2010 – presentazione del volume “L’Aquila. Non si uccide così anche una città?”


Roma, lunedì 8 febbraio 2010 alle ore 17.00, presso la Sala Conferenze Bologna, Via S. Chiara 4, si presenterà l’indagine del Comitatus Aquilanus sugli errori nella ricostruzione dell’Aquila, curata da Georg Josef Frisch e alla quale hanno collaborato Vezio De Lucia e Roberto De Marco.

Ne discutono gli autori, Piero Bevilacqua, docente di storia contemporanea, Marisa Dalai, presidente dell’associazione Bianchi Bandinelli, Vittorio Emiliani, scrittore e giornalista, Mario Gasbarri, senatore, Antonio Perrotti, architetto-urbanista, Walter Tocci, deputato.
A cento anni dal terremoto di Reggio Calabria e Messina, il 6 aprile 2009 un evento distruttivo colpisce un capoluogo di regione.
Sul destino dell’Aquila, il Governo, già nelle prime ore dal disastro, prende una decisione che crea molte perplessità: non vi sarà il ricovero in abitazioni temporanee per i 50mila rimasti senza un tetto. La soluzione scelta è quella del passaggio dalla tenda alla casa. È il Progetto C.A.S.E. del Governo Berlusconi: abitazioni per 17 mila cittadini de L’Aquila in venti new town realizzate attorno al capoluogo, fatte di edifici semiprefabbricati, “durevoli”, ecosostenibili, sismicamente isolati.
Una ricostruzione assai difficile, che riguarda una città capoluogo di regione, che dovrebbe partire dal ripristino delle sue funzioni istituzionali e amministrative e dal recupero del centro storico, prezioso e vitale, conservandone le relazioni sociali e culturali; viene affrontato, invece, con incredibile semplificazione: un terzo della città costruita ex novo altrove.
Non si usa la capacità organizzativa e la tecnologia per dare una sistemazione comoda e dignitosa, in attesa di una vera ricostruzione, ma si da luogo a una corsa contro il tempo, contro l’inverno, per risolvere “durevolmente” il problema di un terzo dei cittadini del capoluogo. Intanto si accantona la pianificazione territoriale e si sconvolgono in via definitiva i complessi equilibri di una comunità, condannando la città alla regressione.
Georg Josef Frisch, architetto e urbanista, ha messo in fila tutti i dati che su questa vicenda è stato possibile acquisire e, insieme al Comitatus Aquilanus, dimostra come la soluzione adottata si rivela, a nove mesi di distanza, inefficace e straordinariamente onerosa. Ma soprattutto rende definitivamente impossibile la riproposizione dei caratteri propri della città di L’Aquila.

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FR:D on febbraio 1st 2010 in Conferenze, Terremoto Abruzzo

Casa dello Studente, risposte e responsabilità.

La Procura della Repubblica dell’Aquila si è finalmente pronunciata e ha dato una risposta tanto precisa quanto incredibile per l’indagine che riguardava il crollo dello studentato di Via XX Settembre.

La perizia ha sancito in una relazione di 160 pagine, dopo aver preso in considerazione tutti i dati sperimentali, le prove di laboratorio, i pareri degli esperti, e alla luce della risposta di strutture simili e dei danni immediatamente limitrofi, che le responsabilità dell’accaduto sono certamente umane, e più precisamente, imputabili a superficialità, inadempienze e incapacità progettuali, esecutive e manutentive!

Le responsabilità del progettista.

L’assenza di un pilastro nell’ala nord dell’edificio (8 studenti che vi alloggiavano sono morti) sarebbe tra le maggiori cause del crollo. Dai documenti del progetto originale (1965) depositati, risulta l’assenza di un pilastro, che invece sarebbe presente nello speculare blocco sud, e a cui ragionevolmente è possibile imputare gran parte delle responsabilità che hanno differenziato la risposta strutturale dell’ala nord da quella sud.

Citando la relazione tecnica: «Il progettista non ha previsto in alcuna parte dell’edificio un sistema resistente adatto a sopportare azioni orizzontali provenienti da tutte le direzioni». E ancora «I documenti resi disponibili indicano una progettazione carente nei contenuti e caratterizzata da errori e omissioni. Tra le altre cose il progettista non prevede un sistema resistente alle azioni sismiche disposto in maniera da applicare a tutte le direzioni come prevista dalla normativa vigente all’epoca». In ultima analisi viene fatta anche una considerazione sulla forma planimetrica dell’edificio scelta per ragioni puramente estetiche, senza alcuna considerazione per i più elementari principi di natura ingegneristica.

Circa l’esecuzione dell’edificio e le responsabilità dell’impresa costruttrice.

Come spesso accade a insufficienti carenze progettuali si affiancano ancor maggiori deficienze in fase di realizzazione: «L’impresa esecutrice non ha disposto le staffe di armatura dei pilastri all’interno dei nodi della struttura secondo quanto previsto dal progetto», e se ciò non bastasse ancora «il calcestruzzo usato appare fortemente disomogeneo da potersi definire scadente e in complesso di qualità inferiore rispetto alle specifiche progettuali», a completare il quadro si dichiara inoltre che «ci sono danni alle strutture causati da cattiva posa in opera degli impianti termici, idrici ed elettrici».

Anche gli accertamenti legati a voci di inconsistenza del terreno sono stati appurati.

Nonostante si possa supporre che responsabilità vadano imputate ad un terreno di sedimenti alluvionali del fiume Aterno, la perizia scansa ogni dubbio circa la consistenza del sottosuolo che a ragione di sondaggi effettuati dai periti non risulta composto di sedimenti di natura alluvionale.

Circa le questioni legate alla manutenzione e agli interventi straordinari.

L’edificio che più volte ha cambiato destinazione d’uso (senza mai per altro una verifica statica atta ad appurare la coerenza con la nuova funzione), non è mai stato, nonostante i numerosi interventi di “adeguamento funzionale”, oggetto di interventi atti a completare, compensare o rimediare le carenze strutturali. «Anche le modifiche alle configurazioni di peso dell’edificio (nuovi tramezzi o pannelli solari) non sono stati oggetto di alcuna minima considerazione sul loro impatto. Inoltre alcune demolizioni di travi e pilastri per consentire il passaggio e l’alloggiamento di tubazioni e canali hanno prodotto effetti negativi su alcuni elementi strutturali». Infine l’intervento più recente e forse più consistente, con l’installazione di pannelli solari sul solaio di copertura (proprio sull’ala nord) con un peso di circa 400 kg.

Le responsabilità, dunque, si fanno ancora più dure se relazionate al fatto che per l’immobile non è mai stato, nei vari passaggi di proprietà, richiesto o eseguito un controllo di sicurezza e staticità, o una analisi circa le condizioni della struttura, anche in funzione dei cambiamenti di normativa in materia sismica.

Sotto inchiesta sono il costruttore, gli ex proprietari dell’immobile, gli amministratori e i tecnici che a vario titolo hanno effettuato a fine anni ’90 e nel 2003 i restauri. Ora i legali degli indagati stanno costruendo le memorie difensive. Le accuse sono omicidio colposo e lesioni gravi.

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davide on gennaio 19th 2010 in Terremoto Abruzzo

Restaurare dopo terremoto

27 Novembre 2009, Aula rossa, Facoltà di Architettura, viale Pindaro 42 – Pescara

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Canto 6409. 9-12 luglio 2009, Chieti

Ho avuto stasera la possibilità di vedere Canto 6409 presso largo Cremonesi a Chieti, durante la settimana mozartiana.
Dopo aver visto decine e decine di filmati e documentari sul terremoto de L’Aquila, interessanti e meno, questo è stato senz’altro il più duro e toccante. Viani non vuole ripercorrere il facile percorso comunicativo usato dalle testate giornalistiche d’effetto, gli edifici squarciati e le riprese hoolywoodiane.
Gli sguardi persi, l’abbaiare dei cani, i movimenti e ritmi di una macchina umana che sta ripartendo dalla “semina” e da dentro l’anima, sono elementi simbolo dello choc causato dallo strappo dalla realtà quotidiana che supera, viaggia su altri binari paralleli e ci orienta a guardare il dramma da un punto di vista finora inesplorato.
Fino a domenica 12 è possibile vedere il cortometraggio presso largo Cremonesi, Chieti.
Consiglio la visione a chi è preparato a tempi differenti da quelli televisivi.

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6 luglio 2009

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FR:D on luglio 6th 2009 in Terremoto Abruzzo

La tradizione dell’emergenza

Ho tirato fuori dalla mia cartella di foto dell’anno scorso una casetta in legno demolita in quei giorni a San Benedetto dei Marsi. Nonostante il proprietario stesso del lotto avesse smontato la struttura per farci un bar, è stato così gentile da fornirmi le foto prima della tabula rasa. Si tratta di un ricovero ospedaliero d’emergenza montato subito dopo il sisma del 13 gennaio 1915. Esempi simili se ne sono visti a Sora e in altri luoghi dove quel terremoto del grado 7 della scala Richter fece più vittime.

Non abbiamo molte notizie su questo immobile ormai perso ( i proprietari dicono di averlo smontato numerando i pezzi ) con la sua tecnica costruttiva certamente non locale e difficilmente riproducibile, forse del nord-italia.

Questa cittadina è il risultato di una ricostruzione d’emergenza, possiede qualche villa umbertina, alcuni resti dell’antica Marruvium, parte della facciata di S. Sabina è rimasta in piedi, ma sono sprazzi di storia minuti e preziosi che la cittadinanza abbandona preferendo costruire piazze enormi adatte a realtà come Barcellona, archi di trionfo e costruzioni come il municipio stile torre di controllo/bunker in cemento armato, simili a quelle che vedevamo nell’ultimo  videogame Age of Empires epoca nanotecnologica.

In poche parole, i cattivi esempi storici della ricostruzione post-terremoto. Non vogliamo vedere i borghi intorno L’Aquila diventare delle provvisorietà permanenti come S. Benedetto dei Marsi, sedimentate su se stesse senza tener conto del tessuto storico e urbanistico reale, si dovrebbero preferire quindi la costruzione di  percorsi  archeologici invece di infinite e  selvagge vie carrabili ( per macchine e trattori ). Spero di non aver fatto tante chiacchiere.

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16 giugno 2009_Roma, contro il decreto “Ammazza-Abruzzo”

via-del-corso-manifestazione-roma-abruzzo

piazza-roma-manifestanti-abruzzomanifestanti-incontro-roma-abruzzo

Martedì 16 giugno 2009 si è svolto a Roma un corteo di protesta e un sit-in contro il Decreto del Governo Berlusconi, ribattezzato “Ammazza-Abruzzo”. Nonostante una giornata davvero torrida, che faceva soffrire la lunga permanenza in Piazza di Montecitorio, la manifestazione non si è dispersa.

I partecipanti, circa millecinquecento (contro i seicento annunciati dal giornale www.primadanoi.it), hanno scandito slogan contro Bertolaso e Berlusconi. Si è capito facilmente perché non c’è stato lo spazio sul Tg1 di Minzolini.
C’è stata la fortissima delusione per il fatto che il Governo ha rigettato tutti gli emendamenti al Decreto. Le critiche riguardano la mancanza di contibuti alla ricostruzione per chi non è residente nei paesi dell’area colpita (per la maggior parte dei casi si tratta di seconde case); la mancata introduzione di una tassa ad hoc (come fu per altri terremoti); la poca chiarezza su tempi e modi per la ricostruzione del centro storico aquilano e degli altri borghi.
A fronte della volontà di far ricostruire dalle imprese “amiche” quartieri satelliti, tipo new town, che non devono piacere troppo a chi ama i paesi e le montagne d’Abruzzo.
L’onorevole Stracquadanio (visibile nell seconda foto) ha fatto da tramite tra Governo e noi manifestanti; in questa occasione ha dichiarato che “certo, la ricostruzione si poteva fare anche in un altro modo, ma il Governo intende andare avati sulla sua linea…”. D’altronde, l’organizzazione di tipo quasi militare imposta dalla Protezione Civile non ammette critiche, interferenze, ma neppure controlli esterni.

Dopo un tentativo di salire al Quirinale, il corteo, verso le 18, è girato in Via del Corso, verso Piazza Venezia.

Più volte ci siamo fermati a sedere sulla strada, anche in direzione di Palazzo Grazioli (residenza romana di Berlusconi), prudentemente protetto da cordoni di uomini e mezzi, mentre le strade intorno erano state chiuse, in modo da farci essere in una specie di deserto, di spazio surrealmente vuoto.
Ci siamo presi per mano chiudendo in un cerchio tutta Piazza Venezia.
Qualche fumogeno da stadio, ancora cori, foto e la promessa di rivedersi al G8 dell’Aquila.

E’ stato diffuso un numero di telefono a cui segnalare disfunzioni, problemi, denunce: 327-1672466. Utilizziamo questo numero!

Berlusconi, dopo una fugace visita a L’Aquila in elicottero, in un comizio a Cinisello Balsamo ha commentato la manifestazione abruzzese:“Hanno organizzato delle manifestazione sul nulla, mandando gente che non aveva nulla da chiedere e hanno strumentalizzato le speranze, la paura e i morti. Vergogna!”

Andrea Iezzi

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Andrea Iezzi on giugno 20th 2009 in Terremoto Abruzzo